A commento del convegno del 22 novembre a Frosinone. Non serve l’antimafia delle parole, ma quella dei fatti.

Ieri pomeriggio, 22 novembre, abbiamo presentato nel salone dell’Amministrazione Provinciale di Frosinone, il documento elaborato dall’Associazione Caponnetto contenente le proposte per contrastare la corruzione e le infiltrazioni mafiose negli Enti Locali e nella Pubblica Amministrazione.

Un tema delicato del quale si parla tanto, molte volte a vanvera, e che dovrebbe costituire, considerate le dimensioni del fenomeno, il fulcro del dibattito nel nostro Paese.

Dobbiamo ringraziare l’amico Arturo Gnesi, Sindaco di Pastena e componente del Consiglio Direttivo dell’Associazione Caponnetto, per lo sforzo compiuto nell’organizzare il Convegno e per la passione da lui profusa sia nell’organizzazione che nell’esposizione del tema.

Non ci aspettavamo una grande partecipazione da parte degli amministratori pubblici e degli esponenti politici del territorio, in verità.

Cosa che puntualmente si è verificata, a conferma dei nostri dubbi circa il livello di sensibilità e di condivisione di fronte a una tematica del genere da parte di questa classe politica.

Francamente ci ha deluso l’intervento della consigliera regionale Anna Maria Tedeschi, dell’IDV, che apprezziamo comunque per la sua partecipazione, ma che nel suo intervento, più che trattare delle proposte da noi formulate, ha preferito parlare soprattutto delle vicende che hanno interessato il suo partito nella Regione Lazio..

Il nostro Paese, più che di parolai che parlano di corruzione e di mafie spesso a sproposito, ha bisogno di gente che si “sporca le mani” studiando e facendo del tutto per attuare e far attuare norme efficaci di contrasto al crimine.

C’è nel Paese una situazione di degrado nelle istituzioni e nella politica che richiede un salto di qualità da parte di tutti coloro che veramente vogliano contrastare corruzione e mafie.

L’antimafia della retorica non serve.

E’ necessaria, invece, quella dei fatti.

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