A Ostia c’é la mafia.Ma che bella scoperta!

Enrico Pazzi 18 marzo 2015

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Era il 18 aprile 2011 quando mi cacciarono dall’aula Giulio Cesare perché riprendevo il consiglio comunale intento a votare gli emendamenti sul decentramento di Ostia. Lì, in quell’aula, si stava decidendo di come dare mano libera al municipio di Ostia in fatto di assegnazione di appalti. Decentramento voleva dire che il presidente del municipio di Ostia avrebbe potuto affidare discrezionalmente gli appalti a chi voleva. E ad Ostia si stava costruendo il nuovo porto turistico, con tanto di posti barca e il famoso “Waterfront”, che sarà poi al centro del romanzo del duo De Cataldo-Bonini “Suburra”.

Fu allora che iniziai a capire quanto la materia scottasse. Lo capì vedendo il parapiglia che creò la mia presenza. Quale grande scompiglio da parte dei consiglieri di Roma Capitale, che si ritrovavano davanti un reporter che riprendeva imperterrito la penosa messinscena. All’epoca non c’era l’ordinanza di Mafia Capitale, non erano state pubblicate le intercettazioni, Buzzi era una brava e stimata persona e Massimo Carminati nessuno sapeva chi fosse, tranne qualche fissato con gli anni di piombo. I giornali non titolavano a nove colonne quanto Mafia Capitale avesse infestato Roma. Nessun clamore. Nessun indagato. Nessuno agli arresti. Nessuna domanda.

Eppure Mafia Capitale faceva affari.
La reazione che scatenò la mia invasione di campo mi confermò che c’era qualcosa di grosso in ballo. Lo vedete nel video l’allora presidente dell’aula Giulio Cesare, Marco Pomarici, mentre urlava alla polizia municipale di impedirmi di continuare le riprese? E le sue parole al mio indirizzo, seppure Pomarici è riulta estraneo a Mafia Capitale, “Perché molto probabilmente noi consiglieri comunali non vogliamo essere controllati da parte di nessuno!”, non appaiono oggi terribili nella loro cruda verità? Ed ancora, ascoltate il consigliere Francesco Smedile mentre mi invitava a qualificarmi. Mentre intimava alla polizia municipale di identificarmi. Ascoltatelo mentre diceva al mio indirizzo e rivolgendosi all’allora consigliere comunale Pd Umberto Marroni, “Che ne so se è un delinquente, un mafioso…”.

Ecco egregio signor Smedile, oggi posso risponderle che forse qualche delinquente e mafioso stava seduto lì con lei. In quell’aula consiliare.

Nel video potete vedere una manciata di politici romani che sono citati nell’ordinanza di Mafia Capitale, del Pdl e del Pd. Chi è stato indagato, chi solo intercettato nelle conversazioni tra e con gli esponenti di Mafia Capitale. Chi definito da Buzzi&Co, “amico” o “comperato”. Ai giornalisti, che mi chiamarono nei giorni seguenti a questa mia “bravata”, cercai di spiegare il casotto di Ostia. Ma quelli volevano solamente parlare dei “pianisti”, senza chiedersi perché e per chi stessero suonando. Io lo avevo intuito. Ma a loro non interessava.

Oggi, leggendo la cronaca di Roma, apprendo che Matteo Orfini lo ha finalmente capito, “Ad Ostia c’è la Mafia!”. E a me viene da sorridere. Un sorriso amaro però. Hanno disposto il commissariamento de facto di Ostia, inviando un sub-commissario. Il primo in ordine di tempo, seguito da altri due sub-commissari in altrettanti municipi di Roma. A poco a poco il Pd di Mattei Renzi sta commissariando tutta Roma. Municipio dopo municipio, volendosi preparare magari al destino ineluttabile: il commissariamento dell’amministrazione comunale.

Intanto, ci si è dimenticati che sull’amministrazione di Roma pende un procedimento che, partito all’indomani di Mafia Capitale, potrebbe portare a fine marzo al commissariamento vero e proprio di Roma. Il pool di 007 inviati dal Ministero della Funzione Pubblica potrebbe decidere di commissariare Roma anche sulla base degli atti acquisiti riguardanti il primo anno dell’amministrazione di Ignazio Marino. Il commissariamento avrebbe un aspetto positivo: porrebbe fine a questo inquinamento mediatico che vuole convincere i cittadini romani di come sia possibile salvare l’attuale amministrazione, semplicemente isolando le mele marce. Ed invece, la realtà delle cose appare ogni giorno più chiara e solare.

Le mele marce sono tante. Tantissime. Tanto che sarebbe più facile buttare tutto il cesto. A Roma non può salvarsi nessuno. C’è chi è mafioso, chi è stato ed è tuttora connivente e chi, pur non macchiandosi di alcun reato, ha taciuto, ha sopportato ed alla fine si è arreso. Al male. Alla Mafia. Capitale.

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