A dire certe cose si fa peccato e non è gradito a molti… Perciò quando si parla di mafie si preferisce parlare del… passato e mai di cose attuali, di problemi da risolvere. Bisognerebbe istituire la sagra dell’IPOCRISIA e della CHIACCHIERA. Avrebbero diritto ad essere premiati in migliaia.

Chiacchiere, chiacchiere, tante chiacchiere.
Bisognerebbe istituire la sagra della chiacchiera, con lauti premi.
Quello che ci fa imbestialire – e dovrebbe far imbestialire tutte le persone serie di questo Paese, oltre che le organizzazioni, le associazioni degne di essere definite tali – è che anche quando si parla di mafie si chiacchiera.
Ed anche tanto, quando, al contrario, bisognerebbe tacere e, soprattutto, agire.
Si raccolgono firme, si fanno cortei, si organizzano commemorazioni, presentazioni di libri e, poi, chi vediamo che sono gli sponsor di tali iniziative?
Esponenti politici appartenenti a quel ceto politico che ci ha ridotto in queste condizioni.
Si parla quasi sempre di temi generici, di temi, peraltro, che appartengono al passato, quando ci sono situazioni che OGGI mettono i brividi.
Una legislazione carente che non consente di perseguire seriamente i mafiosi ed i loro compari, un’impreparazione inquietante che non consente di “leggere” il fenomeno mafie nel modo corretto, ritardi inammissibili determinati da un mix di incapacità e mancanza di volontà.
Temi da far rabbrividire che fanno sì che la lotta alle mafie continui ad essere fatta con un profilo basso, quasi sempre al livello della sua ala militare, quando, al contrario, bisognerebbe
andare a colpire i santuari delle mafie che sono rappresentati dalle sue ali politiche, istituzionali, economiche.
Ma qua cade l’asino perché, a parte i reparti speciali delle forze dell’ordine -la DIA in primis e, poi, ROS, SCO, GICO, SCICO i cui organici e le cui risorse sono quelli che sono – i presidi territoriali non dispongono di quelle competenze necessarie per impostare strategie e tattiche di lotta veramente efficaci contro le nuove mafie che – non dimentichiamolo mai – oggi sono prima di tutto IMPRESA, la più grande IMPRESA del Paese.
Tutto ciò, mentre le mafie dispongono – oltre che di un apparato di sodali annidati dappertutto, nei partiti, nelle istituzioni, negli uffici pubblici, nelle banche, nelle direzioni generali dei Ministeri, nel Parlamento e così via – di un esercito di professionisti, commercialisti, notai, ingegneri, avvocati, che, lautamente pagati e dopo che si sono venduti l’anima al diavolo, studiano da mane a sera come aggirare le leggi e sottrarre alla giustizia i loro clienti.
D’altra parte non si può nemmeno prendersela con i magistrati, anch’essi, purtroppo, in parte, in materia impreparati, in quanto essi agiscono sulla base delle informative che arrivano sulle loro scrivanie.
E, quindi, se dalla Questura o dai Comandi Provinciali della Guardia di Finanza o dei Carabinieri arrivano poche informative in materia di reati di natura associativa mafiosa, anche i magistrati più bravi e volenterosi possono far poco.
Abbiamo affrontato solo un tema, ma ne potremmo affrontare altri cento, tutti disattesi, tutti evitati.
Fa più comodo ai più, quindi, parlare di cose del passato evitando quelle attuali!
Eh, sì, perché, altrimenti, emergerebbero… le responsabilità di ognuno di noi…
Perché, cominciamocelo a dire con franchezza, se oggi le mafie sono entrate dapperttutto e controllano tutto ormai in questo Paese, la colpa non è di certo… dello scemo del villaggio.
Si fa per dire.
Ci sbagliamo?
Ma a dire queste cose si fa peccato e non è di certo gradito a molti…

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