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Tescaroli: ”Stragi di mafia avvenute per condizionare la politica legislativa italiana”

Karim El Sadi 07 Febbraio 2026

A Perugia la presentazione dell’ultimo libro del procuratore. De Raho: “Le audizioni di Mori e De Donno in Antimafia sono incompatibili con una reale ricerca della verità

Con le stragi di mafia si è voluto condizionare la politica legislativa del paese. Ci fu un agire criminale che si mosse correlativamente a delle trattative dove intervennero appartenenti all’Arma dei Carabinieri”. A dirlo è il procuratore Capo di Prato Luca Tescaroli, durante la presentazione del suo ultimo libro Il biennio di sangue” (ed. Paper First) avvenuta ieri presso il palazzo della Provincia di Perugia. Insieme all’autore, presenti anche il deputato del M5S Federico Cafiero de Raho (già procuratore nazionale antimafia), Aaron Pettinari (caporedattore di ANTIMAFIADuemila), Massimiliano Presciutti (Presidente della Provincia di Perugia), e Fabrizio Ricci (Presidente della Commissione Regionale Antimafia). 

Esiste un filo che lega le stragi del ’93 a quelle di Capaci e via d’Amelio del 1992 e ad altre stagioni precedenti, e questo rende necessario studiare e interrogarsi su quelle dinamiche”, ha esordito Laura Servi, Vicepresidente della Provincia di Perugia, aprendo i lavori in qualità di moderatrice. “Si tratta – ha aggiunto – di trame articolate e non isolate che videro il protagonismo, per citare Giovanni Falcone, di menti raffinatissime”. Il libro di Tescaroli ha proprio l’obiettivo di riavvolgere libandolo della matassa, partendo, afferma, “dagli interrogativi ancora aperti” sulle stragi. “Queste ragioni mi hanno spinto a fare uno sforzo di scrittura per far sì che i ricordi non ingiallissero e costituissero un monito per le generazioni future. Non possiamo dimenticare cosa la mafia è riuscita a fare, ha ideato una strategia che può essere sintetizzata con le parole del capo dei capi Totò Riina, cioè ‘fare la guerra per poi fare la pace’. E all’interno di queste stragi – ha ricordato il procuratore – si è voluto porre in essere un attacco allo Stato per piegarlo in un periodo molto particolare caratterizzato dallo sfaldamento dei principali partiti politici del tempo”. 

Il libro infatti approfondisce quel biennio nero 1993-94, seguito alle bombe siciliane contro i giudici Giovanni Falcone Paolo Borsellino, analizzando le menti e gli esecutori materiali degli attentati di Cosa nostra nel Continente. Attentati su cui Tescaroli ha indagato quando era procuratore aggiunto a Firenze. Le conoscenze che abbiamo sulle stragi, ha ricordato, sono state “ricostruite nel corso dei decenni a seguito dei sei processi celebrati sulle stragi del biennio ’93-’94. Sappiamo chi “sono i 32 responsabili delle stragi terroristico-eversive. “Queste verità – ha ricordato il magistrato – sono frutto di 13 collaboratori di giustizia che hanno dato un contributo significativo. Ma oggi restano comunque “interrogativi senza risposta.
Interrogativi che sono stati oggetto dell’intervista di Giorgio Bongiovanni, direttore di ANTIMAFIADuemila Nino Di Matteo, che è stata trasmessa alla Sala del Consiglio dove il sostituto procuratore nazionale antimafia, nel sottolineare l’importanza del volume del collega, ricorda come “sono i processi, le indagini non più segrete, e quanto emerso nella documentazione acquisita, negli esami testimoniali, negli interrogatori resi nei vari dibattimenti che ci fa ritenere assolutamente probabile che Cosa nostra non agì da sola. Sui misteri irrisolti Tescaroli ha concentrato l’ultima parte del suo intervento. Uno in particolare, quello riguardante Paolo Bellini – estremista di Avanguardia Nazionale – è di estrema attualità per la recente condanna per la strage di Bologna. “Come mai Bellini decide, dopo aver avuto contatti con esponenti delle istituzioni, di andare in Sicilia e incontrare il boss Antonino Gioè che in quel periodo stava preparando la strage di Capaci instillandogli l’idea di colpire il patrimonio storico della nazione?.

