L’inchiesta sul clan Amato-Pagano svela un codice mafioso che condiziona la vita quotidiana a Scampia, fino a imporre silenzio e paura anche ai bambini.
24 Dicembre 2025
Di Antonio Ronconi
Vietato andare alla comunione di una compagna di rione. Vietato raccontare dove si va in vacanza, quali luoghi frequenta la famiglia. Vietato giocare insieme quando “succede qualcosa”. È un vademecum muto, trasmesso dai più grandi ai più piccoli, dai genitori ai figli, quello che emerge dagli atti dell’ultima inchiesta sul clan Amato-Pagano. Un codice non scritto che racconta più di molte analisi la profondità del controllo mafioso su Scampia.
L’inchiesta e le misure cautelari
Quattro persone in carcere e sette agli arresti domiciliari: è l’esito dell’operazione condotta dalla Direzione Investigativa Antimafia di Napoli, guidata dal capocentro Antonio Galante, sotto il coordinamento della Procura diretta da Nicola Gratteri. L’indagine colpisce l’ultima generazione degli ex scissionisti, protagonisti della guerra di camorra di oltre vent’anni fa contro il clan Di Lauro.
I reati contestati, a vario titolo e nel rispetto della presunzione di innocenza, sono associazione camorristica, traffico di droga ed estorsioni legate anche alle aste immobiliari. La misura cautelare, firmata dal gip Isabella Iaselli, restituisce il quadro di un territorio ancora fortemente condizionato da logiche mafiose e da meccanismi di autodifesa collettiva.
L’agguato e la paura che ritorna
È il primo giugno 2024 quando, in via Antonio Labriola, nella zona dei Sette Palazzi, un uomo viene gambizzato. Un episodio che riporta alla mente lo spettro della faida. In ballo ci sono le piazze di spaccio, storicamente contese in uno dei quartieri simbolo della periferia nord di Napoli.
Le intercettazioni raccolte dagli inquirenti restituiscono il clima che segue all’agguato: «Ho paura, qua stanno tremando tutti…». Parole che raccontano un terrore diffuso, che non ha bisogno di proclami per farsi comprendere.
La comunione senza invitati
Tra gli episodi più emblematici emerge la storia di una bambina pronta a festeggiare la prima comunione. Chiesa, ristorante, tutto organizzato. Ma alla festa non si presenta nessuno. «Il ristorante era vuoto», racconta una donna intercettata. Il padre paga, la famiglia va via. Un gesto collettivo di rinuncia, figlio della paura di esporsi, di essere visti, di “stare nel posto sbagliato al momento sbagliato”.
Un’altra intercettazione chiarisce la regola non scritta: «Ho detto ai miei figli di non dire mai dove vanno in vacanza». È la quotidianità nell’ex fortino di Gomorra.
Droga e vita quotidiana
Negli atti compaiono anche dialoghi che fotografano lo spaccio come attività ordinaria. «Sopra i 20 grammi mi busco i 100 euro», dice un pusher. «Sto faticando», risponde parlando di crack. Scene di normalità criminale che convivono con la vita di famiglie, bambini, anziani.
I nomi e la nuova geografia del clan
Secondo il provvedimento cautelare finiscono in carcere Giulia Barra, Luigi De Blasio, Ciro Diano e Gennaro Vastarelli. Ai domiciliari Valentina Caiazza, Pasquale Foria, Claudio Gulotta, Ersilia Salvati, Ida Somma, Daniele Stanzione e Teresa Tabasco. Un dato che colpisce è la presenza di numerose donne, elemento che emerge con forza dalla lettura degli atti.
Non risulta indagata Debora Amato, già coinvolta in passato in un’altra vicenda giudiziaria e che, attraverso i suoi legali, ha sempre rivendicato la propria estraneità ai fatti.
La dinastia e gli affari
L’inchiesta descrive una linea di successione che si rafforza anche attraverso matrimoni e alleanze familiari. «La fabbrica è della moglie… ora la fabbrica sono marito e moglie», dicono due donne intercettate, usando il termine “fabbrica” per indicare l’organizzazione criminale.
Un capitolo centrale riguarda le aste immobiliari, considerate un settore strategico per il reinvestimento dei proventi illeciti. È lì che la camorra, secondo gli inquirenti, ricicla denaro proveniente dalla droga e da altre attività criminali.
Il codice del silenzio
La forza del clan non si manifesta solo con le armi, ma con una pedagogia della paura. Un codice che impone silenzio, discrezione, invisibilità. Un codice che arriva fino ai bambini, educati a non parlare, a non raccontare, a non festeggiare. È forse questo l’aspetto più inquietante che emerge dalle carte: una camorra che continua a governare il quotidiano, insinuandosi nei gesti più semplici della vita.
Fonte:https://www.juorno.it/scampia-il-codice-del-silenzio-imposto-ai-bambini-dal-clan/