Adda veni’ Fazzone

Fondi: Il nostro viaggio fra i comuni sciolti per mafia (o quasi, come nel caso Fondi) e ora chiamati al voto di marzo ci conduce dal Lazio alla Calabria, passando per la Campania. Con ex amministratori sospetti tutti ai nastri di partenza.
L’ombra delle cosche sul voto di marzo? Il peso del clan dei Casalesi sulla prossima consultazione amministrativa?
Sono in parecchi a pensarlo, tra Lazio e Campania, soprattutto lungo il litorale domiziano che da Castelvolturno porta sino a Formia e poi al Circeo, bellezze sfigurate in decenni di malgoverno e malavita super organizzata che ha macinato milioni di euro, inghiottito vite nel cemento, avvelenato il territorio. «Le due regioni – osservano non pochi esperti – sono in bilico, possono rappresentare l’ago della bilancia anche a livello nazionale. Per questo il timore di una pressione particolare esercitata per vie certo non democratiche si fa spazio. Occorre stare con gli occhi bene aperti».

IL CASO LAZIO
Due grandi elettori del candidato di casa Pdl, Renata Polverini, hanno non poche gatte giudiziarie da pelare. Si tratta del senatore berlusconiano Claudio Fazzone, dominus incontrastato di Fondi e dintorni, e di Romolo Del Balzo, consigliere regionale uscente e numero uno del consiglio comunale a Minturno, altro presidio delle truppe del Cavaliere a ridosso del Garigliano. Sono coinvolti in due inchieste al calor bianco avviate dalla procura di Latina su una serie di fatti e misfatti, appalti e raccomandazioni: uno dei bubboni, quello della sanita’, in comune tra Fazzone e Del Balzo. «Di Asl Fazzone se ne intende – commentano in zona – tanto che ha chiesto espressamente alla Polverini la poltrona di assessore alla sanita’. E i patti, si sa, da queste parti si devono mantenere…».
Fazzone chi? Uno che di strada ne ha fatta davvero parecchia. Da autista a uomo di fiducia per vip, fino a politico di rango e capace di dettare i destini regionali. Il suo nome, per la prima volta, fa capolino tra le pagine del volume “Premiata Ditta Servizi Segreti”, scritto una decina d’anni fa da Paola Bolaffio e Gaetano Savatteri, dedicato agli intrighi di spie e 007 ai tempi del primo Sisde-gate, a base di Broccoletti (l’agente Maurizio), l’ex capo Riccardo Malpica, la “zarina” e spy woman avellinese (segretaria dello stesso Malpica) Matilde Martucci, il cassiere Antonio Galati. Cosi’ ricostruiscono gli autori: «”Fazzone Claudio e’ l’uomo di fiducia del ministro Nicola Mancino”, racconta Galati il 5 novembre 1993. E continua: “A lui consegnai la somma di tre milioni piu’ spiccioli dopo essere stato autorizzato da Voci in data 31 luglio 1993″».
Dopo di allora, le nebbie. Fino a ricomparire nella maxi relazione della commissione d’accesso che ha documentato in maniera minuziosa intrecci, connection, parentele e mega affari che hanno caratterizzato la vita amministrativa a Fondi. E consentito il decollo di non poche carriere politiche, compresa quella di Fazzone super star.
