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La metamorfosi delle mafie e la sfida transnazionale: l’analisi di Roberti e Musacchio

28 Ottobre 2026 | Focus

AMDuemila

Franco Roberti, Procuratore nazionale antimafia dal 2013 al 2017 e magistrato con una lunga esperienza nella lotta alle mafie e Vincenzo Musacchio, criminologo, giurista e docente universitario, tra i principali esperti internazionali di mafie transnazionali, hanno delineato con rigore l’evoluzione del crimine organizzato e le criticità degli strumenti normativi in Italia e nell’Unione europea. Come hanno ben evidenziato i due esperti, le mafie contemporanee hanno attraversato una profonda trasformazione strutturale. La strategia violenta di Totò Riina mirava allo scontro diretto con lo Stato attraverso il terrore; oggi, invece, prevalgono la corruzione e la capacità di agire senza attirare l’attenzione. Con la strategia dell’inabissamento, promossa negli anni anche da figure come Matteo Messina Denaro, le organizzazioni criminali hanno ridotto il ricorso alle armi per contenere l’allarme sociale. Le mafie odierne sono realtà flessibili, orientate al mercato e altamente adattabili. Non si limitano a infiltrarsi nelle istituzioni e nelle imprese: cercano di integrarsi nell’economia legale e nei mercati finanziari. La corruzione, le complicità ai più alti livelli e il ricorso all’«area grigia» — composta da professionisti, colletti bianchi, burocrati e politici — hanno in molti casi sostituito l’intimidazione fisica, consentendo profitti ingenti e riducendo sensibilmente il rischio di essere perseguite. Un elemento centrale dell’analisi riguarda l’enorme liquidità a disposizione dei cartelli criminali. Attraverso imprese apparentemente legali, queste organizzazioni si aggiudicano aiuti di Stato e risorse europee; concedono prestiti usurari alle aziende in difficoltà, talvolta mantenendo la proprietà originaria per conservare una parvenza di legalità; riciclano inoltre i proventi del narcotraffico attraverso canali digitali decentralizzati. Secondo Musacchio, «le nuove mafie vanno considerate ormai come uno Stato nello Stato, capaci di offrire lavoro, prestare denaro e agire sui mercati globali in piena legalità formale». Per contrastare questa evoluzione sono necessarie misure efficaci e innovative: il monitoraggio preventivo e digitalizzato dei flussi di spesa pubblica; incentivi all’accesso al credito legale e strumenti di tutela della legalità d’impresa; il potenziamento dell’intelligence finanziaria e un maggiore coordinamento delle indagini informatiche. In Italia, nonostante un sistema investigativo tra i più avanzati al mondo — sviluppato anche in risposta alla dolorosa memoria delle stragi e grazie alle intuizioni di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino —, il contrasto alle mafie appare oggi in difficoltà. Sul piano europeo, invece, si intravedono piccoli progressi verso una maggiore armonizzazione giuridica. Roberti e Musacchio hanno più volte sottolineato la necessità di introdurre a livello europeo una fattispecie comune ispirata all’articolo 416-bis. In molti Stati membri, infatti, il concetto di «associazione di tipo mafioso», fondato sulla forza intimidatrice del vincolo associativo e sulle condizioni di assoggettamento e omertà, non trova un corrispondente omogeneo nei codici penali nazionali. Alcuni reati considerati gravi in Italia sono puniti in modo più blando o diverso in altri Paesi europei, creando possibili «oasi di impunità» e opportunità per il riciclaggio. Di fronte a organizzazioni criminali rapide, fluide e svincolate da rigidità burocratiche, la risposta istituzionale europea risente ancora di una cooperazione giudiziaria frammentata. In diversi Paesi persiste inoltre l’errata convinzione che la mafia sia un «problema esclusivamente italiano», benché le ecomafie e il narcotraffico transnazionale abbiano già raggiunto snodi logistici strategici, tra cui i grandi porti del Nord Europa. Per contrastare efficacemente la criminalità organizzata contemporanea, Roberti e Musacchio indicano alcune direttrici imprescindibili. Occorre raccogliere e attualizzare l’eredità di Giovanni Falcone, rafforzando le misure patrimoniali preventive oltre frontiera e il blocco tempestivo dei beni illeciti trasferiti all’estero. È inoltre necessario tutelare e valorizzare, su scala europea, il ruolo dei collaboratori di giustizia, così da incrinare l’omertà che caratterizza le nuove strutture criminali. A ciò si devono aggiungere il rafforzamento della Procura europea (EPPO) e l’interoperabilità tempestiva delle banche dati giudiziarie e investigative tra gli Stati membri. Infine, è fondamentale contrastare l’apatia e la rassegnazione della società civile attraverso l’educazione alla legalità e una vigilanza costante sulla corruzione e sulle connivenze nell’area grigia. La diagnosi di Franco Roberti e Vincenzo Musacchio è netta: la mafia si è globalizzata ed è diventata un attore economico senza scrupoli e senza confini. Per contrastarla, l’Unione europea deve superare gli egoismi nazionali e dotarsi di una normativa antimafia comune ed efficace, ispirata ai modelli più avanzati. Solo così sarà possibile impedire che la criminalità organizzata conquisti un ruolo sempre più incisivo nell’economia e nella finanza del futuro.

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fonte:https://antimafiaduemila.com/home/mafie-news/focus/la-metamorfosi-delle-mafie-e-la-sfida-transnazionale-lanalisi-di-roberti-e-musacchio