Cerca

La mafia russa la più pericolisa e la più sottovalutata

La mafia russa: il peso dei “ladri di legge” nell’economia del paese

In Italia la mafia italiana macula il manto sociale ed economico del paese ma in Russia venti anni dopo il crollo dell’URSS il crimine organizzato si è trasformato in uno stato incardinato dentro lo Stato. La criminalità in Italia è costantemente monitorata e sorvegliata ma in Russia essa è un arcipelago di “famiglie” sconosciuto e avvolto nel mistero.

Nicolai Lilin nel suo libro “Educazione Siberiana” parla dei riti e dei segreti degli Urka (uomini d’onore)discendenti degli uomini che Stalin deportò in Transnistria, al confine con la Moldavia. Il nonno dell’autore così gli diceva: «non c’è inferno né paradiso, se ti comporti male rinasci in Russia» .

L’autore scrive che la Russia di oggi è completamente allo sbando.«Nelle mie zone tutti chiedono il pizzo, per qualsiasi cosa bisogna pagare. È lecito aspettarsi una richiesta di tangente per documenti, viaggi, permessi, per tutto ciò che nel mondo occidentale, in un mondo che si dice civile, dovrebbe essere dovuto». Nicolai scrive dell’Italia. «Qui puoi avere un documento senza pagare tangenti, qui se vieni derubato puoi sporgere regolare denuncia, e sai che ci sarà qualcuno ad ascoltarti, a difenderti, a far valere i tuoi diritti di cittadino. In Russia e in Moldavia tutto è corruzione, politica, burocrazia, tanta prostituzione, racket, droga. Paesi marci. La mafia russa è una categoria generica, enorme, quasi inesistente. ».

Nel 2006 la Fondazione Caponnetto definì la mafia russa l’organizzazione criminale più sottovalutata del nostro Paese.Nel film “La promessa dell’assassino” del 2007, David Cronenberg filma una skhodka, l’assemblea dei capimafia, che si conclude con il rito di iniziazione dell’affiliato: il tatuaggio. Da quel momento la sua(dell’affiliato) missione diventa combattere lo Stato in ogni sua forma. La lotta allo Stato ha infatti sempre contraddistinto la mafia russa. Durante l’Unione Sovietica l’”Organizatsya” consisteva in piccoli gruppi poco organizzati che avevano come scopo primario quello di soddisfare la domanda di beni resi irreperibili sul mercato dell’economia pianificata comunista del blocco sovietico.

Stalin cercò di combattere la criminalità organizzata mandando migliaia di malviventi nei campi di lavoro siberiani. Questi, però, spesso riuscivano a tenere in pugno i loro secondini ricattandoli con la minaccia delle famiglie. In questo modo i loro capi, i cosiddetti vory v zakone (ladri in legge in russo, titolo equivalente al siciliano don o padrino) potevano dirigere le loro attività criminali dalla prigione.

Negli anni ottanta, con le istituzioni statali al collasso e con una burocrazia così complessa da bloccare il normale funzionamento civile, economico ed industriale del paese, chi voleva facilitare l’approvazione di una pratica doveva corrompere i funzionari mentre per procurarsi un pezzo di ricambio o un medicinale si doveva rivolgere al mercato nero controllato dall’organizzazione criminale.

Dopo l’Unione Sovietica con il passaggio all’economia di mercato la mafia russa fa il salto di qualità e può occuparsi di tutte le attività lucrose (legali o meno) anche alla luce del sole, poiché il controllo statale pressoché scompare. Durante questo periodo la mafia russa si sposta anche all’estero e organizza delle filiali negli USA, Israele, Francia, Inghilterra, Svizzera, Austria, Germania, Irlanda del Nord, Finlandia, Francia e Italia. Così, a partire del 1991, la mafia ha cominciato ad operare allo scoperto espandendo le proprie attività da quelle dei racket tradizionali(droga, alcohol, prostituzione) ad ogni aspetto della vita civile (turismo, edilizia, industria, banche, istituti finanziari…)Tre i fattori principali tra loro collegati che hanno facilitato l’ascesa delle “famiglie” russe:

1. il massiccio ricorso a metodi violenti (anche a danno di funzionari ed imprenditori tra cui anche presidenti delle maggiori banche del paese.

