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Cosa nostra, decine di milioni in Svizzera. Maurizio de Lucia: mafia continua a fare affari

04 Settembre 2026 | Topnews

L’intervista al procuratore di Palermo al Corriere del Ticino

AMDuemila

Il procuratore di Palermo Maurizio de Lucia, in un’intervista al Corriere del Ticino ha dichiarato che Cosa nostra ha investito da decenni capitali importanti in Svizzera e che nelle sole carceri di Palermo Pagliarelli e Ucciardone, tra il 2025 e il primo semestre del 2026, sono stati scoperti 297 cellulari recapitati con i droni. “Non c’è dubbio che Cosa nostra abbia investito molto in Svizzera, abbiamo certezza di denari importanti investiti qui da decenni. Il tesoro di Matteo Messina Denaro, ad esempio, gestito in tutta Europa dal socio in affari Giacomo Tamburello, è finito anche nei depositi delle banche svizzere“. Ha precisato che “si parla sostanzialmente di depositi. I depositi bancari nelle banche svizzere sono una forma di riciclaggio mascherato, dove per i mafiosi i soldi possono e devono stare “tranquilli”. Ma non c’è solo il patrimonio di Messina Denaro. Ci sono molti capitali da cercare nel sistema finanziario elvetico: parliamo di decine e decine di milioni di euro. Abbiamo in corso diverse rogatorie ma la legislazione svizzera è particolarmente complicata. Inoltre non incontriamo un grande spirito di collaborazione da parte delle banche”.

Possiamo incontrare intelligenze raffinatissime che investono nei mercati finanziari, ma alla fine i problemi vengono risolti con la pistola sul tavolo. Senza violenza non c’è mafia. Il senso del libro è ricordare che la storia è ben lungi dall’essere finita: dobbiamo essere soddisfatti del lavoro svolto, senza dimenticare che loro sono ancora qui fra noi. Come ho riferito alla commissione parlamentare antimafia, abbiamo trovato armi che vengono dal Salento ma la cui provenienza è l’area balcanica, cioè l’ex Jugoslavia, ma sappiamo di un interesse della mafia verso armi più sofisticate: quelle ad esempio del mercato nero nato con la guerra russo-ucraina. Abbiamo segnali di acquisto di droni lanciamine, armi da cui non siamo preparati a difenderci. C’è dunque un tentativo di ricostituire un arsenale di qualità. Questo sia nel circondario di Palermo che in altri territori”.

Secondo il magistrato, autore del libro “La mafia che cambia”, l’organizzazione “continua a fare affari”“La stiamo contenendo, lo dimostra la cattura del latitante Matteo Messina Denaro e di altri boss, ma continua a fare affari. Tolta l’eccezione dei corleonesi di Totò Riina, Cosa nostra ha sempre preferito il silenzio al clamore. Oggi torna al suo core business tradizionale, gli affari, con profili di modernità che prima non c’erano”. Sulla capacità di adattarsi alle nuove tecnologie, de Lucia ha affermato che “il nuovo valore sta nell’enorme massa di informazioni che circolano nella rete. Chi riesce ad acquisirne di più, acquisisce potere. Se possiedo informazioni sulle condizioni sanitarie di una persona, posso modificare le mie strategie. Se so che un capomafia concorrente, apparentemente sano, ha un fine vita prossimo, cambia il mio modo di dialogare o di scontrarmi con quel pezzo dell’organizzazione. Attraverso i dati posso anche orientare i mercati, organizzare le elezioni di un amministratore colluso, capire quali spazi abbiano le droghe sintetiche rispetto a quelle tradizionali e decidere dove investire. Le mafie ragionano come grandi imprese o perfino come Stati”.


Comando a distanza e dal carcere

I capimafia, ha aggiunto, “oggi possono governare a distanza e perfino dal carcere, dove solitamente i mafiosi sono detenuti modello, in modo da ottenere il più possibile facilitazioni e permessi di uscita per poi dare direttive. Raffaele Galatolo, esponente di primo piano della famiglia mafiosa dell’Acquasanta, usciva in permesso, veniva a Palermo, riorganizzava la cosca e poi manteneva i contatti con gli strumenti tecnologici, pc, smartphone eccetera. Ma si può governare anche dalla galera: diversi episodi su cui stiamo indagando hanno avuto come luogo delle decisioni celle di carceri italiane. Poche ore dopo essere entrati in carcere i mafiosi vengono muniti di apparecchi telefonici. Questa è una situazione che riguarda tutti gli istituti di pena. Nelle sole carceri di Palermo Pagliarelli e Ucciardone abbiamo scoperto a disposizione dei detenuti, tra il 2025 e il primo semestre del 2026, ben 297 cellulari. E centinaia ne abbiamo trovati in tutta la Sicilia. Vengono recapitati ai detenuti attraverso droni che oltrepassano nottetempo le mura delle carceri. Questi sono quelli che abbiamo recuperato, la cui introduzione nelle celle cioè è fallita. È immaginabile quanti invece siano riusciti a entrare negli istituti di pena senza che ce ne accorgessimo. In un mondo globalizzato si può comandare anche dall’estero: basta uno smartphone per governare grandi affari da qualunque parte del pianeta”.

Tratto da: Corriere del Ticino

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fonte:https://antimafiaduemila.com/home/mafie-news/topnews/cosa-nostra-decine-di-milioni-in-svizzera-maurizio-de-lucia-mafia-continua-a-fare-affari