La camorra vuole uccidere i fratelli dei pentiti «Siete degli infami, vi ammazziamo»
CRIMINALITA’ ORGANIZZATA – LE MINACCE
La camorra vuole uccidere i fratelli dei pentiti «Siete degli infami, vi ammazziamo»
Non rientrano più nel programma di protezione e sono tornati a vivere nel quartiere un tempo comandato dalla loro famiglia e che oggi li vuole morti

di REDAZIONE

NAPOLI. Niente piombo, stavolta bastano le minacce verbali. Sono da poco passate le 2,30 del mattino quando le vite di Manolo e Celeste Misso, fratelli dei collaboratori di giustizia Giuseppe “’o chiatto” ed Emiliano Zapata, ripiombano nell’incubo. «Siete degli infami, vi ammazziamo». Poche, feroci parole che sono però bastate ad aggiungere un ulteriore tessera al mosaico di solitudine in cui i due giovani si ritrovano ingabbiati ormai da mesi. La loro unica colpa: quella di essere imparentati con dei camorristi, gli ex “padroni” del rione Sanità, oggi passati dalla parte dello Stato.

ABBANDONATI. Quella dei fratelli Misso è una vicenda labirintica, dall’epilogo tanto paradossale quanto inquietante. Dal 6 ottobre scorso i due sono tornati, loro malgrado, a vivere nel quartiere San Lorenzo, in quella stessa abitazione che in passato appartenne al padre Umberto, fratello di Giuseppe. Una decisione calata dall’alto, ovvero dallo Stato, che li ha “abbandonati” dopo averli inseriti nel programma di protezione di cui era destinatario Zapata. Peccato che la posizione giudiziaria di quest’ultimo fosse stata in seguito “capitalizzata”, cioè pagata in denaro sonante dallo Stato affinché il diretto interessato potesse rifarsi una nuova vita lontano da Napoli. A rimetterci, neanche a dirlo, sono stati i giovani Misso. Per loro, andati in fumo la protezione e il vitalizio mensile, si sono infatti rispalancate le porte di quell’inferno dal quale avevano provato in tutti modi a fuggire. E così, tornati nuovamente all’ombra del Vesuvio, riecco a fare capolino la micidiale girandola di intimidazioni di stampo camorristico. I nemici giurati dei loro congiunti non si sono affatto dimenticati di loro.

NOTTE DA INCUBO. L’ultima minaccia è andata in scena nella notte a cavallo tra lunedì e martedì. Intorno alle 2,30 un gruppo di emissari del clan si materializza in vico Donnaregina, proprio davanti l’ingresso della palazzina in cui vivono attualmente i fratelli Misso. I malviventi puntano in direzione dell’ultimo piano e urlano una raffica di intimidazioni: «Vi uccidiamo, siete solo dei pentiti e degli infami». Ancora pochi secondi e il commando si dissolve tra i vicoli imperscrutabili dei Tribunali.

DELUSIONE E RABBIA.«Stiamo continuando a pagare per colpe che non sono nostre, cosa c’entriamo io e la mia famiglia in tutta questa vicenda?». Manolo Misso, 24 anni, non riesce a calmarsi. I suoi ragionamenti sono un fiume in piena, dalle sue parole tracimano preoccupazione e rabbia: «Dopo le intimidazioni ricevute la scorsa notte, io e mia sorella ci siamo subito precipitati in Questura per denunciare tutto. Le forze dell’ordine, nei limiti del possibile, cercano di darci una mano e starci accanto. Ma questo non basta più». I Misso junior sanno di essere accerchiati, sanno che i nemici storici dell’ex super clan della Sanità sono pronti a stargli con il fiato sul collo fino alla fine dei loro giorni: «Lo Stato – è la preghiera di Manolo – ha il dovere di darci ancora una possibilità di salvezza. Se non è disposto a fornirci la protezione, ci dia quantomeno la liquidazione prevista dalla legge. Solo così potremo andare via da Napoli e ricominciare tutto da capo». I due fratelli incontreranno don Tonino Palmese. Un appuntamento che ha già il retrogusto amaro dell’ultima spiaggia: «Fino ad ora -ricorda Manolo – la Curia non ci ha aiutati in alcun modo, speriamo che qualcosa inizi a girare per il verso giusto. So solo che mia nipote, 10 anni appena, da ottobre non va più a scuola per paura di ritorsioni». Murati vivi tra le mura di casa propria, per Misso junior l’incubo non è ancora finito.

06/07/2016

fonte:www.internapoli.it

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