A proposito del “modo” come vengono redatte le interrogazioni parlamentari sulle attività mafiose

Non vorremmo apparire come gli eterni pierini insoddisfatti, ma il compito che ci siamo accollati non è tale da prenderlo alla leggera e, quindi, ci vediamo costretti ad essere scrupolosi.

Ed anche ripetitivi.

Lo abbiamo detto mille volte, ma giova sempre ripeterlo, soprattutto per quelli che fanno finta di non capire, vedere, non sentire o che hanno la memoria corta.

Parliamo di mafia – anzi, mafie – e non di bruscolini.

E di mafie ne troviamo dappertutto.

Noi siamo grati a tutti quei parlamentari del PD e dell’IDV che, nel tempo, e, soprattutto in quest’ultimo periodo, hanno sollevato il problema della presenza e delle attività mafiose in provincia di Latina e nel Basso Lazio.

Già è molto e, ripetiamo, la nostra gratitudine nei loro confronti è infinita e sincera.

Ma è il “modo” come le interrogazioni vengono confezionate che francamente non ci piace.

Improvvisate, vistosamente raffazzonate, redatte da qualcuno palesemente incompetente e non conoscitore della materia e dei fatti, destinate, soprattutto con governanti come gli attuali che spesso nemmeno le prendono in considerazione e rispondono, a non produrre alcun effetto.

Soliti cliché con la solita richiesta di… ”quali provvedimenti intenda adottare al fine di… ecc. ecc. ”

Chi ha conoscenza delle “cose romane”, sa molto bene come funzionano Ministeri, Gabinetti e Segreterie…

I provvedimenti che si ritengono utili vanno indicati al Ministro, insieme ad una dettagliata descrizione di situazioni e fatti specifici.

Ministro ed il suo staff vanno inchiodati alle loro responsabilità.

Su situazioni e fatti specifici.

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