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Tescaroli: ”Criminalità a Prato? Faide fra bande e alleanza tra mafia cinese e ‘Ndrangheta”

Jamil El Sadi 14 Novembre 2025

L’intervento del procuratore all’evento dell’associazione AttivaPrato “Lo stato della legalità e della sicurezza a Prato”

Ho conosciuto in un primo momento la realtà pratese lavorando negli uffici fiorentini. La mia attenzione si è concentrata su aspetti ‘patologici’ che affliggono questo territorio e che sono sotto gli occhi di tutti. La criminalità rappresenta un problema: molteplici le attività delinquenziali riconducibili a cittadini nordafricani, est-europei e cinesi. Accanto a questa problematica, esiste quella della presenza consolidata di esponenti di tipo mafioso”.
Ha esordito così 
Luca Tescaroli, procuratore capo di Prato, intervenuto il 12 novembre durante un incontro sulla legalità e la sicurezza organizzato dall’associazione AttivaPrato nel salone consiliare del palazzo comunale. Numerosi i cittadini presenti.
Dopo aver ricordato la strage di via dei Georgofili — sottolineando come 
Antonino Messana, l’uomo nella cui abitazione di Prato venne imbottito di tritolo il Fiat Fiorino usato per l’attentato — il procuratore si è concentrato sul presente, illustrando il modus operandi messo in luce da numerosi imprenditori cinesi.
Nella sua disamina il procuratore ha ricostruito un sistema ormai radicato di imprese “
apri e chiudi”, attive nell’illegalità, che non solo eliminano la concorrenza leale, ma provocano anche “danni economici enormi” alle casse del Paese, trasferendo ingenti risorse verso la Cina. A questo quadro si aggiungono lo sfruttamento lavorativo e l’ingerenza della criminalità organizzata, con la presenza sia della ’Ndrangheta sia della mafia cinese.
Prato ha una sua centralità criminale significativa che pone la città in cima alle emergenze in Toscana – ha detto Tescaroli –. La presenza della criminalità cinese è uno dei principali problemi che stiamo incontrando: è stato generato un sistema economico parallelo a quello legale, che opera su base transnazionale seguendo più fasi la prima fase riguarda la fornitura della materia prima importata dalla Cina, che arriva in Italia tramite il porto di Gioia Tauro o altri scali. Merce che viene fatta confluire in Ungheria, dove vengono create imprese-fantoccio per aggirare il pagamento dell’Iva. Una volta in Italia, la materia prima viene lavorata da imprese ‘apri e chiudi’: sono stati riscontrati casi in cui questo meccanismo si è ripetuto per oltre un ventennio. Si tratta di un sistema diffuso che caratterizza il settore del pronto moda e che crea un danno enorme per il fisco italiano, in quanto le risorse vengono in larga parte riportate in Cina in contanti o tramite criptovalute“.

Fonte:https://www.antimafiaduemila.com/home/mafie-news/309-topnews/106956-tescaroli-criminalita-a-prato-faide-fra-bande-e-alleanza-tra-mafia-cinese-e-ndrangheta.html