2. l’inadeguatezza della polizia (sottopagata, con organici sottodimensionati, mancanza di esperienza e ben infiltrata dalle stesse bande criminali)

3. la corruzione incoraggiata dall’inflazione dei primi anni del post-comunismo (a prezzi politici erano disponibili anche le risorse naturali del paese: oro, diamanti, gas, petrolio. Queste risorse venivano comprate in rubli o semplicemente trafugate e rivendute all’estero (spesso illegalmente) a prezzi di mercato e nelle divise forti. Tale commercio condotto attraverso società controllate si affianca a quello dei traffici illegali di armi, droga. L’impreparazione della gente al nuovo modello di economia rese facile anche dar vita a truffe colossali: con il regime sovietico esisteva un’unica banca, immediatamente dopo ne sorsero come funghi circa 8000. Molte, però, erano istituite da truffatori o, nel migliore dei casi, incapaci che poi scappavano con i soldi raccolti o fallivano o semplicemente non reggevano la pressione della criminalità (negli anni novanta 400 banchieri caddero vittima di atti criminali), facendo sfumare risparmi e speranze di tanti cittadini russi. Di tutte quelle banche solo circa 400sono sopravvissute e di queste solo una decina ha le capacità professionali per avere rapporti con imprenditori ed istituti di credito stranieri.

Infiltratasi sempre più nella vita economica e sociale del paese la mafia russa rivolse la sua attenzione alla privatizzazione di industrie e servizi oltre che l’alienazione di beni mobiliari ed immobiliari, prima tutti di proprietà statale.Per poter contrastare questo elevatissimo livello di criminalità, lo stesso Ministero degli Interni si è dotato nel tempo di un vero esercito di 130.000 uomini per supportare adeguatamente le attività di polizia. In particolare è stato Boris Yeltsin che ha indirizzato decisamente la lotta contro la criminalità organizzata e la corruzione. La lotta alla criminalità è però difficoltosa perché non c’è una cupola mafiosa ma un arcipelago di bande più o meno potenti su base locale (anche molto estese, abbracciando facilmente intere province o Repubbliche) divise in 3 livelli:

  • Piccoli gruppi composti da 10/15 persone, indipendenti dall’organizzazione ma ad essa affiliati
  • Grandi brigate di 200/300 persone (in numero di circa 500), che controllano i gruppi più piccoli e sparse su tutto il territorio
  • I così detti “ladri nella legge” in numero di circa 150, sono le cosche con più potere, sia economico che politico, spesso sono avvocati, medici, ingegneri e politici. Sono in grado di svolgere le più colossali operazioni finanziarie, avendo loro il capitale disponibile.

Le principali organizzazioni criminali sono:

  • Lupi di Tambov di San Pietroburgo
  • Dolgoprudnenskaia
  • Banda di Izmailovskaya
  • Solntsevskaya bratva

Alle “famiglie” di Mosca ed a quelle di San Pietroburgo si aggiungono quelle di matrice etnica: la mala cecena(specializzata nel campo della droga) e quella georgiana(specializzata nel campo delle estorsioni), la mala tagika (specializzata nel campo delle rapine) ed infine le famiglie dell’Azerbaigian.Molti mafiosi russi conducono una doppia vita: una pubblica di uomini di affari di successo con interessi nei campi più disparati ed una nascosta di capi di organizzazioni criminali ben più redditizie delle prime.Molti sono industriali, ma molto più spesso finanzieri, immobiliaristi e costruttori.

