20 Dicembre 2025 – 09:26
Da ieri sono in discussione, al Tribunale del Riesame di Napoli, i ricorsi presentati dal pm della Dda ad impugnazione di alcune decisioni di rigetto delle istanze cautelari presentate da parte della pubblica accusa. Prima fra tutte quella riguardante la contestazione fatta a Nicola Ferraro del reato di associazione a delinquere di stampo camorristico. Poi ci sono anche ricorsi per altri indagati su cui non ci sbilanciamo ancora per un motivo procedurale ben preciso che vi spieghiamo nel nostro articolo. Tutto ciò va letto considerando che la prima fase del Riesame quella riguardante i ricorso presentati al suo tempo dagli avvocati difensori si è già svolta e potrebbe vivere un ulteriore e ultimo passaggio solo al cospetto dei giudici della Corte di Cassazione
CASERTA – (g.g.) Facciamo un po’ di ordine nel groviglio delle fasi cautelari riguardanti l’indagine della Dda che ha messo insieme presunte operazioni corruttive, maturate nel mondo dei rifiuti e altre maturate dentro a quello degli appalti delle aziende sanitarie di Caserta e di Benevento.
Allora, in principio un gip del tribunale di Napoli accolse parzialmente la richiesta del pubblico ministero della Dda Giordano inerentemente all’applicazione di misure cautelari diversamente connotate a carico di diversi indagati tra i quali spiccavano i nomi di Nicola Ferraro, condannato in passato in via definitiva per reati di camorra, e quello del sindaco di Arienzo Giuseppe Guida. Il gip arrestò Ferraro in carcere ritenendo che ci fossero ragioni cautelari per il reato di corruzione aggravato dall’aver favorito con la commissione dello stesso gli interessi del clan dei casalesi. Fu disposto anche l’arresto ai domiciliari di Giuseppe Guida sempre per il reato di corruzione riguardanti le vicende che avevano portato la CZeta, impresa dei rifiuti specializzata nella raccolta di quelli urbani ad assicurarsi l’appalto al Comune di Arienzo.
Attenzione: il gip non accolse la richiesta di contestare a Nicola Ferraro anche il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso ai sensi di diversi commi dell’articolo 416 bis. I difensori di Ferraro e di Guida presentarono appello al Riesame di Napoli il quale sancì che non esistevano gravi indizi di colpevolezza. Per cui Ferraro fu completamente liberato e ugualmente avvenne con Giuseppe Guida sindaco di Arienzo. Tutto il resto delle posizioni degli indagati, ne citiamo alcuni ma l’elenco è lungo ad esempio i fratelli Giuseppe e Luigi Rea, Antonio Moraca, l’ex sindaco di San Giorgio del Sannio, Angelo Ciampi, l’ex consigliere regionale Luigi Bosco ci furono decisioni diversificate. Per Bosco ad esempio ci fu il rigetto come per Moraca. L’altro nome coinvolto fu quello di Aniello Ilario, patron della citata CZeta il quale finì in carcere al pari di Nicola Ferraro. Quella ordinanza si basò molto sulle dichiarazioni fornite da Domenico Romano, l’uomo vicino ai clan napoletani e considerato mediatore di fiducia di Nicola Ferraro
In poche parole il tribunale del Riesame si pronunciò sulle richieste dei vari avvocati difensori rimandando ai mesi successivi il vaglio di eventuali ricorsi presentati dal pubblico ministero allo scopo di rovesciare le decisioni del gip, a partire da quella più importante ossia il diniego opposto alla contestazione del reato di associazione a delinquere di stampo camorristico contestato a Ferraro. Il ricorso di Giordano è arrivato. Ha riguardato Nicola Ferraro ma non ha potuto riguardare Giuseppe Guida, sindaco di Arienzo il cui capo d’imputazione provvisorio aveva determinato l’applicazione di misura cautelare (domiciliari) revocata dal tribunale del Riesame su ricorso dei difensori e appellabile a quel punto solo alla Corte di Cassazione perché Guida non aveva beneficiato, a differenza di Nicola Ferraro, di nessun diniego da parte del gip del tribunale di Napoli. La Dda continua ad essere convinta della colpevolezza di Peppe Guida e quindi sicuramente chiederà per lui il rinvio a giudizio. Non ritiene, però, evidentemente che ci siano ancora esigenze cautelari a suo carico tanto è vero che a quanto ci risulta non ha presentato il ricorso in Cassazione.
