Di Alfonso D’Arco
La Procura non perde tempo e non fa sconti. Sono stati infatti concluse le indagini preliminari per il gruppo della Cittadella il cui organigramma è stato scompaginato la scorsa primavera. I ras e i gregari della Cittadella dunque si avviano ad affrontare il processo. È stato l’agguato al ras Gioele Lucarelli la prova per gli investigatori che fosse in atto una scissione nel gruppo della Stadera, ‘costola’ del clan Contini nato all’indomani della morte dello storico referente della zona, Paolo Di Mauro.
La confessione intercettata
È il 20 settembre del 2021 quando Lucarelli, intercettato, racconta quanto accaduto ‘confessando’ di aver avuto addosso una pistola. In un passaggio Lucarelli parla di ‘o biond spiegando di aver ricevuto ‘solo’ una pallottola alla gamba perché “ho fatto il movimento, mi sono girato” ammettendo comunque di “aver messo la mano sopra” e cioè di esser stato sul punto di usare la pistola che aveva con sè. A capo del gruppo della Cittadella proprio Gioele Lucarelli che avrebbe dato vita ad una ‘scissione’ interna nel gruppo.
Le indagine dopo il ferimento
Dal suo ferimento sono iniziate le indagini e gli accertamenti culminati nel maxi blitz effettuato dai poliziotti della squadra mobile (guidati da Giovanni Leuci), grazie anche al supporto dei Commissariati Secondigliano (guidato dal vice questore aggiunto Raffaele Esposito) e Poggioreale, della Squadra Mobile di Avellino e del Commissariato di Anzio. Nel corso dell’indagine è emerso che l’agguato a Lucarelli era da individuarsi in una risposta ad un altro agguato, ovvero il ferimento di altro individuo , avvenuto il 2 settembre 2021, per il quale sono gravemente indiziati due uomini.
Dall’attività investigativa è stato possibile evidenziare che tali eventi delittuosi trovano origine nel clima di forte tensione registrato all’interno del “gruppo della Stadera”, costola del clan Contini, in seno al quale è maturata una scissione.
Droga al dettaglio e fornitura alle piazze
Allo stesso tempo il gruppo aveva raggiunto una tale forza da dedicarsi oltre alla vendita al dettaglio dello stupefacente, effettuata nell’area della “cittadella” tra il comune di Casoria e Napoli, anche alla fornitura delle sostanze stupefacenti a “piazze di spaccio” stanziali nei quartieri Ponticelli e Secondigliano, nella città di Avellino ed anche quella gestita da uno degli indagati all’interno della Casa Circondariale di Salerno ove era all’epoca recluso.
Nelle occasioni in cui i gestori delle attività di spaccio non onoravano i debiti accumulati, venivano poste in essere condotte estorsive. E’ emerso, inoltre, che il gruppo ha disponibilità di armi ed ha dimostrato la volontà di acquisirne sempre di più al fine di essere pronti ad eventuali scontri armati con altre fazioni criminali.