A proposito della nota su LIBERA pubblicata sul sito della Casa della Legalità di Christian Abbondanza. E’ necessario ed urgente un confronto serio ed approfondito sul “modo” di fare antimafia

Siamo veramente addolorati per quanto Christian Abbondanza scrive di ” Libera” sul sito della “Casa delle Legalità e della Cultura” e, ciò, non per il fatto che Christian abbia scritto ma, piuttosto, per il contenuto della nota.
Quando il fronte dell’antimafia si divide, giusto od ingiusto che sia, è sempre un fatto che addolora perché indebolisce il fronte antimafia e oggettivamente fa il gioco delle mafie.
Abbiamo espresso lo stesso concetto quando noi stessi siamo stati anni fa vittime di un’aggressione incosciente e pretestuosa.
Abbiamo sempre apprezzato il coraggio e l’onestà intellettuale di Christian e lo sentiamo vicino alle nostre posizioni di Associazione libera da qualsiasi condizionamento padronale o partitico che sia.
Condividiamo con forza la sua tesi secondo la quale un’Associazione o, comunque, un qualsiasi sodalizio antimafia NON debbano mai confondersi con partiti, istituzioni o padrini con vari abiti, che di volta in volta si presentano a noi che combattiamo veramente le mafie con il volto una volta paterno e tal’altra patrigno, se non nemico.
Un’Associazione o un qualsiasi sodalizio antimafia NON debbono mai accettare, per preservare la propria autonomia, finanziamenti se non dai propri iscritti.
Ed in questo siamo perfettamente in linea con la Casa della Legalità e con Christian Abbondanza.
Quello che ci sconcerta è il fatto che debba apparire all’esterno una polemica che rischia di danneggiare tutti noi del fronte antimafia.
I problemi sollevati da Christian non sono di poco conto perché essi toccano la sfera del “modo” di fare antimafia.
Una sfera che assolutamente ed anche con urgenza deve diventare materia di discussione fra di noi tutti per dissipare quelle tante ombre che
, a cominciare da Sciascia, sono state sollevate sull’intero fronte antimafia.
Noi dell’Associazione Caponnetto, abituati a mettere spesso le mani nelle proprie tasche, non ci sentiamo e non vogliamo essere definiti “professionisti dell’antimafia” -perché il nostro impegno è gratuito e volontario-, né intendiamo essere accomunati a chiunque altro non si comporti allo stesso modo utilizzando eventualmente l’antimafia o per scopi partitici o, peggio ancora, per viverci (basta con quello schifo di “consulenti”, “esperti” o quant’altro pagati a peso d’oro e senza far… niente! ).
Si può condividere o no la posizione della Casa della Legalità, ma bisogna avere l’onestà intellettuale di ammettere che essa affronta problemi di fondo che meriterebbero un confronto anche duro, ma, comunque, vitale per tutti coloro che vogliono combattere seriamente le mafie.
Un confronto leale, senza pregiudizi, ma non sulle pagine dei giornali, con nessuno che voglia sentirsi più bravo dell’altro.
Facciamolo subito questo confronto.
Noi siamo pronti.

Archivi