Paolo Bellini figura chiave nelle stragi

Di Paolo Bellini ha parlato anche Aaron Pettinari. “Cosa c’entra Bellini con il biennio di sangue ed il periodo di cui ci stiamo occupando oggi?”, si chiede il giornalista. “Bellini si rivela essere una figura chiave nelle oscure e intricate vicende delle stragi. La sua storia si lega a quella di un altro mafioso, autore della strage di Capaci, Antonio Gioè, morto in circostanze non del tutto chiarite. Si dice suicida, o forse si dovrebbe dire suicidato. in carcere”.
Il terrorista nero “
a partire dalla fine del 1991 comincia a fare il messo viaggiatore verso la Sicilia” a incontrare dei mafiosi per conto “di un maresciallo del nucleo Carabinieri del patrimonio artistico per cercare di recuperare dei dipinti trafugati alla Pinacoteca di Modena e si trova a trattare con i mafiosi” in particolare con Nino Gioè “che in quel momento stava lavorando insieme a Giovanni Brusca, a Pietro Rampulla, a Santino Di Matteo, a Gioacchino La Barbera e ad altri mafiosi per la strage di Capaci”.

Quindi, ha sottolineato Pettinari, “c’è un uomo mandato dai carabinieri che incontra i mafiosi che stanno per uccidere Giovanni Falcone. E’ stata definita come una specie di ‘seconda trattativa’ tra Stato e mafia che si sarebbe sviluppata in quel periodo. E ancora. “Lo dico subito. Bellini è archiviato a Firenze dove veniva contestato di aver istigato i vertici della mafia a colpire il patrimonio artistico e monumentale del Paese, e ancora in attesa di definizione la posizione a Caltanissetta dove c’è una richiesta di archiviazione.
Ma ci sono dei fatti incontestabili 
– conclude il caporedattore della testata – che non sono ancora chiariti e che lo indicano in  maniera plausibile come il soggetto che ha suggerito (la domanda è per conto di chi?) gli attentati al patrimonio artistico. Sarebbe utile un processo sul punto, ma non lo avremo. Almeno non ancora.
De Raho: Tescaroli affronta le stragi con visione unitaria”

Infine è stato il turno dell’ex procuratore nazionale antimafia Cafiero de Raho che ha espresso una profonda stima per il magistrato Tescaroli, sottolineandone “il rigore, la competenza e la passione con cui ha affrontato per anni il tema delle stragi”. De Raho ha ricordato il periodo di lavoro comune, quando Tescaroli era impegnato negli approfondimenti sulle stragi continentali e veniva ripetutamente invitato dalla Commissione parlamentare antimafia a riferire. In quella fase, tuttavia, venne mantenuta una linea ferma: non portare quelle indagini sul piano politico, perché richiedevano un livello di segretezza e di approfondimento incompatibile con la dialettica politica. Secondo de Raho, oggi questo approccio è cambiato in senso negativo: “Alcuni magistrati parlano con eccessiva disinvoltura delle indagini in corso e si spingono in valutazioni che il ruolo del pubblico ministero dovrebbe evitare. Tescaroli, al contrario, ha sempre mostrato una precisione e un metodo esemplari, emersi anche nelle numerose riunioni tra le procure di Palermo, Caltanissetta e Roma”.

Per de Raho non tutti i magistrati sono uguali: “Ciò che fa la differenza è la passione e la capacità di andare fino in fondo per cercare la verità, qualità che Tescaroli ha dimostrato in modo eccezionale”. La sua uscita dalla procura distrettuale viene vissuta come una perdita grave, perché la competenza sulle stragi richiede una vita di studio e di dedizione. Infine, de Raho esprime un giudizio fortemente critico sull’attuale operato della Commissione parlamentare antimafia, “accusata di muoversi in direzione opposta all’accertamento della verità”. “Limitare l’analisi alla sola strage Borsellino è un errore grave, perché le stragi costituiscono un unico calderone che coinvolge Cosa nostra e altri soggetti, compresi ambienti dell’estrema destra eversiva”. La scelta di ricostruire quei fatti ascoltando come testimoni figure già accusate di gravi omissioni – il riferimento è al colonnello Mario Mori e al generale Giuseppe De Donno auditi in Antimafia – secondo de Raho “è incompatibile con una reale ricerca della verità, soprattutto alla luce degli applausi politici che hanno accompagnato tali audizioni”.

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fonte:https://www.antimafiaduemila.com/home/mafie-news/309-topnews/107880-tescaroli-stragi-di-mafia-avvenute-per-condizionare-la-politica-legislativa-italiana.html