17 Novembre 2025 – 15:23
Ora in 12 a un passo dal processo
CASERTA – Un presunto giro di affari illegali miliardario, gestito per conto del clan dei Casalesi e con ramificazioni in decini di bar e locali dell’Aversano. La Procura DDA di Napoli ha chiesto il processo per 12 persone, accusate a vario titolo di associazione a delinquere di tipo mafioso, gioco d’azzardo clandestino e riciclaggio.
L’elemento cruciale dell’accusa è che tutte queste attività illegali erano finalizzate ad avvantaggiare la fazione Russo-Schiavone del clan dei Casalesi. Questo sistema, spiegano i magistrati, serve alla mafia non solo per fare soldi, ma anche per mantenere il controllo del territorio, “occupando” economicamente gli spazi commerciali.
Il giudice Gabriella Logozzo ha fissato la prima udienza preliminare per il 2 dicembre 2025 al Tribunale di Napoli. L’inchiesta, condotta dalla Guardia di Finanza, svela i presunti metodi con cui la criminalità organizzata controlla il territorio e accumula denaro attraverso due attività principali: le scommesse sportive online illegali e le slot machine “tarocche”.
Secondo gli investigatori, il gruppo, guidato da Raffaele Letizia di Casal di Principe, avrebbe installato in numerosi bar dell’agro aversano delle slot machine e videopoker “clandestini”. A differenza di quelli regolari, questi apparecchi non erano collegati alla rete di controllo dello Stato (Agenzia delle Dogane e Monopoli), permettendo così di incassare tutti i guadagni senza pagare tasse e senza limiti di legge.
Fornitori di questi apparecchi, secondo l’accusa, sarebbero stati Antonio e Vincenzo Vaccaro, che operavano attraverso società di famiglia. I bar in cui venivano piazzate le macchine erano spesso gestiti in modo occulto da altri indagati, come Pasquale Di Bona di San Cipriano d’Aversa e Marco Losapio di Casal di Principe.
Oltre alle slot, il gruppo sarebbe attivo anche nel lucroso mondo delle scommesse sportive illegali. Attraverso siti internet con nomi come “arababet.live” e “nextra.bet”, privi di qualsiasi autorizzazione statale, gestivano un giro di scommesse clandestine. Anche in questo caso, i profitti, secondo la accusa, finivano nelle casse dell’organizzazione.
Per nascondere i veri proprietari delle attività e riciclare i soldi, il gruppo si serviva di “prestanome”. Tre giovani di Casal di Principe – Giovanni Argine, Giovanni Diana e Raffaele Cantiello – sono accusati di aver messo il loro nome e la loro partita IVA per intestarsi fittiziamente bar come “Diamante 1”, “Diamante 3”, “Bar Milano”, “Caffetteria 3C” e “Bar Le Perle”. In realtà, gli incassi (fino a diverse migliaia di euro al mese per ogni locale) andrebbero agli uomini del clan.
Completano il gruppo degli indagati Pierpaolo Improta, accusato di essere il tecnico che manovrava materialmente le slot machine, e Bruno Salzillo, ritenuto un fidato intermediario del presunto capo, Raffaele Letizia.”
A difendere gli indagati è un nutrito pool di avvocati penalisti. Tra i legali coinvolti figurano gli avvocati Carlo De Stavola e Enrico Iascone Maglieri del foro di Santa Maria Capua Vetere, che difendono diversi imputati, tra cui i fratelli Alfiero. Dal foro di Napoli Nord operano gli avvocati Mario Griffo, Mirella Baldascino e Domenico Della Gatta, mentre Paolo Caterino è il difensore di fiducia di Bruno Salzillo. Completano lo schieramento della difesa altri penalisti di Salerno e Torre Annunziata, chiamati a rappresentare gli interessi dei rispettivi assistiti in un procedimento giudiziario molto complesso.
Fonte:https://casertace.net/tutti-i-nomi-bar-fantasma-e-slot-machine-rubasoldi-cosi-il-clan-dei-casalesi-faceva-migliaia-di-euro/