A Formia, nel Lazio, c’è un enorme complesso turistico sequestrato alla camorra: doveva essere restituito alla comunità, invece è tutto ancora fermo

La storia. I 10mila metri quadrati abbandonati dallo Stato

Antonio Maria Mira

sabato 14 settembre 2019

A Formia, nel Lazio, c’è un enorme complesso turistico sequestrato alla camorra: doveva essere restituito alla comunità, invece è tutto ancora fermo

Ristorante, discoteca, appartamenti, piscina, parco. E perfino delle mura megalitiche inglobate nella proprietà. È il complesso Marina di Castellone a Formia. E questa è la storia di una grave sconfitta delle istituzioni. Almeno per ora. L’enorme complesso di 10mila metri quadri è infatti sequestrato alla camorra da 13 anni e confiscato definitivamente da 9. Ma abbandonato, preda del degrado e dei senza fissa dimora, italiani e stranieri. Al punto che per impedire l’accesso abusivo, alcune finestre sono state murate e sul già alto muro sono state messe lastre di ferro e perfino filo spinato. Assurdo. Difendono il nulla perché nulla si è fatto in questo bene in tanti anni. Anzi si sono persi molti posti di lavoro, accreditando la tesi, sbagliata (ma non in questo caso) che quando arriva lo Stato le attività chiudono. Ma soprattutto non si è realizzato nessun progetto a fini sociali, di nuova vita. L’unico segno è un cartello attaccato al cancello: ‘Area sottoposta a sequestro preventivo dal Tribunale di Napoli. Divieto d’accesso i trasgressori saranno puniti a norma di legge’. Eppure è un simbolo del potere camorrista, quello che ha fatto affari coi rifiuti, devastando il territorio e venendo poi sulla bellissima costa laziale a investire i soldi sporchi. Il complesso era infatti di Cipriano Chianese, ‘l’avvocato’, imprenditore re delle ecomafie, legato al clan dei ‘casalesi’ ma anche al mondo politico che ha richiesto i suoi favori durante le tante emergenze rifiuti. Finito più volte in carcere ha avuto una condanna a 20 anni, poi ridotta a 18 in appello, per il disastro ambientale della Resit di Giugliano, la ‘madre’ di tutte le discariche. Condannato insieme a Francesco Bidognetti, ‘Cicciotto ’e mezzanotte’, il boss dei traffici di rifiuti. Entrambi appassionati di Formia e del litorale. Qui vivono ancora le figlie di Bidognetti, Katia e Teresa, arrestate nel 2017 e condannate per estorsione e associazione camorristica. A Sperlonga, pochi chilometri a nord di Formia, Chianese si era comprato una splendida megavilla, 21 stanze, del valore di 4 milioni di euro, in via Campo delle Monache. Anche questa confiscata e inutilizzata da 8 anni. Solo inefficienza? Da tempo gli inquirenti indagano sulla presenza mafiosa in questi territori e sulle collusioni con la politica locale (il sindaco di Sperlonga, Armando Cusani è sotto processo per reati urbanistici). L’abbandono di beni confiscati così importanti non sembra solo un caso. Il primo ad indagare su Chianese, già negli Anni Novanta, era stato Roberto Mancini, il poliziotto morto il 30 aprile 2014 per un tumore provocato dai rifiuti. Era, infatti, partito dagli affari nel basso Lazio e era arrivato alla Resit. Solo venti anni dopo, indagando sulla discarica i magistrati campani hanno recuperato il lavoro di Mancini e sequestrato i beni di Chianese per 80 milioni di euro: terreni e fabbricati a Formia, Sperlonga, Roma, Caserta, Parete, Casagiove. Proprio a Marina di Castellone l’avvocato ospitava i suoi ‘soci’, camorristi e imprenditori. Riunioni per sporchi affari, ma anche piacevoli vacanze. Anche per questo è ancor più grave che sia rimasto inutilizzato vanificando la funzione più importante della confisca, che è quella della restituzione alla comunità.

In questi anni i beni di Chianese sono stati gestiti dall’amministratore giudiziario e poi dall’Agenzia nazionale per i beni confiscati. Ma lasciati deperire. Ora però la nuova giunta, eletta lo scorso anno e guidata da Paola Villa, primo sindaco donna di Formia, si sta dando da fare. «Vogliamo acquisire la strattura per utilizzarla a fini sociali – ci spiega –. Per questo ho contattato il direttore dell’Agenzia, Bruno Frattasi, che conosce bene questa realtà essendo stato prefetto di Latina. È al corrente della situazione e mi ha assicurato che se ne sta già occupando». Un fatto importante perchè da solo il comune non ce la può fare. Anche perchè le mafie sono ancora ben presenti. «Ci sono ben 12 clan come segnala la Dia – denuncia il sindaco –. Non siamo terra di infiltrazione, i clan sono stanziali, fanno sistema, hanno attività economiche, e rapporti con colletti bianchi e rappresentanti politici». Una presenza che condiziona. Il comune ha ottenuto 7 appartamenti confiscati al clan Bardellino. Tre sono stati assegnati a famiglie in emergenza abitativa, negli altri 4 non vuole andare nessuno perchè confinano con quello dove vive Ernesto Bardellino, fratello del boss Antonio, fondatore del clan dei ‘casalesi’ ucciso misteriosamente in Sudamerica nel 1988. Restano così vuoti, l’ennesima sconfitta delle istituzioni. Per questo nei giorni scorsi proprio davanti a Marina di Castellone si è tenuto un flash mob inserito all’interno del Festival dei teatri d’arte mediterranei promosso dal Teatro Bertolt Brecht. Un momento di riflessione, cittadini e amministrazione, sindaca compresa.«Pensiamo sia nostro compito segnalare e promuovere la riapertura dei luoghi conquistati alla camorra proprio per ridare vita e gioia a quanto di più brutto l’uomo ha creato ovvero il frutto della malavita organizzata» ha spiegato Maurizio Stammati, direttore artistico del Teatro. Il messaggio è lanciato. Ora si attendono risposte concrete.

Fonte:https://www.avvenire.it/

 

Archivi