Inchiesta tangenti, Marotta in contatto con imprenditore dei Casalesi
Il Mattino, Mercoledì 6 Luglio 2016

Inchiesta tangenti, Marotta in contatto con imprenditore dei Casalesi

di Mary Liguori

Un intervento sul Consiglio di Stato perché accogliesse il ricorso presentato da Pino Fontana in merito all’interdittiva antimafia che aveva colpito le sue aziende. Fontana è il costruttore detenuto al 41bis a Badu e Carros con l’accusa di avere giovato dei favori del clan dei Casalesi, il cui fratello è accusato di aver ricomprato la pen drive di Michele Zagaria rubata da un poliziotto della Mobile di Napoli. E, Fontana, già nel 2013, raccoglieva attraverso Riccardo Sacco, un imprenditore di Afragola amico suo indicato come «di casa» al Ministero dell’Ambiente, gli sfoghi di Antonio Marotta, il parlamentare Ncd indagato dalla procura di Roma nell’ambito dell’inchiesta su un giro di corruzione e di illeciti flussi finanziari. E attraverso lo stesso «amico» gli avrebbe chiesto il favore di far accogliere il suo ricorso al Consiglio di Stato.

«Mi ha inguaiato Berlusconi, io non volevo fare l’onorevole. Faccio il presidente del Consiglio di Stato, il capo dipartimento del Ministero…», riferisce Sacco a Fontana, imitando la voce di Marotta. Quegli sfoghi del politico Fontana li racconta poi alla moglie e alla segretaria. Non sa che, in quel periodo, ogni sua parola è registrata dalle cimici dei carabinieri. Non sa che è sotto controllo quando va ai due appuntamenti con il parlamentare al quale avrebbe chiesto di intercedere per ottenere l’accoglimento del ricorso presentato al Consiglio di Stato avverso alla interdittiva antimafia.

Vicende che, è bene chiarirlo, non hanno visto la luce di uno sbocco giudiziario concreto: bocche cucite in Dda a Napoli, ma non risulta che per la storia della presunta promessa di intercedere sul Consiglio di Stato a favore di Fontana ci siano iscrizioni sul registro degli indagati.

I Ros ne chiedevano tre, perché l’anello di giuntura tra l’onorevole Marotta e l’imprenditore di Casal di Principe sarebbe un avvocato di Taranto con studio a Roma, Maria Cristina Lenoci.

I contatti con Fontana li tiene il legale, tuttavia in due casi i Ros seguono l’imprenditore, prima fino a Roma, poi a Salerno e appurano che, effettivamente, incontrò Marotta in due occasioni. Quel ricorso, a ogni modo, Fontana non lo vinse mai. I rapporti tra lui e l’avvocato si interruppero sul finire del 2014, momento in cui l’imprenditore ricevette il suo primo avviso di garanzia. “Mi indagano per concorso esterno in associazione mafiosa”, disse al legale. Da quel momento, non ci saranno più notizie circa loro rapporti. E si perdono anche le tracce dell’inchiesta.

Ma andiamo ai fatti. Sono gli ultimi giorni del marzo del 2013 quando Fontana contatta l’imprenditore Sacco di Afragola per sollecitare un incontro “a Salerno”. I dialoghi che intercorrono tra i due sono intercettati dal Ros del distaccamento di Caserta guidato dal capitano Francesco Cardetta, un manipolo di carabinieri che, in quei mesi, su delega della Dda di Napoli, indaga su Pino Fontana e su altre venti persone, inclusi l’ex parlamentare Tommaso Barbato e l’ex sindaco di Caserta, Pio Del Gaudio. Storia per la quale è già in corso un processo. Le vicende che riguardano Marotta emersero grazie a quelle intercettazioni. «Fissami quell’appuntamento, è di vitale importanza»: poco prima di Pasqua, come documentato nel dossier dei Ros, Fontana incontra Marotta a Salerno.

Poi invia dei documenti e contatta Marotta sul telefono del Consiglio di Stato in uso al parlamentare per assicurarsi che li abbia ricevuti. Sono, per la verità, i dialoghi tra Fontana e sua moglie e tra l’imprenditore e la sua segretaria ad inquadrare il presunto «accordo» tra Marotta, in quel periodo direttore generale del Ministero della Giustizia. E sono, ancora, i discorsi che Fontana affronta con il suo amico imprenditore di Afragola, gancio tra lui e il politico, a definire la situazione che ha insospettito i Ros. «Gli ho parlato – lo rassicura l’amico, riferendosi a Marotta – dice che a breve ci saranno delle novità». Dopo un fitto scambio di telefonate tra Fontana e l’avvocato Lenoci, i Ros organizzano un servizio di pedinamento e appostamento al termine del quale assistono a un incontro, in piazza del Parlamento a Roma, tra il politico e l’imprenditore. Poco dopo ai due si aggiunge Bartolomeo Piccolo, altro imprenditore arrestato nell’ambito dell’inchiesta «Sistema Medea», quella sui politici e gli imprenditori ritenuti al soldo dei Casalesi. All’incontro prese parte l’immancabile avvocato Lenoci. Il dossier si conclude con l’ultimo contatto tra quest’ultima e Fontana: l’imprenditore la avvisa di avere subito una perquisizione e di essere indagato. Da quel momento, non fu possibile procedere. I Ros chiesero una delega che, da quanto si apprende, non è ad oggi arrivata.


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