di Pietro Keller Cassetti – Il Corriere della Sera
Il magistrato ospite in città di Rinascimento Culturale: «Qui la Ndrangheta ha trovato terreno fertile perché ha incontrato imprenditori che l’hanno accolta, con cui era possibile fare affari»
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«In Lombardia e nel bresciano la ‘Ndrangheta c’è dagli anni Settanta: è una zona ricca, dove si possono fare buoni investimenti, dove il denaro non puzza. Ma bisognerebbe evitare il solito vittimismo, e riflettere invece più a fondo sulle ragioni di questo fenomeno. Qui la Ndrangheta ha trovato terreno fertile perché ha incontrato imprenditori che l’hanno accolta, con cui era possibile fare affari».
Lo spiega Nicola Gratteri, vera celebrità della magistratura italiana, dal 2023 anche procuratore generale di Napoli, con la solita franchezza e spontaneità, suggerite dall’esperienza di una lunga carriera. «Sono come un jukebox, voi mettete la monetina e io parlo. Il mio repertorio è vasto». Ne ha attinto in più punti nell’incontro tenutosi la sera del 28 agosto all’Hangar 68 di via Zara e organizzato da Rinascimento Culturale. Con Gratteri, sul palco, Alberto Albertini, il fondatore dell’associazione nonché nostro editorialista. Il procuratore ha presentato il suo ultimo libro, Cartelli di sangue (Mondadori, 2025), un racconto sulle reti internazionali del narcotraffico – fra Sudamerica, Stati Uniti, Europa – scritto col saggista Antonio Nicaso, collaboratore di lunga data.
«Meglio che teniate accese le luci. Stiamo tutti più tranquilli». Gratteri si è presentato alla sala gremita con una battuta, accompagnato dalla sua scorta che lo segue giorno e notte dal 1989, da quando la sua prima indagine aveva causato le dimissioni dell’assessore Giovanni Palamara. Il libro scritto a quattro mani con Nicaso è nato da un viaggio compiuto dai due nei luoghi del mondo dove la filiera globale del narcotraffico ha le sue radici: la Colombia, il Perù, la Bolivia. «Negli ultimi anni hanno modificato geneticamente le piante, ora si raggiungono cinque raccolti all’anno. Nel 2025 la produzione di cocaina in Colombia è aumentata del 51%». Il processo di lavorazione, di solito, incomincia «dalle tinozze in cui viene raccolta la coca; poi con un decespugliatore si inseriscono le foglie e si crea una poltiglia. A questo punto si aggiunge calce o cemento da costruzione per solidificare l’impasto, mentre per la macerazione viene impiegato il kherosene. Alla fine i panetti sono pronti, e vengono distribuiti con impresso un marchio di identificazione».
Qui, spesso, entra in gioco la ‘Ndrangheta. Che è bravissima «ad acquistare direttamente alla fonte una cocaina di altissima qualità, pagando il minor prezzo possibile per unità di peso. Dal Sudamerica partono mille chili di coca. Le grandi mafie usano soprattutto il metodo dei container, e in un arco di 20-25 giorni il prodotto raggiunge il porto di Gioia Tauro». Lì, la coca costa già 35 mila euro. «Ma la mafia italiana non la vende più al dettaglio, lascia fare alle nuove mafie, come quelle albanesi o nordafricane».
Rispetto a cinque, sei anni fa, dice Gratteri, in questo settore sono avvenute trasformazioni enormi, principalmente legate «all’introduzione delle nuove tecnologie, nello specifico l’intelligenza artificiale. Oggi i narcotrafficanti possono ordinare chili di cocaina restando seduti sulla loro sedia, e intanto controllare le rotte delle navi». Il traffico passa attraverso il dark web, la dimensione sotterranea e illegale di internet, «vasta rispetto alla componente lecita quanto un oceano rispetto a un lago».
Negli anni sono state immaginate e tentate diverse soluzioni, anche alla radice. Si è provato a eliminare le colture dissestandole con le zappe o affumicandole col veleno. Ma la resistenza dei criminali e dei cocaleros (i semplici coltivatori di coca) ha reso vani quasi tutti i tentativi. «La soluzione ideale sarebbe la conversione delle colture al caffè, e poi la restituzione ai contadini del guadagno mancante per disincentivarli a coltivare coca. Si è provato, ma quei soldi non arrivano mai davvero nelle loro mani. Un’utopia come il sogno di me e Nicaso. Se l’Onu fosse un organismo davvero forte, con un potere sovrastatale, potrebbe condurre una spedizione permanente nella foresta amazzonica, e attuare questo sistema assicurandosi che i cocaleros coltivino effettivamente caffé e ricevano i propri guadagni. Ma Bolivia e Perù non accetterebbero mai un’intromissione nel loro territorio».
Poi c’è il metodo della forza bruta. Quello applicato da Trump bombardando Paesi sovrani come il Venezuela o attaccando le navi portatrici di carichi. «Peraltro la mossa di Trump non è stata motivata affatto dal contrasto al mercato della cocaina, ma agli interessi in quello del petrolio», sostiene il procuratore. «Così si esce dalla civiltà del diritto».
28 agosto 2026 ( modifica il 29 agosto 2026 | 10:24)
Fonte:https://brescia.corriere.it/notizie/cronaca/26_agosto_28/gratteri-a-brescia-il-denaro-non-puzza-e-la-ndrangheta-se-ne-e-accorta-gia-negli-anni-settanta-c07c2365-05b7-4f76-9e27-0264f28ddxlk.shtml?refresh_ce