Estradato in Italia il boss dei Due Mondi

Estradato in Italia il boss dei Due Mondi

Oggi il rientro di Vincenzo Macrì, ritenuto uno dei capi del clan Commisso di Siderno. È stato arrestato un anno fa mentre cercava di fuggire a Caracas, secondo le indagini gestiva il narcotraffico tra Europa e Sudamerica

 

5 giugno 2018

ROMA È rientrato oggi in Italia – è atterrato alle 6,25, partito dall’aeroporto di San Paolo – Vincenzo Macrì, il 53enne ritenuto esponente apicale della cosca Commisso di Siderno arrestato lo scorso giugno all’aeroporto di San Paolo, in Brasile, mentre tentava di raggiungere Caracas, dove viveva da qualche tempo utilizzando false identità. Il ricercato, figlio di Antonio Macrì, detto il “boss dei due mondi”, gestiva secondo le indagini il narcotraffico fra Sudamerica ed Europa. Dal settembre 2015 si era sottratto all’ esecuzione di un provvedimento restrittivo emesso dall’Autorità giudiziaria reggina per associazione di tipo mafioso e traffico internazionale di sostanze stupefacenti, emesso nell’ambito dell’indagine “Acero Connection”, coordinata dalla Procura distrettuale antimafia di Reggio Calabria. All’arrivo di Macrì a Fiumicino, scortato dagli agenti dello Scip della Criminalpol, saranno espletate le formalità dell’arresto sul territorio nazionale e immediatamente sarà portato in carcere – a Rebibbia, secondo quanto si apprende – a disposizione dell’autorità giudiziaria calabrese.
Legato al clan Commisso, ma considerato uno dei principali broker della droga per tutti i clan del mandamento jonico, è considerato un pezzo da novanta nel mondo del narcotraffico. Sebbene non abbia mai raggiunto la caratura criminale del padre, considerato il vertice della ‘ndrangheta reggina prima di venire spodestato nel corso della prima guerra di mafia degli anni Settanta, il boss si è ritagliato un ruolo chiave nell’acquisto all’ingrosso delle grandi partite di cocaina e nella logistica delle spedizioni in Italia.
Ufficialmente semplice fiorista con residenza ad Aalsmeer, in Olanda, e interessi nel viterbese, in realtà – sostengono gli investigatori – è da lì che Macrì, insieme al cognato Vincenzo Crupi, ha curato acquisto, spedizione e sdoganamento in tutta Europa di giganteschi carichi di cocaina.

Dopo l’operazione Acero-Krupy, che ha fatto finire in manette il cognato Vincenzo Crupi, il boss ha capito che l’aria era diventata pesante per lui, e si è trasferito in Venezuela, dove è diventato Angelo Di Giacomo. Ma neanche il cambio di identità lo ha salvato dall’arresto, un anno fa (il video si riferisce alla sua cattura).

fonte:https://www.corrieredellacalabria.it

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