Per cui al Riesame di Napoli si stanno discutendo (si è partiti ieri si proseguirà a gennaio) i ricorsi della Dda. Primo fra tutti quello per il 416 bis di Nicola Ferraro. Ieri mattina il pubblico ministero ha annunciato il deposito di ulteriori atti di accusa tra questi il più importante quello rappresentato dall’interrogatorio di Aniello Ilario, uno dei pochissimi che si è visto rigettare dal riesame il ricorso presentato dai suoi difensori e che per questo motivo è in carcere da diversi mesi, con la possibilità, ora, di ottenere i domiciliari per i quali, alla luce di queste ammissioni, il pm ha dato parere favorevole
Dietro a questa vicenda principale, ossia quella di Nicola Ferraro, se ne dipanano altre, relative alle posizioni di tutti gli indagati di questa indagine. E bisogna stare attenti quando si dice che per questo o per quello la Dda ha rinunciato all’Appello perché magari se uno guarda bene gli atti si accorgerà che è potuto accadere che l’Appello non p stato presentato dal pm per un capo di imputazione mentre per un altro capo contestato sempre allo stesso indagato il ricorso è stato presentato non cancellando dunque il rischio che ci possa essere una decisione contraria agli interessi sempre di quel singolo indagato che prendiamo come esempio di carattere generale
Detto questo cominciamo ad anticipare in maniera piuttosto sommaria ciò che Aniello Ilario ha dichiarato al magistrato della Dda. Cominciamo con Nicola Ferraro il discorso è indiretto perché perchè Ilario ha dichiarato di aver dato soldi in più occasioni a Domenico Romano nell’autunno del 2021 affinchè lui potesse entrare in quel comune. Ilario riteneva Domenico Romano un interlocutore affidabilissimo per i rapporti che quest’ultimo aveva con Ferraro in grado di orientare le scelte dell’amministrazione comunale di Arienzo non a caso sottoposta al lavoro della commissione di accesso. insomma una catena che potrebbe reggere fino a Domenico Romano il quale, com’è noto, è diventato un collaboratore di giustizia in questa indagine. E’ chiaro che Nicola Ferraro e tanto più Giuseppe Guida negheranno di essere stati anelli di questa catena tangentizia. L’obiettivo della Dda è quello che il Riesame riconosca l’esistenza di motivi cautelari per la contestazione del reato di associazione a delinquere di stampo mafioso dissentendo in questo modo con ciò che decise il gip di Napoli a suo tempo.
Per questo motivo, sempre rimanendo alle dichiarazioni di Ilario questi ha affermato di aver chiesto sempre a Romano di parlare con Ferraro affinchè a sua volta parlasse con dei camorristi che ad Ilario avevano chiesto il pizzo. Chiaro l’intento del magistrato di dimostrare la presunta influenza che Ferraro avrebbe ancora dentro ai clan camorristici.
Un passaggio veloce lo dedichiamo anche alle dichiarazioni fatte da Ilario sull’appalto di San Giorgio del Sannio. In questo caso però non ci troveremmo di fronte a differenza di ciò che abbiamo affermato per Arienzo ad una catena di dazioni di danaro indirette ma di un rapporto diretto tra Aniello Ilario e il sindaco di allora Angelo Ciampi. Leggendo i contenuti del ricorso presentato in Cassazione stavolta ad impugnazione della piena libertà restituita dal Riesame di Napoli al citato Ciampi i pm si ritengono convinti – ed è evidente che questa convinzione gliel’abbia fornita Ilario con le sue confessioni – che in ballo non ci sarebbe solo la mazzetta da 10mila euro versata al sindaco ma anche altri versamenti fino ad arrivare ad una somma complessiva di 90mila euro.
Non vogliamo dare informazioni imprecise su ciò che il pubblico ministero ha chiesto o non ha chiesto per gli altri indagati impugnando decisioni assunte a suo tempo dal gip del tribunale di Napoli. Cercheremo di capire, esaminando bene gli atti, cosa è stato oggetto di ricorso e cosa non è stato oggetto di ricorso per quanto riguarda Luigi Bosco, Amedeo Blasotti, lo stesso Angelo Ciampi, Domenico Raimo, Luigi Grimaldi, Antonio Moraca, Felice Foresta, Giuseppe e Luigi Rea, (nell’abitazione del primo furono trovati un milione e mezzo di euro in contanti), Paolo e Luigi Verolla, il secondo già sindaco di Lusciano, Carlo e Vittorio Ciummo.
Vogliamo solamente dire, stavolta con certezza, che la vicenda cautelare di Amedeo Blasotti ex direttore generale dell’Asl di Caserta dovrebbe essere chiusa perché in questo caso, sempre a quanto ci risulta, il pm non ha presentato appello per l’unico capo d’imputazione contestato a Blasotti e che riscontrato da un rigetto del gip frutto, però, del fatto che, Amedeo Blasotti, al tempo in cui il gip, dopo gli interrogatori di garanzia e ai sensi della nuova riforma furono effettuati prima dell’emissione dell’ordinanza non era più direttore generale dell’Asl di Caserta, per cui non c’era alcun motivo per applicare la misura richiesta di divieto di dimora nella nostra provincia.
Nel copioso elenco di cui sopra ce ne sono diversi per i quali si può fare lo stesso ragionamento di Blasotti. Però bisogna sempre controllare se il gip al suo tempo rigettò la richiesta del pm inerentemente ad una, a due o tre capi d’incolpazione provvisori. Perché se sono più di uno bisognerà esaminare bene la documentazione perché magari il pm ha potuto rinunciare all’appello al Riesame per un capo, così come già scritto prima, non rinunciandovi, invece, per un secondo capo. In conclusione vogliamo risottolineare che si sta parlando solo dei ricorsi presentati dalla pubblica accusa perché quelli presentati a suo tempo dagli avvocati difensori sono stati già discussi e sono stati oggetto di decisioni del Riesame. In poche parole, gli esiti dei ricorsi presentati dai difensori e definiti dal riesame possono essere impugnati, dal pubblico ministero, o anche dagli avvocati difensori, solo e solamente davanti alla Corte Suprema di Cassazione.
Fonte:https://casertace.net/rifiuti-camorra-politica-il-patrono-di-czeta-vuota-il-sacco-ecco-a-chi-ho-pagato-le-mazzette-torna-a-tremare-il-sindaco-peppe-guida/