37 ARRESTI. CASALESI nel business degli oli minerali: “Un killer per uccidere Raffale Diana”

37 ARRESTI. CASALESI nel business degli oli minerali: “Un killer per uccidere Raffale Diana”

12 Aprile 2021 – 14:30

SAN CIPRIANO D’AVERSA – Oltre 100 indagati nell’inchiesta tra Salerno, Napoli, Avellino, Caserta, Cosenza e Taranto dei carabinieri e della Guardia di finanza di Salerno e Taranto, su delega della Dda di Potenza e Lecce, che ha portato a l’esecuzione di 45 misure cautelari restrittive, 37 arresti, 6 destinatari di divieto di dimora e due militari sospesi per 6 mesi. E’ questo il risultato dell’operazione scattata alle prime luci dell’alba che ha visto impiegati 410 uomini tra carabinieri e guardia di finanza, su delega della Dda di Potenza e Lecce. I reati contestati sono quelli di associazione a delinquere di stampo mafioso, associazione a delinquere finalizzata alla commissione di frodi in materia di accise e Iva negli oli minerali, intestazione fittizia di beni e società, riciclaggio e autoriciclaggio, nonchè impiego di denaro di provenienza illecita. Le indagini hanno fatto emergere la sinergia tra mafie del salernitano, del tarantino e di Lecce intorno al contrabbando di oli minerali; le famiglie interessate al business erano legate ai Casalesi e al clan Cicala.

Sul versante lucano l’indagine partiva da una delega alla polizia giudiziaria di procedere ad un’analisi sul territorio del basso salernitano allo scopo di individuare operatori commerciali prestatisi come prestanome per il reinvestimento di capitali illeciti da parte di sodalizi criminali. L’attenzione veniva subito concentrata sulla posizione della società Carburanti Petrullo S.r.l. di San Rufo (SA) e più in generale sulle società di carburanti del Gruppo Petrullo, le quali, per la dinamica delle loro dimensioni, e per alcuni  comportamenti, rivelavano una serie di profili di incongruità, quali l’inspiegabile aumento  dei fatturati e degli investimenti nel giro di pochi anni. Emergeva così dalle indagini che il  boom economico della ditta Petrullo coincideva con l’ingresso nelle compagnie societarie del Petrullo, quali soci e gestori di fatto, dei componenti della nota famiglia di San Cipriano d’Aversa dei Diana.

Dai primi riscontri, è stato accertato che la società, attiva nel mercato del commercio di prodotti energetici, era divenuta il canale privilegiato attraverso il quale la famiglia Diana si era infiltrata nel tessuto economico-sociale del Vallo di Diano stringendo un accordo con Massimo Petrullo, titolare dell’omonima società di carburanti.

Sulla base degli elementi indiziari raccolti il contesto investigativo è stato esteso a partire almeno dal 2015, anno in cui sono stati rilevati i primi contatti tra Raffaele Diana e Massimo Petrullo ed i rapporti commerciali tra questi ed aziende del casertano  e poi quelli stabili con le aziende riferibili al clan mafioso tarantino. Così i capitali  acquisiti illecitamente  venivano successivamente reimpiegati, nell’acquisizione di beni immobili e quote societarie, realizzando un’economia che ha permesso alla famiglia Diana di affermarsi  come  riferimento nella compravendita illegale di idrocarburi nel Vallo di Diano.

Dopo una stretta collaborazione iniziale tra il  gruppo tarantino e quello campano/lucano sono sorte tensioni legate al fatto che Petrullo aveva cercato di creare un accordo segreto con il gruppo pugliese dopo essersi reso conto che la gestione della sua società era ormai nelle mani della famiglia Diana.

Tale contrasti, per i quali era stato assoldato  un killer per uccidere Raffaele Diana, non hanno trovato sbocco in una guerra tra clan solo per non sollevare eccessivi allarmi sulle attività illecite, ma lucrose, compiute da entrambe le parti.

Numerose  le  condotte illecite accertate al termine delle investigazioni (estorsione, illecita detenzione di armi, turbata libertà degli incanti, dichiarazione fraudolenta, falsità ideologica e nella tenuta dei registri, favoreggiamento personale, rivelazione di segreto e corruzione per atti contrari ai propri doveri, etc.), tra cui anche la partecipazione ad una gara per la fornitura di carburanti a favore del Consorzio di Bonifica dei Bacini del Tirreno Cosentino, aggiudicata attraverso un accordo irregolare, garantito dalla vicinanza con un esponente della criminalità locale, in grado di imporsi anche in un territorio differente da quello proprio.  E’ stato anche  ricostruito il ruolo di informatore tenuto da un carabiniere infedele che, in cambio di numerose taniche di gasolio poi vendute a terzi, ha fornito  informazioni inerenti alle attività d’indagine. Nei confronti del militare, condotto in carcere, l’Arma,  ha immediatamente assunto provvedimenti di rigore al manifestarsi del suo coinvolgimento, trasferendolo, già nel novembre 2019, fuori dalla provincia salernitana in incarico non operativo.

Fonte:https://casertace.net/il-video-37-arresti-casalesi-nel-business-degli-oli-minerali-un-killer-per-uccidere-raffale-diana/

Archivi