Quanti misteri ! Nell’ambito di questi c’é anche quello che riguarda alcuni incontri che ci sarebbero stati……………..in una “villa di Gaeta”.Cosa c’é di vero?

Da casertaCe

CAMORRA, SERVIZI SEGRETI & MISTERI. Zagaria, l’affare rifiuti, le presunte trattative con gli 007 e l’audizione della Capacchione

Parallelamente al corso delle indagini è ormai… 

Nella foto Capacchione, Iovine, M.Zagaria, P.Zagaria e Setola

 


di Giuseppe Tallino

Santi, poeti e navigatori? Non solo: anche nostalgici, esterofili e dietrologi. Oddio, si generalizza, non vogliamo scimmiottare  la psiche incastonandola in semplici categorie: il mondo  e l’uomo, infatti, sono stati dipinti all’insegna delle mezze tinte, delle strutture border-line. Il mondo e l’uomo sono tutt’altro che chiari.

Comunque, sfumature a parte, se ci auto-scandagliamo, senza ipocrisia, scopriamo che in ognuno di noi (di noi italiani) vive (in dimensioni diverse) una delle tipologie sopracitate: c’è chi si sente beato, chi verseggiatore… e noi, da un po’ di tempo, rischiamo di sentirci e di apparire degli ossessivi dietrologi.

Il mistero attira, è vero, però, fidatevi, non è che ci svegliamo la mattina alla ricerca della trama sottesa: sono i fatti, poco chiari, e le domande, senza risposta, che ci spingono verso  macchinazioni celate.

Prendiamo questa storia delle presunte trattative tra Servizi segreti e clan dei Casalesi.

Iniziamo dall’emergenza rifiuti, ricordando, ad esempio, che l’ex assessore regionale all’ambiente, Walter  Ganapini, in un incontro a Napoli, con vari rappresentati di associazioni ambientaliste, avrebbe rivelato di essere entrato in contatto con alcuni rappresentanti dei servizi per la questione Parco Saurino 3 ( CLICCA QUI PER LEGGERE L’ARTICOLO)

Seguendo ancora la traccia monnezza, possiamo ri-soffermaci su alcuni articoli scritti dalla giornalista Capacchione (Il Mattino) e da Il Fatto Quotidiano  riguardanti uno o più tavoli a cui avrebbero partecipato l’allora primula rossa Michele Zagaria, un uomo legato ai Servizi ed un “delegato istituzionale, del commissariato straordinario di Governo o della Regione”

Restando sempre in ambito di rifiuti riprendiamo pure un altro brano della Capacchione  (25 febbraio 2011) nel quale dà notizia di un interrogatorio, come persona informata sui fatti, a cui si sottopose Facchi, in Procura, a Napoli, davanti ai pm Cafiero De Raho, Catello Maresca e Alessandro Milita. In quell’interrogatorio l’ex sub commissario avrebbe tirato in ballo i Servizi menzionando, tra i vari episodi narrati, un suo colloquio di 8 ore avuto in una casa a Gaeta con degli 007 (CLICCA QUI PER LEGGERE L’ARTICOLO)

Sono certo che i Servizi, dopo il 2004, riuscirono alla fine a piazzare un loro uomo all’interno del commissariato, una persona che era già stata consulente di un consorzio casertano”. Ed anche  queste sono parole (trascritte sempre dalla giornalista casertana, ora senatrice Pd) dette da Facchi. Parole alle quali fanno eco quelle  (datate dicembre 2013) proferite dal prefetto  Giorgio Piccirillo in veste di direttore dell’agenzia di sicurezza interna.

“Furono contattati e strutturati alcuni informatori all’interno del commissariato – ha dichiarato il direttore dell’Aisi – e dei tecnici di consulenza del commissariato di allora per sviluppare un’attività informativa. Quest’attività fu sospesa nel 2004 e fu riferito allora direttamente (fonte Il Fatto Quotidiano, articolo di Palladino e Trocchia)”.

Allunghiamo l’elenco di presunti contatti tra Servizi e clan con la recente indagine (incentrata su una  lettera rinvenuta in una perquisizione a casa della suocera di Bernardo Cirillo) condotta dalla Dda  in merito ad un’eventuale mediazione tra pezzi di Stato e Antonio Iovine per catturare Setola, all’epoca dei fatti ancora latitante ed in piena attività stragista (CLICCA QUI PER LEGGERE L’ARTICOLO)

L’ultima tappa dei possibili incontri tra Servizi e Camorra potrebbe riferirsi alla dileguata pen-drive che Michele Zagaria aveva nel suo covo hi-tech di via Mascagni, a Casapesenna.

La scomparsa di quel dispositivo riguarda un singolo e slegato caso di corruzione o va innestato in uno scenario in cui compartecipano strutture di origine opposte (CLICCA QUI PER LEGGERE L’ARTICOLO)? 

«L’ipotesi di un dialogo tra Zagaria e apparati dello Stato, – ha dichiarato il pm Ardituro (ora al Csm) a L’Espresso, – va valutata con attenzione, non è da escludere»

Fatta eccezione per l’indagine sulla negoziazione per prendere Setola (negoziazione che fallì), in tutti i casi da noi trattati in quest’articolo c’è una costante: Michele Zagaria, il boss/general manager che da latitante faceva le vacanze a Porticcio (come ha detto Iovine), il boss/general manager che da fuggiasco ha girato mezzo mondo (come ha dichiarato il pentito Caterino) (CLICCA QUI PER LEGGERE L’ARTICOLO).