Infatti, uno degli ambiti di investimento legittimi più convenienti e redditizi individuati e sfruttati dalla mafia negli ultimi anni di vita del regime sovietico è stato quello immobiliare: con la complicità di burocrati compiacenti (o indotti a collaborare con la violenza), in quegli anni la mafia si è accaparrata a prezzi irrisori oltre ad industrie, concessioni minerarie, ecc… vasti terreni edificabili intorno a tutte le maggiori città del vasto paese. Su queste hanno poi costruito con partner occidentali, preoccupandosi di fornire maestranze che non scioperavano, di proteggere i cantieri, di assicurare la fornitura di materiali, ecc…Costruiti gli edifici, cominciarono poi a partecipare alla loro gestione e quindi ai profitti derivanti dalla loro vendita o affitto, assicurandosi anche una facciata di rispettabilità oltre che un modo per riciclare il denaro sporco.

Altre attività includono il traffico di droga, attività principale all’esterno del CSI(Commonwealth degli Stati Indipendenti), dal traffico di armi (trafugate dagli arsenali dell’ex Unione Sovietica) a quello di organi.La violenza del passato assieme alle minacce del presente ha indotto una grande richiesta di sicurezza da parte delle aziende nazionali o straniere per proteggere beni e persone. Per soddisfare questa richiesta sono nate numerose società specializzate in sicurezza un po’ in tutta la Russia ed in special modo a San Pietroburgo e soprattutto Mosca.

Esse impiegano spesso ex-militari provenienti dai tanti corpi speciali (Spetsnatz) dell’ex-URSS, senza lavoro dopo la caduta del regime e la riduzione delle spese militari. La stessa criminalità organizzata ha utilizzato come copertura per i propri uomini le società di sicurezza così da giustificare, di fronte alla legge, la loro necessità del porto d’armi. In teoria la milizia, la polizia russa, avrebbe dovuto verificare l’adeguatezza dei soggetti (fedina penale, capacità, equilibrio psicologico), ma attraverso la corruzione questo ostacolo era facilmente superato.

La Mafia russa in Italia si è stanziata in origine nelle Marche per poi diffondersi nel resto d’Italia, specialmente a Roma e a Milano.

In Italia la mafia russa si occupa di prostituzione (non casualmente sono presenti soprattutto donne), di compravendite commerciali, di riciclare danaro sporco, di traffico clandestino di persone, che ricompensano la mafia con una cifra che si aggira sui 2.000 €.La mafia russa in Italia è estremamente feroce, sia nei confronti dei russi che non rispettano le regole, che nei riguardi dei loro nemici o di uomini di altre organizzazioni criminali.La mafia russa, anche per ciò che concerne il contrabbando e traffici nel settore militare, ha stretto rapporti d’affari pure con la mafia calabrese.

La mafia russa, per il Sen. De Luca , e’ una mafia giovane, in via di espansione, che va stroncata sul nascere prima che metta le sue radici. Non vorremmo che la mafia russa cominci a godere anche nel nostro paese di protezioni o trattamenti particolari“.Numerosi gli arrivi a Falconara, Rimini e Pescara di Russi, apparentemente uomini d’affari, che comprano beni di consumo lussuosi per circa milioni di euro per poi rivenderli in patria a prezzi centuplicati.I visti d’ingresso e i permessi di soggiorno in Italia sono diverse centinaia di migliaia e gli investigatori in Lombardia, nelle Marche, in Sardegna e nel Lazio hanno individuato la presenza di consistenti gruppi affiliati alla “Brigata Solntevskaja”, cioè della Brigata del Sole, molto attiva a Mosca.

La riviera romagnola rimane il crocevia importantissimo per il passaggio dei capitali russi in Italia. L’ecstasy che sballa i discotecari fino all’alba viene dai loro laboratori clandestini. La coca arriva direttamente dalla Colombia: i russi hanno stretto accordi con i cartelli colombiani per gestire la triangolazione degli stupefacenti dal Sudamerica in Europa. Sempre in Italia gli inquirenti hanno scoperto la “tratta degli storpi”(mendicanti) che si aggiunge a quella delle baby-sitter, delle badanti (e ovviamente) quella delle prostitute.

