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‘Gente vicina al clan mi ha riconosciuto e voglio essere trasferito’. Le dichiarazioni del pentito Massimo Donadei nel processo Toma 

10/11/2016 | 12:43

Nel processo a carico di Biagio Toma, sul duplice omicidio di madre e figlioletta, è stato ascoltato in videoconferenza da una località protetta il collaboratore di giustizia Donadei. Prima di rilasciare dichiarazioni ha chiesto ulteriori garanzie innanzi ai giudici.

'Non mi sento sicuro'. Le parole del collaboratore di giustizia

‘Non mi sento sicuro’. Le parole del collaboratore di giustizia

Dal Salento. Doveva tenersi in mattinata la deposizione di Massimo Donadei, ma si è verificato un colpo di scena:  il collaboratore di giustizia ha chiesto di essere trasferito in un’altra località protetta, prima di essere ascoltato. «Gente vicina al clan mi ha riconosciuto e voglio essere trasferito in un’altra località  – ha dichiarato – il mio non è un rifiuto a collaborare, ma non mi sento sicuro. La località protetta in cui mi trovo attualmente, non mi dà garanzie» . Donadei sarebbe stato avvicinato in tre circostanze da suoi compaesani (nella località dove si trova attualmente) “vicini” a quei personaggi di notevole spessore criminale, da lui accusati in svariate occasioni. Il riferimento fatto dal pentito dovrebbe riguardare gli uomini del Clan Giannelli. Donadei ha “collaborato” anche alla recente operazione investigativa “Coltura” che vede coinvolti persone legate al sodalizio criminale di Parabita.

A quel punto, il pubblico ministero Elsa Valeria Mignone ha chiesto il differimento dell’ascolto di Donadei e l’istanza è stata accolta dai giudici della Corte di Assise (Presidente Roberto Tanisi, a latere Francesca Mariano e giudici popolari). Ad ogni modo l’ultima parola sulla fattibilità di un trasferimento in una nuova località protetta spetterà al Ministero dell’Interno. Nello specifico, sarà il Servizio Centrale di Protezione ad esprimersi sulla questione. Massimo Donadei è assistito dall’avvocato Sergio Luceri.

Il collaboratore di giustizia doveva deporre in mattinata attraverso la video conferenza, nel processo nei confronti di Biagio Toma ritenuto l’autore materiale della spietata esecuzione della piccola Angelica Pirtoli e di aver partecipato all’assassinio della madre Paola Rizzello. Nella prossima udienza fissata per il 19 gennaio dovrebbe, dunque, essere ascoltato Donadei, ma anche  tre investigatori della polizia giudiziaria che hanno condotto le indagini.  Biagio Toma è assitito dall’avvocato Walter Zappatore.

All’inizio del processo si sono costituiti parte civile: Maria Antonia Sabato, madre della Rizzello e nonna della piccola Angelica, attraverso l’avvocato Serena Tempesta; I fratelli della Rizzello, Gerardo, Nadia e Marilena, con gli avvocati Leonardo Marseglia e Giancarlo Zompì. Infine, Alessandro Pirtoli, fratello di Angelica e figlio di Paola Rizzello. Essi, già nell’udienza dell’11 settembre scorso, avevano formulato una richiesta di risarcimento dei danni di quasi un milione di euro.  

Nell’ultima udienza è stato sentito Luigi De Matteis , attualmente collaboratore di giustizia, come testimone. De Matteis è ritenuto l’autore materiale dell’omicidio di Paola Rizzello e complice di Biagio Toma nella spietata esecuzione della piccola Angelica Pirtoli. De Matteis ha raccontato in aula ogni minimo particolare della brutale esecuzione “Toma è sceso dalla macchina e ha sbattuta cinque volte contro il muro la bambina, prendendola per il piedeLa sera stessa, il solo Toma è tornato e ha bruciato i due cadaveri assieme agli ori trafugati alla Rizzello. Poi la mattina dopo, ci siamo spostati in un altra località di campagna e dopo avere scavato una buca abbiamo seppellito il corpo della bambina. Sopra abbiamo messo un masso”. De Matteis è stato condannato a 16 anni e 8 mesi nel processo con rito abbreviato, conclusosi il 22 aprile scorso, innanzi al gup Vincenzo Brancato.

L’omicidio di  Paola Rizzello, 27 anni, avvenne la sera del 20 marzo del 1991. Ella fu uccisa perché ritenuta una testimone scomoda e dunque un’intralcio alle attività del clan. Per il suo omicidio la Corte di Assise di Lecce il 26 marzo 2001, (Presidente Dario Centonze, a latere Maurizio Saso) condannò all’ergastolo il capo clan Luigi Giannelli, la moglie Anna De Matteis ed un loro stretto collaboratore, Donato Mercuri. 

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