Tredici pentiti per ricostruire i collegamenti tra imprenditori e clan Mallardo

Tredici pentiti per ricostruire i collegamenti tra imprenditori e clan Mallardo

Di Antonio Mangione -1 Maggio 2020

Ricostruzioni ed indagini che richiamano all’inchiesta ‘Arcobaleno’, che dieci anni fa portò al sequestro di beni per 500 mln di euro ma il cui processo è terminato con un flop. Ma nel frattempo, secondo i magistrati della DDA, ci sono state nuove dichiarazioni che li hanno portati a chiedere il sequestro preventivo di molti degli stessi beni, nel frattempo restituiti ai legittimi proprietari, e alla richiesta di applicazione di misura cautelare per due soggetti, Carmine Maisto e Antonio Pirozzi, con l’accusa di essere riciclatori del clan Mallardo. Richiesta di misura cautelare respinta per entrambi, che restano indagati a piede libero nell’ambito dell’operazione Colpo di Coda. Un nome scelto non a caso. Con un colpo di coda, infatti,  in base a nuovi accertamenti investigativi, corroborate da dichiarazioni di altri collaboratori di giustizia,  tra le Province di Napoli, Roma, Latina, Firenze, Pisa e Treviso, su delega della Procura Distrettuale Antimafia di Napoli, le Squadre Mobili di Napoli e Firenze ed il G.I.C.O. della Guardia di Finanza di Napoli, hanno dato esecuzione al decreto di sequestro preventivo emesso del G.I.P. di Napoli nei confronti di Maisto Carmine per i reati di associazione di stampo mafioso, riciclaggio, bancarotta fraudolenta e trasferimento fraudolento di valori.

Il sequestro eseguito è il risultato di una complessa indagine, coordinata dalla locale D.D.A. e corroborata da accertamenti di natura patrimoniale, che ha ricostruito i rapporti tra Maisto Carmine – imprenditore del settore edilizio, alberghiero e della grande distribuzione – alcuni componenti del suo nucleo familiare ed esponenti dei Mallardo.

Il sequestro disposto dal tribunale ha avuto ad oggetto numerosi beni immobili ubicati nella area nord del napoletano, tra i quali la villa dello stesso MAISTO, due supermercati, alcune società immobiliari, quattro auto di grossa cilindrata, tra le quali una Porsche Mecan e una Mercedes A45s, due scuderie ippiche, tre cavalli, due hotel, un resort e un lido balneare in località Licola mare, per un valore stimato complessivo pari a circa 50.000.000 di euro.

Tra i pentiti che hanno contribuito alle indagini ci sono Francesco Poziello, Massimo Amatrudi, Filippo Caracallo, Domenico Bidognetti, Giovanni Chianese, Francesco Della Corte, Rosario Froncillo, Tommaso Froncillo, Raffaele Ferrara, Angelo Parente, Attilio Pellegrino, Salvatore Izzo, Giuliano Pirozzi e Gaetano Vassallo.

Fonte:https://internapoli.it/


	                    
	                
Archivi