Sono tanti i canali con cui vengono persuasi e ricattati gli immigrati clandestini. I boss hanno in mano agenzie interinali e turistiche per reclutare lavoratori di ogni genere (soprattutto edili) e fornirgli documenti falsi.Negli ultimi anni le indagini condotte dagli investigatori hanno mostrato come il flusso di denaro che dai Paesi dell’ex Unione sovietica attraverso bonifici o false fatturazioni, giungeva in Italia e negli altri Paesi europei tornava poi all’origine con complicati schemi di passaggio di denaro ma anche attraverso merci come macchinari, mobili, legname, capi di abbigliamento (dalle indagini risultano anche collegamenti con il terrorismo ceceno usato come braccio armato in difesa dei traffici illegali).

Uno dei maggiori esponenti della lotta alle mafie, Anatoli Kulikov, nel ‘98 sosteneva che “le mafie russe controllano 40.000 società e 550 banche, fra le quali le dieci banche più importanti”. E’ stato durante il periodo di Eltsin che si è verificato il completo incardinamento delle mafie nello Stato russo “dal vertice alla base” e lo sconfinamento in tanti altri paesi degli affari illeciti. Attualmente si deve perciò parlare di mafia georgiana, di mafia uzbeca, mafia ucraina, della mafia di Vladivostok, della mafia del Kazan, della mafia degli ex agenti del KGB, della mafia del petrolio, della mafia del legno, della mafia di una certa oligarchia finanziaria (a quest’ultima cerchia appartengono, come sostiene Marie Jégo, i cosiddetti sette samurai del capitalismo russo: Boris Berezovskij, Michail Fridman, Vladimir Gussinski, Michail Khodorkovski, Vladimir Potanin, Alexandre Smolenski, Vladimir Vinogradov che hanno nelle mani la gestione di circa la metà dell’intera economia russa.

La mafia russa ha dimostrato di saper coprire i più disparati settori dal mercato della prostituzione, a quelli più raffinati, come il materiale radioattivo: uranio e plutonio. Non esistono dati certi sulla quantità di materiale bellico sottratta al complesso militar-industriale sovietico in sfacelo; il tramite ceceno potrebbe essere stato uno dei canali di rifornimento che sono stati usati da Bin Laden.

Un’inchiesta della magistratura spagnola sulla mafia russa getta più di un’ombra sulla vittoria della Coppa Uefa 2008 da parte dello Zenit San Pietroburgo. Infatti il giudice Baltasar Garzon è venuto in possesso di intercettazioni in base alle quali, stando a quanto scrive il quotidiano El Pais, la semifinale di ritorno vinta 4-0 dai russi contro il Bayern Monaco sarebbe stata truccata.

Altri approdi sono l’isola di Cipro e lo stato di Israele. Cipro è una piattaforma logistica centrale nel Mediterraneo e pullula di attività commerciali sul libro paga dei boss. Da Cipro si parte per Tel Aviv, complice la legge israeliana che concede la cittadinanza agli ebrei che vivono in Russia, Moldavia, Ucraina.

Anche in Georgia (Batumi e costa dell’Ajara) la mafia russa coperta da quella georgiana è riuscita ad espandersi nonostante il conflitto armato che ha visto opposti l’esercito di Putin e quello di Saakashvili. Da ultimo c’è stato il salto di qualità cibernetico: i boss della net-generation assumono cervelloni informatici per fare spamming, “pishing” e frodi finanziarie. L’anno scorso sono state attaccate diverse piattaforme di e-commerce, costrette a pagare il pizzo per sfuggire agli hacker. Estorsioni che possiamo definire on-line.

La crisi finanziaria mondiale ha comunque anche colpito l’economia russa che detenuta nelle mani di poche “famiglie” ha visto ridimensionato il numero dei “nuovi” plutocrati russi.
Giulio Savina

(Tratto da Agenzia Radicale)