Affari d’oro con il riciclaggio.Sud pontino e Basso Lazio regno di camorra e di mafie di ogni tipo dove politica,istituzioni e cittadini sono apparsi sempre …………….”distratti” e dove ancor oggi,malgrado l’evidenza,la gente continua a negare.”Nun saccio nient” è il motto.Ed,intanto,malgrado le ripetute sollecitazioni,il Dipartimento di Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno continua a non rendersi conto dell’urgente necessità di rivedere tutto l’impianto inadeguato esistente in quei territori dove occorrono questori e dirigenti di prima linea e di lunga esperienza sul piano del contrasto alle mafie.Ecco i risultati.E non é tutto……………………………………………..

Latina Oggi, Martedì 10 Gennaio 2017

Affari d’oro con il riciclaggio
Battute finali per l’inchiesta avviata dalla Guardia di Finanza nel 2014 incrociando una serie di dati sull’evasione

Affari d’oro con il riciclaggio di denaro investito nel settore del commercio. La fotografia dello stato delle cose a Formia è diventata anche oggetto di un’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma che arriva alle sue battute finali dopo oltre due anni di indagini da parte della Guardia di Finanza di Formia. Tutto comincia nel 2014 da un raffronto tra dati finanziari e tributari che vengono notati da un «vecchio” investigatore, il colonnello della Finanza, Giovanni Reccia che in quel momento era comandante provinciale ma che in realtà era stato a Formia alcuni anni prima. C’erano una serie di elementi nel nuovo filone di inchiesta che chiaramente ipotizzava forme importanti di riciclaggio che conducevano a nomi noti in città, i quali, in fondo, non sono mai usciti dal mirino dei finanzieri per molto tempo.  Ad agevolare e accelerare l’inchiesta ci sarebbero stati comunque una scric di errori contabili c nei bilanci societari che, allalu-ce dell’analisi degli atti, avrebbero fatto emergere collegamenti solidi tra più soggetti e una formidabile rete che consente di inserire denaro di provenienza incerta e/o illecita dentro il tessuto commerciale «normale» della città. Le verifiche, peraltro, hanno coperto quello che, probabilmente, è stato il periodo più buio delle attività produttive a Formia con una crisi proprio nel settore del commercio che ha prodotto chiusure repentine e aperture altrettanto rapide di esercizi commerciali. Per quanto questo fenomeno fosse comunque, a suo modo, un indizio sufficiente a supportare il sospetto del riciclaggio di denaro, c’è voluto dell’altro per ricostruire i movimenti delle società, delle aziende commerciali e dei soldi necessari. In apparenza tutto era legato ad anomalie tributarie ma in realtà è stato proprio questo il tallone d’Achille di un modus operandi nel commercio della città di Formia. Che questo tipo di fenomeno passasse inosservato era impossibile eppure è vissuto sano e indisturbato per oltre un decennio fino a quando non e inciampato nelle nuove c più complete leggi sul riciclaggio e l’autoriciclaggio del denaro sporco. Parte del denaro utilizzato potrebbe essere figlio di attività usuraie, anche queste ultime poste più volte sotto osservazione in città senza riuscire, finora, a risalire alla fonte principale dei prestiti. Curioso che, fino ad oggi, nelle analisi puramente economiche che riguardano la crisi delle attività produttive a Formia non siano entrati riferimenti più specifici alla durata degli esercizi commerciali e alla provenienza dei canali di finanziamento. Sono comunque centinaia i documenti esaminati dalla Guardia di Finanza a partire dal 2014 su delega della Procura di Roma, documenti che in alcuni casi conducono molto indietro negli anni e che possono contribuire a ricostruire parte della storia economica di Formia, del suo sviluppo e declino in un settore specifico, quello appunto del commercio al dettaglio, che va detto, fino agli anni 80, rappresentava ancora la voce più importante del pii cittadino, poi sostituito in via definitiva da una molteplicità di altre voci nessuna delle quali determinante.


 
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