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Rapido 904, a Firenze c’è un altro indagato (di camorra)

Il Manifesto, Mercoledì 24 Dicembre 2025

Rapido 904, a Firenze c’è un altro indagato 

Mario Di Vito

La strage del 23 dicembre 1984 Si tratta dell’ex capo camorrista Raffaele Stolder

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A Firenze c’è un nuovo indagato per la strage del Rapido 904, avvenuta il 23 dicembre del 1984 nella Grande galleria dell’Appennino, a San Benedetto Val di Sambro: 16 morti e 267 feriti. Lo si apprende da un documento del 2023 firmato dall’allora procuratore fiorentino Filippo Spiezia e indirizzato al gruppo stragi della Dda del capoluogo toscano, all’allora aggiunto Luca Tescaroli (ora a Prato) e alla procura nazionale antimafia. Nelle dieci pagine intitolate «Direttiva generale per il coordinamento interno all’ufficio dei provvedimenti in materia di stragi», al capitolo dedicato al fascicolo sul Rapido 904, in una riga viene comunicato che «si procede nei confronti di Raffaele Stolder, nato a Napoli il 5 marzo 1958».

Stolder, ex capo camorrista legato al clan dei Giuliano, era stato tirato in ballo dal pentito Maurizio Ferraiuolo (suo nipote) in un interrogatorio reso in carcere a Napoli nel luglio del 2013, ma non era mai emerso che una procura stesse procedendo nei suoi confronti. Secondo il racconto di Ferraiuolo, comunque, nel 2007 suo zio sarebbe stato contattato dai servizi segreti che gli proposero «una sorta di accordo» affinché lui facesse da garante per «evitare i morti dovuti alle schegge impazzite». Stolder però avrebbe rifiutato e così i servizi si sarebbero rivolti a Peppe Missi, ex camorrista e collaboratore di giustizia, a suo tempo assolto in appello dopo essere stato condannato all’ergastolo in primo grado proprio per i fatti del 23 dicembre 1984. Tutto questo, ad ogni buon conto, Ferraiuolo lo avrebbe saputo solo «de relato».

Quanto dunque la pista sia solida resta incerto, anche perché dei condannati per il Rapido 904 già ci sono: tre membri di spicco di Cosa nostra e un artificiere tedesco. Il movente era da ricercare in una sorta di diversivo che la mafia siciliana aveva escogitato (e realizzato) per sviare l’attenzione da quello che accadeva a Palermo, dove Tommaso Buscetta aveva da poco cominciato a parlare e presto sarebbe arrivato il maxi processo.

Negli anni successivi più volte si è parlato di altre piste e di ipotetiche saldature tra Cosa nostra e il neofascismo, a partire dal fatto che quella del 1984 fu una copia tragicamente perfetta della strage fascista dell’Italicus avvenuta dieci anni prima. Ad ogni modo, tra procedimenti correlati e nuovi processi – l’ultimo, dieci anni fa, finì con l’assoluzione di Totò Riina per mancanza di prove – non è mai stata dimostrata l’esistenza di elementi diversi da quelli già accertati.

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23/12/2025, 19:33 articolo aggiornato