Quel patto benedetto in chiesa e la scalata all’azienda di Stato

Il Mattino, Giovedì 4 Aprile 2019

Quel patto benedetto in chiesa e la scalata all’azienda di Stato

l.d.g.

Può dire di aver fatto molte esperienze, di avere alle spalle una vita ricca di passaggi significati, ponendosi al centro di quello strano triangolo che si crea dalle parti nostre: imprese, istituzioni pubbliche, la camorra con le sue avances e con le sue minacce. Eccolo Nicola Schiavone, classe 1954, un personaggio conosciuto a Napoli e a Roma, dopo il grande balzo in avanti di qualche decennio fa dalla sua Casal di Principe. Su di lui, il suo figlioccio non ha alcun dubbio. Quando parla dell’imprenditore omonimo, Nicola Schiavone jr (figlio primogenito di Francesco «Sandokan» Schiavone) parte da un presupposto che oggi tocca alla Dda di Napoli andare a verificare: «Mio padre lo ha aiutato e lui non ha mai dimenticato di essergli riconoscente». Parole di chiaro stampo mafioso, che scavano in un passato familiare, imprenditoriale, stranamente affaristico. Torniamo indietro negli anni, torniamo alla nascita di Nicola jr: Francesco Schiavone, all’epoca boss incontrastato di quella cupola mafiosa resa nota da Gomorra, non ha dubbi e chiede all’amico imprenditore Nicola Schiavone (classe 1954) di fargli da padrino. Sono cugini alla lontana e hanno lo stesso cognome, il boss e l’imprenditore e il battesimo è qualcosa che ti segna a vita. In chiesa, all’omnbra di un altare, il patto diventa sangue, il legame diventa sacro. Da allora Nicola Schiavone – ipotizzano gli inquirenti – resterà un interlocutore indispensabile per la famiglia dei casalesi. In pochi anni, Nicola Schiavone diventa assessore ai lavori pubblici nella sua Casale, poi – terminata la sua carriera politica – passa dall’altra parte della staccionata e si dà alla libera impresa. Un rapporto raccontato dal pentito Schiavone jr, che fa leva proprio sulla parola riconoscenza. Da allora, il rapporto tra Francesco e Nicola Schiavone non si sarebbe mai incrinato, neppure negli anni del carcere duro, dell’isolamento del famigerato Sandokan. IL PADRINO Ma che vita conduce in questi anni il manager Nicola Schiavone? Uscito assolto dall’inchiesta «spartacus» (che vedrà invece condannato il fratello Vincenzo), si dà agli affari, a capo della sua «Eureka», prima di passare alla guida di altre compagini aziendali. Di lui non parla Antonio Iovine, il boss pentito dei casalesi, o comunque non riesce a fornire elementi concreti, mentre si registra la crescita dell’imprenditore, del lobbista, del grande uomo d’affari. E le ferrovie sono un suo asset aziendale, anche sulla scorta di una tradizione che vede le aziende casertane particolarmente duttili su questo versante. Un tempo erano le ditte di Bardellino a sbaragliare il campo nei lavori per il rifacimento di tratte ferroviarie, di banchine e di arredi in stazione, prima dell’avvento dei casalesi (Schiavone, Zagaria, Iovine, Bidognetti), dopo la scomparsa di Bardellino. È in questo lungo periodo di tempo che cresce il giro di contatti di Nicola Schiavone (classe 1954), un uomo capace di allestire studi di rappresentanza in piazza dei Martiri, in viale Gramsci e al Vomero, a capo della sua Bcs srl, azienda che non sembra formalmente interessata negli appalti su cui sta indagando la Procura di Napoli. È uno dei punti critici dell’inchiesta, che ha spinto la Dda a compiere un’accelerazione, firmando il blitz di ieri, con tanto di perquisizioni a tre dirigenti della Rete ferroviaria italiana. Un banco di prova, non solo per Nicola Schiavone senior, ma anche per il suo figlioccio. Già perché dopo qualche mese di collaborazione con lo Stato, il figlio del boss ha decisamente ampliato lo spettro delle indagini del pool di pm che lavora sulla gomorra casertana. Non più e non solo l’ala militare, non più e non solo il mondo delle estorsioni e degli affari sporchi, ma un solco investigativo che conduce nel cuore del capoluogo regionale e, ancora più su, nel sistema affaristico della Capitale. Inevitabile una domanda: come faceva un ex imputato nel processo Spartacus a giocare con le carriere di dirigenti ben inseriti nella gerarchia di un’azienda di Stato? Un punto cruciale in una indagine di ultimo livello, quello che punta a chiarire la storia di un patto, benedetto dall’acqua santa in una chiesa dinanzi al pianto di un bandito che di lì a qualche decennio non mancherà di raccontare la sua verità: «Nicola Schiavone è il mio padrino ed è sempre stato riconoscente a mio padre…».

 

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