Quando lo Stato, attraverso le forze dell’ordine, non riesce a far spostare nemmeno una macchina parcheggiata male, siamo proprio alla frutta! Due “casi” emblematici, a Gaeta ed a Formia

Due episodi, apparentemente di scarso rilievo ma, purttuttavia, emblematici di un clima di impunità solidificatosi in decenni di abbandono e di disattenzione, si sono verificati sabato e domenica 23 e 24 luglio, il primo a Gaeta ed il secondo a Formia.

Entrambi sono stati rilevati dagli agenti dei due Commissariati, intervenuti, dopo che si erano verificati, chiamati dalle parti lese.

A Gaeta un signore proprietario di un garage in un cortile privato non è riuscito a spostare la sua autovettura perché bloccata da un’altra di proprietà di soggetto che abita in un altro garage vicino (probabilmente senza certificato di abitabilità).

Dopo un battibecco con quest’ultimo rimasto, però, senza esito e dovendo egli assolutamente usare l’autovettura per sbrigare alcune cose urgenti, egli chiama la Polizia che poco dopo interviene senza ottenere anch’essa alcun risultato.

Passa il sabato, arriva la domenica e l’autovettura parcheggiata in maniera scorretta è sempre là dov’era.

Lo sfortunato allora chiama i Carabinieri, i quali intervengono, ma con lo stesso risultato negativo ottenuto dalla Polizia.

A Formia, in un noto albergo alla periferia della città, alcuni ragazzi, provenienti dalla direzione di un famoso locale giochi contiguo, si tuffano nella piscina.

Interviene il gestore dell’albergo, chiamato dal personale dipendente, il quale ha fatto presente ai ragazzi che la piscina è riservata ai clienti dell’albergo e, comunque, che il suo uso non è gratuito.

La risposta di alcuni ragazzi è stata lapidaria, se non beffarda.

Qualcuno –sembra una donna estranea al personale dell’albergo – avrebbe detto ai ragazzi che potevano utilizzare quella piscina.

Entrambi i casi, di Gaeta e di Formia, dovrebbero essere stati rilevati in quanto per il primo sarebbero intervenuti sia la Polizia che i Carabinieri, mentre per il secondo è intervenuto il personale del Commissariato.

Entrambi, quindi, dovrebbero conoscere l’identità dei soggetti in quanto presumiamo che abbiano provveduto alla loro identificazione o, quanto meno, ad acquisire elementi al riguardo.

Si tratta di casi verificatisi in luoghi non pubblici, un cortile e davanti ad un albergo sito su territorio di proprietà non pubblica.

Ma entrambi rilevano comportamenti di assoluto disprezzo delle norme del vivere civile e del diritto.

Le due cose appaiono ancor più gravi se si considera che, almeno nel caso di Formia, pare che la donna che avrebbe detto ai ragazzi che potevano fare tranquillamente il bagno nella piscina dell’albergo sia persona conosciuta dalle forze dell’ordine.

Comunque – ripetiamo –la Polizia avrebbe dovuto rilevare il tutto.

Questi i fatti, nudi e crudi.

Una considerazione finale.

Se lo Stato, attraverso le forze dell’ordine, non riesce nemmeno a far spostare una macchina parcheggiata male e a far comprendere a dei ragazzi che le leggi vanno rispettate e si arrende di fronte alla prepotenza di taluni, siamo proprio alla frutta.

In questa condizioni, è veramente tempo perso continuare a pretendere che si combatta seriamente la criminalità.

Dalle piccole cose alla grandi.

Lo ripetiamo per l’ennesima volta: il sud pontino è ormai un Far West dove leggi e regolamenti sono considerati da molti carta straccia.

Con lo Stato trattato a pesci in faccia.

Ci tornano sempre alla memoria le dure parole dell’ex Presidente del TAR di Latina dr. Bianchi, il quale, lasciando questa provincia infelice, la definì una sorta di patria dell’illegalità.

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