Passiamo in rapida carrellata alcuni tra i piu’ significativi stralci della documentazione prefettizia, da cui emerge in tutta la sua drammatica evidenza il completo controllo economico e politico del territorio. Per la serie, dove regna la legge del Clan. Per la precisione, dei Casalesi, in perfetta sintonia non solo con altre cosche campane (Nuvoletta e Fabbrocino per fare solo due esempi) ma anche con alcune fazioni della ‘ndrangheta (Tripodo, Piromalli e Macri’ in primis) e l’immancabile Cosa nostra made in Riina. Ecco subito un esempio riportato nel dossier. «Un’altra collaboratrice di giustizia, Zanini Antonella di Aprilia, conferma il ruolo criminale di Tripodo Antonino Venanzio, quale referente anche della camorra e tenendo relazioni con la ‘ndrangheta, nello specifico nel settore degli stupefacenti». In un interrogatorio del 30 gennaio 1996 reso al pm della Dda di Roma Federico De Siervo, infatti, la Zanini ricorda di aver conosciuto Venanzio Tripodo ad Aprila tramite Pietro Placanica in occasione di una cena. «Questi – verbalizza la Zanini – ha dei capannoni ortofrutticoli al mercato di Fondi; durante la cena – aggiunge – egli parlava liberamente col Placanica di traffico di sostanza stupefacente e ricordo che disse di essere in contatto con persone del casertano, tra cui anche Mimmo Letizia ed Ulderico di Casal di Principe». Del resto, e’ lo stesso Carmine Schiavone – cugino di Sandokan – a raccontare agli inquirenti che un altro Tripodo, Carmelo, a Fondi ha gestito addirittura una raffineria per la lavorazione di eroina.
Ma a chi portano – in base ad accurate verifiche incrociate – gli immobili di Fondi di Venanzio Tripodo? A Franco Peppe, grande amico dei Tripodo, visto che, tra l’altro, e’ stato testimone di nozze al matrimonio di Carmelo Giovanni Tripodo. Non basta, perche’ – secondo le ricostruzioni della Dda di Roma – i rapporti tra la cosca calabrese e Peppe sono suffragati delle testimonianze rese da un collaboratore di giustizia “storico”, Dario De Simone, tra i primi a squarciare il velo sui rapporti tra politica e clan (i casalesi).
Un Peppe dinamico e ubiquo. E’ cugino e socio del sindaco di Fondi, Luigi Parisella. La sigla che i due hanno messo in piedi, S.I.L.O. srl, poi, vede la partecipazione straordinaria del senatore Claudio Fazzone. La societa’, dedita alla «lavorazone di prodotti agricoli», «possiede in Fondi – come dettaglia la commissione prefettizia – una struttura industriale la cui area e’ stata interessata da una variante urbanistica detta Pantanello, che ha contribuito a valorizzare, oltre a diverse aree e capannoni, anche l’immobile sede della Silo». Guarda caso. E forse e’ un altro caso l’ulteriore parentela che va in scena: la moglie di Fazzone e’ una Peppe, Stefania, tra l’altro condannata per abusivismo edilizio insieme a Giulia Iodice, napoletana e consorte di Luigi Peppe. Insomma, ‘na famiglia.
Assai significativa la mappa degli appalti elargiti dalle due giunte Parisella, cosi’ come ricostruite nel dossier della commissione d’accesso. Praticamente tutte campane le ditte aggiudicatarie. «Una sorta di monopolio che si ripete da anni – commentano in zona – cosi’ come l’accaparramento di nuove attivita’ commerciali e interi lotti abitativi, in alcuni casi veri e propri insediamenti dove ci sono proprietari o inquilini solo della provincia di Napoli o di Caserta«.
In prima fila Ge.Vi spa, partenopea doc, che fornisce “lavoro temporaneo”, presieduta la Michele Amoroso, originario di Pollena Trocchia, ma riconducibile a Gennaro Visconti, «indagato per traffico illecito di stupefacenti» e «in rapporti con l’ambiente camorristico, in particolare con la famiglia Marigliano», secondo i commissari prefettizi.
