A Viterbo i vertici delle Istituzioni non… parlano di mafie. Si Vergognino!

Parole e mafie a Viterbo, dati allarmanti sulla presenza della criminalità organizzata nella Tuscia

Quando le mafie non fanno notizia, ma fanno affari. E’ questo il quadro dell’incontro di Libera Informazione a Viterbo. Una città considerata marginale rispetto all’insediamento delle mafie, che, tuttavia, proprio nel viterbese hanno trovato una zona ideale dove far prosperare i propri traffici. L’incontro di “Parole e mafie”, arrivato ormai al settimo appuntamento, serve proprio a far luce sulla presenza, sempre più invadente, delle mafie nella regione. «Omertà e paura sono presenti in molte zone del Lazio», sottolinea Antonio Turri, coordinatore di Libera Lazio, che, da poliziotto, le mafie le ha contrastate in prima persona, e ne ha pagato il prezzo. «Nel Lazio – aggiunge Turri –  non si può parlare più né di infiltrazione, né di radicamento, ma dell’affermazione di una mafia autoctona». Forte, radicata e con una enorme disponibilità di denaro, che non limita la propria azione soltanto alla parte meridionale della regione, ma si espande come un cancro ovunque. A Rieti, così come a Viterbo.

«Viterbo è una realtà inquinata dalle mafie», sottolinea Angela Napoli, componente della Commissione Parlamentare antimafia. «Se nel passato si registravano attività legate ai sequestri di persona riconducibili all’anonima sarda e alle cosche calabresi», aggiunge, «oggi, le mafie hanno cambiato modus operandi infiltrandosi nel tessuto politico ed economico della città». Reinvestendo i proventi dei traffici illeciti, una enorme massa di soldi liquidi che droga il mercato danneggiando la parte sana dell’economia, e insinuandosi negli ingranaggi politici. Preoccupazioni, queste, che ricalcano l’analisi della Direzione Nazionale antimafia. Nel territorio viterbese, infatti, si registra la presenza di elementi di spicco della criminalità organizzata che avendo «elevata capacità criminale, è da temere il progressivo inquinamento del tessuto sociale del territorio».

Vincenzo Boncoraglio, ex questore di Viterbo, ma anche di Milano e con una lunga esperienza all’interno della Squadra Mobile di Palermo, attualmente Direttore del settore Sicurezza della Regione Lazio, fa un’analisi molto dettagliata: «quando iniziai il mio incarico a Viterbo, mi dissero che finalmente avrei potuto riposarmi perchè mi trovavo in un’isola felice. Purtroppo di isole felici non ne esistono». Infatti, a Viterbo sono stati segnalati alcuni pericolosi latitanti, è forte e radicato il fenomeno dell’usura, il racket della prostituzione, e si sono verificati anche fatti di sangue lungo la via Aurelia. Senza dimenticare il traffico degli stupefacenti, il riciclaggio di denaro sporco, in cui spicca il clan dei Casamonica, e infine le ecomafie. «Alcune indagini – si evince dalla relazione della Dna – hanno altresì evidenziato il ruolo di crocevia di traffici illeciti della provincia di Viterbo. Tale territorio si sta progressivamente inquinando per l’interramento illegale di rifiuti provenienti da varie parti d’Italia».

«Nei territori a non tradizionale insediamento mafioso», sottolinea Angela Napoli, «le mafie penetrano con maggiore facilità perchè non ci sono solidi anticorpi sociali». Occorre informarsi per conoscere l’effettiva pericolosità delle mafie, non sottovalutandone la capacità invasiva. Una buona informazione, capace mettere luce sugli interessi criminali può aiutare la società a prendere consapevolezza dei pericoli che ha difronte. Una cura, non troppo scontata, per contrastare il cancro mafioso.

(Tratto da LiberaInformazione)

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