A Milano per un quintale di cocaina. Viaggi, affari e contatti di «el Ruso»

Il Corriere della Sera, Sabato 22 Aprile 2017

A Milano per un quintale di cocaina. Viaggi, affari e contatti di «el Ruso»
Il 36enne è il socio di Otoniel, erede di Escobar. Qui doveva incontrare alleati albanesi

di Andrea Galli

I soldi, sempre quelli. Miro Rizvanovic Niemeier, il 36enne narcos di caratura internazionale catturato giovedì dalla Guardia di finanza, era in Italia con destinazione Milano. Oggi, secondo gli investigatori, il boss dalla doppia cittadinanza bosniaca e tedesca doveva incontrarsi con alleati albanesi per decidere il prezzo di cento chilogrammi di cocaina da vendere in città. Le indagini proseguono alla ricerca della rete di complici ma l’arresto di quest’uomo, pedina essenziale per il «clan del Golfo» e fra i principali referenti del suo capo, quell’«Otoniel» erede del re della droga Pablo Escobar e inseguito da una taglia di cinque milioni di dollari, rimarrà a prescindere un colpo raro. Super-latitante, «el Ruso», questo il soprannome di Rizvanovic Niemeier, nato a Gracanica, 50 mila abitanti nel nordovest della Bosnia, era già stato stanato l’anno scorso dalla polizia colombiana ma era evaso e aveva lasciato il Sudamerica diretto in Spagna. L’ultimo viaggio in nave gli è stato fatale.

Chi l’ha protetto
Da Madrid, dove si era sistemato dopo la fuga dalla Colombia, si era imbarcato per scendere a Civitavecchia. I finanzieri della cittadina laziale insieme ai colleghi di Brescia l’hanno aspettato e fermato. Contro «el Ruso» c’era un mandato di cattura internazionale ma è un mistero su come possa avere a lungo sostato in Europa. Fonti investigative ipotizzano che Rizvanovic Niemeier avesse a libro paga uomini dell’Interpol colombiana e forse anche di quella francese. Qualcuno, sul continente, di sicuro l’ha protetto, oltre ai sodali dell’organizzazione. La Colombia ora lo rivuole e procederà per la richiesta di estradizione. Ma è lui a non volere dannatamente la Colombia: ha fatto sapere che in un carcere sudamericano durerà poche ore; ha lasciato questioni in sospeso con «cartelli» rivali e i sicari cercheranno d’ammazzarlo appena entrato in galera.

I migranti sfruttati
La biografia di «el Ruso» parla da sola. Per conto del «clan del golfo», una delle più forti organizzazioni mondiali del traffico di droga (vi militano molti ex paramilitari), Rizvanovic Niemeier si occupava dell’acquisto di enormi quantità di cocaina nei laboratori clandestini nella Colombia occidentale e organizzava il trasporto verso la costa (al confine con Panama) da dove i carichi partivano per Messico, Stati Uniti ed Europa. Nei tratti iniziali, i corrieri erano soprattutto disperati, migranti in viaggio per lasciare la povertà e in cerca di fortuna. A loro venivano affidate valigie con doppio fondo. Quello era uno dei due fronti d’azione di «el Ruso», incaricato anche di tessere accordi su livelli più alti come per esempio gli albanesi in Italia. Quasi sconosciuto da noi se non fosse per certi cagnacci della Guardia di finanza abituati a un’esistenza di battute di caccia, Rizvanovic Niemeier è invece noto in Germania. O almeno, è presente negli archivi tedeschi poiché tra il 1996 e il 2011 aveva commesso reati per furto, lesioni ed estorsioni, ed era stato arrestato nel 2013.

Fine pena nel 2047
«El Ruso» rischia fino a trent’anni di galera. Se, ottenuta l’estradizione, i giudici colombiani riusciranno a infliggergli la pena massima, tornerà libero nel 2047 (sempre come detto che ci arrivi vivo). Nonostante gli enormi progressi, la corruzione è un male endemico della nazione sudamericana. Parecchio dipenderà dalle mosse di «Otoniel», al secolo Dairo Antonio Úsuga, nascosto nelle foreste e difeso da centinaia di fedelissimi: si spenderà per difendere il protetto o lo abbandonerà al suo destino? «El Ruso» appare ormai bruciato. Ma conosce segreti, conti, movimenti, ed è l’artefice di un’articolata mappa di agganci, mediatori e rivenditori. Dopo quella cattura in Colombia nel 2016, Rizvanovic Niemeier era stato aiutato da dottori e direttori di ospedali comprati: avevano «creato» per lui falsi certificati medici che lo davano praticamente per deceduto (invece stava bene, nei suoi 188 centimetri di forza). «El Ruso» aveva lasciato il carcere per i domiciliari, dove nessuno lo vigilava più. Infatti era scappato. Fonti investigative contemplano la ragionevole possibilità che in Italia Rizvanovic Niemeier dovesse incontrare anche elementi della mafia romana e ‘ndranghetisti al nord. Pensare che si appoggiasse unicamente ai clan albanesi offende il suo pedigree criminale. E del resto, anche se il fenomeno è considerato «fuori moda», a Milano sono le cosche calabresi che dominano i traffici di cocaina. La ‘ndrangheta diventa ricca e potente con la droga. L’impero nasce da lì.

 

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