Tra le altre sigle supergettonate nella lotteria degli appalti made in Fondi, Idrostrade Ingegneria, sede nel cuore antico di Napoli, piazza Nicola Amore (dove un tempo aveva il suo quartier generale la storica “Risanamento”, finita esattamente dieci anni fa nell’orbita Marchini-Zunino). Al timone di Idrostrade Ingegneria l’avellinese Giancarlo D’Agostino. Cosi’ viene precisato nell’ordinanza prefettizia relativa allo scioglimento del comune di Fondi: «Il nome della societa’ e’ pertinente ad indagini nell’ambito di un procedimento penale della Dda di Salerno, con piu’ indagati per reati di associazione di tipo mafioso, omicidio, rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio, corruzione per atto contrario a doveri d’ufficio, violenza privata. La societa’ – viene aggiunto – ha svolto opere in cantieri della zona vesuviana che sono oggetto di indagini. E’ da segnalare che il D’Agostino tra il 2000 e il 2001 risulta essere stato piu’ volte denunciato dalla guardia di finanza di Avellino per svariati e gravi reati, tra i quali associazione a delinquere, truffa, falso in bilancio, bancarotta fraudolenta».
Ad Avellino rammentano una parentela. Quella tra Giancarlo e Angelo Antonio D’Agostino. Mentre il primo rappresenta i destini di Idrostrade Ingegneria, il secondo, piu’ modestamente, cerca di farsi largo a bordo della sua D’Agostino Angelo Antonio Costruzioni Generali srl. Angelo Antonio, pero’, puo’ contare su uno sponsor d’eccezione, il campaesano – sono tutti e due nati a Montefalcione, per anni sono stati vicini di casa nel parco Cappuccini di Avellino – e vicepresidente del Csm, Nicola Mancino.
IL CASO POZZUOLI
13 febbraio, cinema Sofia di Pozzuoli. E’ il battesimo per la campagna elettorale di Alessandra Mussolini, la nipotina della mitica Loren e del duce, candidata per il consiglo regionale della Campania. «Sono passati quasi vent’anni dalla sfida con Antonio Bassolino per la poltrona di sindaco a Napoli nel ’93 ma sembra ieri – racconta un suo aficionado – la stessa grinta». Ne sono trascorsi meno – di anni – dal gemellaggio con le truppe nere di Roberto Fiore, in occasione delle europee 2005, quando Alessandra si presento’ in pompa magna al Maschio Angioino sotto braccio col leader di Forza Nuova, poi proiettato sugli scranni di Strasgurgo, quando lei gli lascio’ “gentilmente” la poltrona. E son di pochi mesi fa i gossip che per alcuni giorni hanno fatto capolino sui media circa un video a luci rosse, protagonisti i duri e puri Roberto e Alessandra.
Stavolta, l’accoppiata, ‘o ticke’t – come coloriscono in zona – la nipotina del duce lo fa con un politico puteolano di lungo corso e di mutevole appartenenza politica, Pasquale Giacobbe. Consigliere comunale da un quindicennio, professione dentista, ha preso parte ad un paio di giunte di centro sinistra, ricoprendo significativi incarichi assessorili. «Tra il 1997 e il 2001 – ricordano in municipio – ha ricevuto l’importante delega per la realizzazione del mercato ittico, la struttura poi finita poi sotto i riflettori della magistratura».
Passiamo ai tempi piu’ recenti. E’ stato vicesindaco, con la casacca della Margherita, nella giunta capeggiata da Vincenzo Figliolia – altro rutelliano doc – sciolta per infiltrazioni mafiose a dicembre 2005. Pensate abbia passato il testimone? Abbandonato la politica? Macche’, il cinquantaduenne dentista e’ ripartito lancia in resta, s’e’ candidato a sindaco e alla prima tornata utile, aprile 2008, ha trionfato. Ma chi ha vinto? Una coalizione di centrodestra, of course, perche’ Giacobbe ha pensato bene di traghettarsi verso lidi berlusconiani. Contento? Neanche per idea. Ora, il sogno e’ una poltrona a Santa Lucia, caso mai quella di assessore alla sanita’, visto il pedigree…
Un pedigree non privo d’incidenti di percorso e di trascorsi giudiziari. Proprio attraverso le quasi 500 pagine della relazione dei commissari prefettizi in seguito alla quale venne decretato lo scioglimento della giunta e’ possibile tracciare un identikit del candidato e valutarne lo “spessore” politico.
