Agguati ed aggressioni intimidatorie, così il clan Mallardo cerca di frenare l’anarchia criminale a Giugliano

 Agguati ed aggressioni intimidatorie, così il clan Mallardo cerca di frenare l’anarchia criminale a Giugliano

LA RICOSTRUZIONE
Agguati ed aggressioni intimidatorie, così il clan Mallardo cerca di frenare l’anarchia criminale a Giugliano
Gli arresti eccellenti di capi e reggenti hanno rotto l’organigramma della cosca. L’organigramma si affida alle ‘vecchie maniere’ per frenare i nuovi gruppi che cercano di farsi spazio sul territorio

di Antonio Mangione

GIUGLIANO. Le acque sono agitate, e non poco. A seguito degli arresti eccellenti di capi e gregari, la vecchia organizzazione che aveva il clan Mallardo si è disintegrata. Ciò non vuol dire che la cosca sia scomparsa, anzi. Di certo non esiste più quella perfetta scala gerarchica che ha consentito per anni al clan di comandare indisturbato sul territorio.
La cosca, come raccontato più volte dai vari collaboratori di giustizia, vantava un esercito di oltre 1000 affiliati divisi in gruppi e sottogruppi che controllavano angolo per angolo la città. Nulla scappava alla cosca, grazie soprattutto ad un’organizzazione capillare e ad un sistema ratificato che garantiva entrate mensili per centinaia di migliaia di euro. Soldi che andavano a finire nella cassa del clan e che venivano distribuiti tra le percentuali per i capi, gli ‘stipendi’ per i reggenti, le ‘mesate’ per gli affiliati ed il sostegno alle famiglie dei carcerati. Una piova, insomma, che ha consentito ai Mallardo di controllare in modo indisturbato ogni tipo di affare illecito sul territorio: dal racket agli appalti, dalle scommesse alla prostituzione fino al riciclaggio.

LA DEFLAGRAZIONE DEI GRUPPI – Adesso gli equilibri sono cambiati. I capi apicali della cosca sono oramai braccati. Giuseppe Mallardo è stato condannato all’ergastolo, mentre il fratello Francesco è finito di nuovo in manette dopo che gli inquirenti hanno scoperto che utilizzava il suo periodo di libertà vigilata per impartire comandi agli affiliati. I quattro gruppi di cui è composto il clan Mallardo hanno perso pezzi per strada. Ad andare più in crisi è stato il gruppo del Rione San Nicola. Dopo la morte di Feliciano Mallardo e l’arresto del reggente Francesco Napolitano, la zona è rimasta sguarnita. Ad approfittarne è un ‘nuovo-vecchio’ gruppo, quello delle Palazzine di via San Vito che aveva in Michele De Biase il suo rappresentante più importante. Il ras dei Mallardo sarebbe stato punito per aver dato il via allo spaccio di droga sul territorio giuglianese, scelta da sempre osteggiata dai vertici i quali, invece, hanno preferito trasformarsi in una ‘camorra borghese’ occupandosi di appalti ed estorsioni piuttosto che dare vita ad attività di vendita di stupefacenti. Un business ritenuto pericoloso, poiché se da una parte riesce a far intascare alla cosca soldi liquidi, dall’altra comporta un aumento dei controlli da parte delle forze dell’ordine.

LE MINACCE – Dopo la scomparsa di Di Biase, alias ‘Paparella, due agguati di stampo camorristico si sono verificati nel rione Ina Casa. Si tratta di intimidazioni verso il nuovo gruppo che sta cercando, anche con l’ausilio di vecchie leve legate ai cutoliani, ai Maisto e qualcuno dei D’Alterio, di creare un nuove fronte criminale a Giugliano. Quello delle Palazzine, però, non è l’unico gruppo criminale che sta cercando di farsi spazio. Altre piccole e grandi fazioni, approfittando del vuoto di potere, si stanno organizzando in autonomia con spaccio ed estorsioni. Chi viene scoperto dagli storici del clan Mallardo, però, rischia di una severa punizione come pestaggi, ferimenti ed agguati, come quello ai danni di Gennaro Catuogno, detto o’ scoiattolo, e l’aggressione e la gambizzazione di un giovane avvenuta pochi giorni fa in pieno centro storico.

LE ZONE CALDE – Non se la passano meglio gli altri gruppi. ‘Quelli di via Cumana’ hanno perso la guida di Raffaele Mallardo e di Michele Di Nardo, ma contano su un notevole gruppo di manovalanza, così come la zona del Selcione, da sempre capitanata da Giuseppe Dell’Aquila, detto o’ciuccio, la più forte insieme al rione San Nicola, soprattutto per il numero di ‘guaglioni’ di cui è formato.
Sguarnito anche il gruppo di Licola-Varcaturo-Lago Patria, che secondo i pentiti era capeggiato da Vincenzo d’Alterio, sotto processo nell’inchiesta Bick Sick, scarcerato pochi giorni fa per decorrenza dei termini. Alla sbarra ci sono anche altri due elementi apicali del clan come Patrizio Picardi, Giuliano Amicone (reggente dell’area San Nicola) e Biagio Micillo, ritenuto luogotenente a Qualiano per conto dei Mallardo.
In questo mare magnum di anarchia criminale, quello che resta del clan Mallardo sta cercando dunque serrare i ranghi stringendo nuove alleanze e rinsaldando quelle vecchie. In quest’ottica va vista la reggenza affidata ai Contini ed in particolare ad un esponente storico che ha fatto per anni da raccordo tra i Secondiglianesi, i Casalesi ed i Mallardo, fedelissimo di Peppe o’ ciuccio. Resta da vedere se i Mallardo riusciranno a zittire i nuovi gruppi o se invece queste frizioni si trasformeranno in una nuova faida di camorra.

22/06/2016

 

fonte:www.internapoli.it

Archivi