Il messaggio dell’ Associazione Caponnetto per le vittime di mafie-cs

comunicato stampa

                                                                             Vittime innocenti: 70 per cento senza verità e giustizia. 

                                                                   La proposta shock: sostituiamo l’elenco delle vittime con quello dei magistrati 

                                                                           che in oltre vent’anni non hanno saputo trovare la verità

 

Abbiamo atteso che trascorresse la giornata ufficiale delle celebrazioni organizzate da Libera per ricordare anche noi, come Associazione Antimafia Caponnetto, le mille vittime innocenti di criminalità organizzata, unendoci al dolore sempre vivo dei familiari.

C’è stato qualcosa in più, quest’anno, alla manifestazione che ha riempito le piazze di tutta Italia: per la prima volta in un flash del Tg1 delle 20.30 abbiamo ascoltato dal fondatore di Libera, don Luigi Ciotti, parole che suonano come un pesante atto d’accusa alle nostre istituzioni, in primis alla magistratura italiana: «Il vero problema – ha detto don Ciotti sfilando in corteo al fianco dei familiari – è che il 70 per cento di loro non conosce la verità, o la conosce solo in parte».

Non sappiamo se era questa la precisa intenzione di don Ciotti, ma di sicuro quel 70% di delitti impuniti, di assassini senza nome coperti da pesanti coltri di omertà istituzionali, colpiscono come una fucilata al cuore i tanti che nelle aule della giustizia italiana da oltre vent’anni erano stati chiamati ad identificare e punire i killer e i loro mandanti a volto coperto. Ma non lo hanno fatto.

Di fronte a tanto scempio, però, invece di sentirsi inchiodata al muro, coperta di vergogna, la Giustizia italiana si volta dall’altra parte. E se chiamata a rispondere, tira fuori le solite frasi di apparato: «è bellissimo vedere tanto risveglio nelle giovani generazioni…».

Qualche anno fa, durante un incontro pubblico finalizzato al suo lancio in politica, un pubblico ministero di Palermo ebbe a tuonare: «Vogliamo la verità sugli assassinii di mafia!”. Nel silenzio in cui era sprofondata la sala si alzò una donna e con la voce carica di dignità gli rispose: “Siamo noi cittadini, signor pubblico ministero, che vogliamo la verità sulle stragi di mafia. E la vogliamo dai rappresentanti della giustizia. Lei cosa ha fatto in questi ultimi venti anni per trovare quella verità che oggi viene a chiedere a noi?”.

Il tema vero che dobbiamo toccare oggi, al cospetto di tante vittime rimaste senza giustizia, è la mancanza di responsabilità dello Stato italiano. Tutti colpevoli, nessun colpevole: è il massimo che hanno saputo confessarci in questi anni, anche di fronte ad attacchi frontali come la frase a caldo pronunciata ieri da don Ciotti: più di uno su tre sepolto senza verità.

Sempre pronti, i rappresentanti della Giustizia italiana, a chiamarsi fuori. E se il dolore di un intero Paese per gli eccidi senza colpevoli, di fatto “autorizzati” dallo Stato, non risuona nelle loro coscienze, d’ora in poi saremo noi a fare in modo che questo accada. E cominceremo subito, sostituendo al doloroso elenco di nomi e cognomi delle vittime innocenti quello dei tanti magistrati che avrebbero potuto e dovuto trovare la verità, per placare la sete di chi è rimasto su questa terra a piangere i suoi cari. E per impedire che tutto questo potesse accadere ad altri. Ma non lo hanno fatto. Così calpestando anche la memoria di quei loro colleghi che, per squarciare i muri alti delle collusioni eretti intorno ai Palazzi, hanno per primi pagato con la vita.

Roma, 22 marzo 2016

                                                Rita Pennarola – Ufficio stampa Associazione Antimafia Caponnetto

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