A commento del Convegno di Formia…

A commento del Convegno di Formia…
Una comunità in piena agonia…
Nemmeno il rischio di morire per il forte inquinamento ambientale di cui si sta parlando da qualche tempo in qua basta per rimettere in cammino le comunità del sud pontino e, più in generale, dell’intero Basso Lazio.
Ed a ridare dignità di cittadinanza a popoli abituati a secoli di sudditanza civile, culturale, politica ed economica.
Il disegno di meridionalizzazione portato avanti pervicacemente da menti criminali sta dando i suoi frutti.
Popoli in piena agonia che hanno perso ogni pur minima volontà di riscatto.
Le grandi battaglie civili e sociali dell’immediato dopoguerra rappresentano ormai un lontano ricordo.
Classi dirigenti flaccide e prive di ogni capacità di immaginare ed imporre una svolta significativa ad una società rimasta indietro di decenni sul cammino verso il benessere civile ed economico.
Il fallimento delle cosiddette classi intellettuali che pure nella storia del nostro Paese hanno rappresentato un punto di riferimento importante nel cammino verso la civiltà.
La validità di quanto andavamo denunciando da giovani nelle sezioni, nelle fabbriche, nelle piazze in ordine alla vacuità, alla fragilità di certi modelli economici mai accompagnati da
contemporanei piani di sviluppo culturale e sociale, viene alla luce tutta intera man mano che passano i decenni.
Si è camminato e si cammina a ritroso.
Un’amara constatazione che ci fa presagire, purtroppo, per queste terre un avvenire tetro, da terzo mondo, asservite a baronati della peggiore specie e a bande criminali.
Nel vuoto civile e culturale e nell’anomia più assoluta si nascondono sempre i germi generatori della sudditanza dei popoli.
Al Convegno di Formia abbiamo rilevato un disinteresse disarmante da parte della gente del sud pontino.
Una scarsa partecipazione non solo dei cittadini comuni ma, soprattutto, delle classi dirigenti politiche ed economiche locali che ha fatto, al contrario, il paio con una discreta partecipazione di persone venute da lontano.
Qualche consigliere comunale di Formia che è andato via anzitempo, nessun consigliere ed amministratore pubblico o esponente politico di Gaeta e degli altri comuni vicini.
Per non parlare dei cosiddetti intellettuali.
Un disinteresse completo che rappresenta la cartina di tornasole di un territorio in piena agonia.
Con un’informazione che, fatta qualche rarissima eccezione, ha mostrato tutte intere la sua insignificanza e le sue carenze pur in
presenza di uno spessore e dell’attualità eccezionali del tema e dei relatori.
“Formia e Gaeta, provincia di Casale”, le ha definite il collaboratore di giustizia Carmine Schiavone, già cassiere del clan dei Casalesi e cugino di Sandokan.
Ci sarà davvero da lavorare decenni per il riscatto di questi territori che pur distano dalla Capitale d’Italia appena 100 chilometri.

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