A Gaeta vige la regola del… ”non vedo, non sento, non parlo”… E la camorra avanza!

QUELLO DI GAETA E’ UN TESSUTO OMERTOSO DOVE VIGE LA REGOLA DEL… NON VEDO, NON SENTO, NON
PARLO. E LA CAMORRA AVANZA…
La cattura di “Nanà ‘o cecato” è l’ennesima prova
della presenza asfissiante delle mafie a Gaeta e
nel sud pontino.
Egli è stato “preso” a Napoli, ma – è doveroso
dirlo-, grazie alla bravura ed alla perspicacia del
Comandante della Compagnia dei Carabinieri
Capitano De Nuzzo di Formia e di quello della
Stazione di Gaeta, città dove aveva il domicilio il
soggetto. , Maresciallo Latorre, che lo avevano
attenzionato da tempo.
Non è la prima volta che Gaeta viene scelta come
base operativa da soggetti legati alla criminalità
organizzata per le loro losche attività.
Un camorrista fissa sempre la sua dimora nei
luoghi che egli considera tranquilli e tali da
consentirgliele con estrema facilità.
E laddove si sente… protetto, oltre che poco
osservato.
E questo è l’aspetto che ci preoccupa al di là del fatto di cronaca.
Quello di Gaeta è considerato dai camorristi territorio sul quale essi possono operare tranquillamente.
E questa volta rileviamo che non solo i Casalesi la pensano così perché nel caso in esame si tratta di elemento legato ad altro clan.
Nello specifico non più del Casertano, ma del Napoletano.
I Lo Russo, uno dei clan più pericolosi.
Purtroppo ci troviamo di fronte ad un tessuto sociale estremamente omertoso e a degli impianti statali particolarmente fragili ed inadeguati.
Almeno finora.
Più volte abbiamo richiamato l’attenzione della classe politica e dell’opinione pubblica gaetane sulla necessità di essere più attente, più vigili, più collaborative con gli organismi pubblici ed associativi preposti a contrastare le mafie, ma non c’è stata mai una risposta positiva.
Mai!
Gli abitanti di quella città son soliti recitare la parte di chi… non vede, non sente, non parla…
Domina la cultura del silenzio, dell’omertà.
Piu’ assoluti.
E i risultati negativi si vedono…

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