Oltre al cemento (business storico per il clan dei Casalesi) c’è un altro commercio che avrebbe ingolosito negli anni il boss di Casapesenna: i rifiuti.

Il 18 novembre 2014 scrivemmo un articolo nel quale chiedevamo ai parlamentari di riaccendere i riflettori sull’affare rifiuti e sui mercanteggiamenti tra pezzi dello Stato e camorra.

Su tali argomenti la Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, presieduta da Alessandro Bratti, ha ascoltato a fine giugno la senatrice Rosaria Capacchione in qualità di giornalista de Il Mattino.

Potrete leggere tutta la deposizione (molto interessante) della senatrice democrat nel link in calce all’articolo. Qui, invece, vogliamo riportare solamente un importante passaggio che collega l’emergenza monnezza con le ingerenze della fazione Zagaria.

“Tra il 2006 e il 2007, – ha dichiarato la cronista, – comincia una serie di attività di acquisizione di suoli sia in provincia di Caserta sia al confine con Napoli sia a Chiaiano, per l’allargamento dell’area di stoccaggio e di smaltimento dei rifiuti, con interventi diretti di prestanome o dello stesso Pasquale Zagaria, che – lo ripeto – all’epoca era latitante. Ci furono accordi per l’acquisizione a prezzi superiori, concordati in altro luogo, e rapporti documentati con alti funzionari di FIBE.  Stiamo parlando di un’epoca in cui l’emergenza non c’era ancora. L’emergenza scoppia nel 2007. Tra il 2007 e il 2008 vengono portate a compimento una serie di iniziative. I rifiuti finiscono effettivamente in queste discariche, che erano state create e ingrandite nel periodo precedente.  Il trasporto dei rifiuti venne affidato, con una trattativa privata, a una serie di ditte, quasi tutte di Casapesenna, tutte direttamente riconducibili a Zagaria e poi sequestrate negli anni successivi, o a persone che nel corso degli anni erano state arrestate con Zagaria o accusate di avere rapporti con quest’ultimo. Era una piccola costellazione di autotrasportatori che ruotava intorno a Zagaria.   Molte di queste ditte non avevano la certificazione antimafia, ma, nonostante questo, furono destinatarie di appalti a trattativa privata, basati sull’emergenza, attribuiti dalla prefettura di Caserta.   L’assenza della certificazione antimafia fu formalmente rilevata nell’aprile del 2009, quindi a emergenza abbondantemente ricomposta e ricollocata.   Non c’era nulla di segreto nei nomi di queste persone. Chiunque poteva sapere che queste persone non erano quelle più idonee.   Circa un anno dopo questo fatto io me ne sono occupata col giornale. Peraltro, furono presentate delle interrogazioni parlamentari su questa vicenda, una alla Camera e una al Senato. La stessa cosa fu scritta anche da  Il fatto quotidiano. Venni a sapere, da una mia fonte confidenziale, che in realtà tutto questo era stato frutto di una trattativa (utilizzo un termine un po’ abusato). Ad alcune fonti istituzionali servivano subito dei suoli, perché c’era un’emergenza da gestire, ma serviva anche che la gente non protestasse. Gli altri risposero: «Noi abbiamo questo e quello, e in cambio vogliamo movimento terra e trasporto».   Di tutto il movimento terra nelle discariche, anche in quelle che erano già precedentemente utilizzate, si sono occupate ditte di persone che sono state successivamente coinvolte in indagini, sempre con Zagaria o con Iovine.   Le piazzole di stoccaggio sono state realizzate tutte da imprenditori arrestati e condannati nell’ambito di indagini che riguardano sempre Iovine e Zagaria. Le proteste sono state molto limitate, perché, con la scusa del ristoro, si è tenuta buona molta gente […]”  

 

Latitanza lunga e internazionale. Business dei rifiuti. Supposti incontri e trattative con i Servizi. Fondamentali dispositivi informatici scomparsi.

Parallelamente al corso delle indagini, al lavoro degli inquirenti teso a svelare i troppi misteri ancora irrisolti, è ormai divenuto opportuno e necessario sponsorizzare una lotta di vera democrazia e di emancipazione sociale: bisogna rendere attivo ed inalienabile il diritto alla conoscenza,  “il diritto di conoscere, – spiegano i radicali,  in che modo e perché i governi a vari livelli prendano determinate decisioni che influiscono sui nostri diritti umani e libertà civili, soprattutto per quanto riguarda questioni di ‘sicurezza nazionale’.”

Questo diritto, forse, rappresenta l’unico antidoto al rischio di preoccupanti derive dietrologiche.

CLICCA QUI PER LEGGERE l’audizione di Rosaria Capacchione

P.S. Visto che siamo in tema di reclamare svelamenti, accantonata per un momento la penna-usb-dileguata, saremo curiosi di capire pure il perché  del benefit-doccia avuto dal boss Zagaria prima del suo trasporto in Questura, dell’assenza di manette quando è uscito dal palazzo di piazza Vanvitelli e dei 1200 euro che ha consegnato alle guardie penitenzierie per le sue spese mentre varcava le sbarre del carcere (CLICCA QUI PER LEGGERE L’ARTICOLO)

PUBBLICATO IL: 11 agosto 2015 ALLE ORE 10:36

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