I componenti della commissione d’accesso ricordano una delle inchieste bollenti degli ultimi anni condotte dalla procura di Napoli, pm Filippo Beatrice e Giuseppe Narducci, a proposito del calcio-scommesse gestito dalla camorra (tra l’altro le stesse toghe sono in questi giorni impegnate nel maxi processo su Calciopoli che vede tra gli imputati eccellenti, oltre ad alcuni arbitri, l’ex re del calcio Luciano Moggi).
Un ruolo cardine in quelle vicende – ricordano i commissari – veniva giocato, e’ il caso di dirlo, dal camorrista Giacomo Cavalcanti, uno dei boss piu’ in vista nell’area flegrea (dove tra l’altro si trova lo stadio San Paolo). Ecco cosa scrivono: «Tra i referenti della famiglia Cavalcanti la procura antimafia di Napoli attribuiva un ruolo anche ad un importante esponente politico di Pozzuoli, in dr. Pasquale Giacobbe, medico dentista, piu’ volte assessore e attualmente consigliere comunale, capogruppo della Margherita, il partito di cui fa parte il sindaco in carica Vincenzo Figliolia». La relazione, in particolare, parla di stretti rapporti con Annamaria Cavalcanti, sorella del boss (il quale da anni ha trasferito il suo quartier generale e le sue attivita’ operative nel settore della telefonia in quel di Verona), e soprattutto con Antonio Di Dio, il vero protagonista di quell’inchiesta sul calcio taroccato. Ex dipendente del Banco di Napoli col pallino della politica «sul territorio», Di Dio, secondo la descrizione di chi lo ricorda bene nella zona occidentale di Napoli: e’ stato infatti consigliere circoscrizionale a Bagnoli – dove ora si gioca il destino delle appetibili aree ex Italsider – prima sotto le insegne di Forza Italia poi per i vessilli di Mariotto Segni. «Nell’inchiesta – precisano i commissari prefettizi – il ruolo centrale di Di Dio e’ stato posto in risalto dai contatti avuti da questi proprio con il boss di Fuorigrotta, Giacomo Cavalcanti, oltre a quelli piu’ numerosi e ravvicinati avuti con sua sorella e con altri pericolosi camorristi di rango».
E un camorrista da non poco della zona, Gennaro Longobardi, quasi dieci anni fa – e’ il 1 dicembre 2000 – fa irruzione nell’aula consiliare del comune di Pozzuoli, proprio mentre si sta discutendo e decidendo le sorti del mercato ittico. Cosi’, trasecolati, descrivono la scena i commissari: «Mentre Longobardi esternava le proprie idee senza che nessuno avesse il coraggio di interromperlo e allontanarlo, il vicesindaco Giacobbe usciva furtivamente dall’aula. (…) E il pregiudicato, cosi’ come era comparso, svaniva nella folla festosa che lo inneggiava scandendo il suo nome». Ma chi sono Toto’ e Peppino?
E per la prima volta – con anni di anticipo, visto che lo scioglimento del comune puteolano e’ di circa cinque anni fa – ecco alla ribalta il gruppo Romeo, salito agli onori delle cronache a meta’ 2008 per l’affaire Global Service in cui fanno capolino non pochi pezzi da novanta della politica nostrana (tra cui Francesco Rutelli, con un Giacobbe margheritino doc proprio ai tempi della commessa milionaria). Tutto cio’ succede attraverso una gara, quella bandita dal comune di Pozzuoli circa la manutenzione del proprio patrimonio immobiliare, cucita ad hoc per la societa’ partenopea, la quale presenta un’offerta «impresentabile» – secondo gli addetti ai lavori – del tutto “anomala”, con un ribasso pari ad addirittura il 57 per cento. Ma riesce ad aggiudicarselo perche’… e’ senza concorrenti. Come mai? Gli altri tre in gara vengono esclusi, «non idonei a partecipare», visto che il bando – del tutto «sovrastimato» – sfiora i 50 milioni…

Andrea Cinquegrani – La Voce delle Voci

(Tratto da Telefree)

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