Prima sentenza e “deviazioni” istituzionali

Prima sentenza e “deviazioni” istituzionali

4 Novembre 2020

Come detto, questa inchiesta parlamentare trae origine da quanto affermato dalla Corte di Assise di Caltanissetta nella sentenza conclusiva del cosiddetto Borsellino quater ove, a pagina 1735 delle motivazioni, si osserva: “le dichiarazioni di Vincenzo Scarantino sono state al centro di uno dei più gravi depistaggi della storia giudiziaria italiana, che ha condotto alla condanna e alla pena detentiva perpetua di Profeta Salvatore, Scotto Gaetano, Vernengo Cosimo, Gambino Natale, La Mattina Giuseppe, Murana Gaetano ed Urso Giuseppe, per il loro ritenuto concorso nella strage di via D’Amelio”, quali autori materiali nella fase esecutiva dell’attentato che, la domenica del 19 luglio 1992, costo la vita del dottor Paolo Borsellino e degli agenti della sua scorta Agostino Catalano, Vincenzo Limuli, Claudio Traina, Emanuela Loi ed Eddie Walter Cusina, tutti appartenenti alla Polizia di Stato.

Appare, tuttavia, corretto interrogarsi ulteriormente se le richiamate condanne siano riconducibili esclusivamente all’asserita deviazione istituzionale (sulla quale, così come richiesto dalla sentenza, oggi la Procura di Caltanissetta e chiamata a far chiarezza), ovvero non siano anche scaturite da clamorosi errori giudiziari, forzature procedurali, violazioni di regole processuali, reticenze e inerzie investigative.

A tal fine e utile ripercorrere – nei loro passaggi, negli esiti e in talune sovrapposizioni – i quattro processi che si sono succeduti sulla strage di via D’Amelio.

Borsellino 1

La sentenza pronunciata dalla Corte d’Assise di Caltanissetta il 27 gennaio 1996 ha riconosciuto colpevoli del delitto di strage, sulla base delle propalazioni accusatorie di Scarantino, Andriotta e Candura, per aver partecipato a vario titolo alle fasi esecutive dell’attentato e alla decisione deliberativa lo stesso Scarantino (autoaccusatosi), Salvatore Profeta, Giuseppe Orofino e Pietro Scotto, condannando il primo ad anni diciotto di reclusione e gli altri tre all’ergastolo. Con riferimento allo Scarantino la sentenza e divenuta irrevocabile in quanto non impugnata.

La Corte d’Assise di Appello di Caltanissetta, con sentenza del 23 gennaio 1999, ha assolto Giuseppe Orofino e Pietro Scotto dal delitto di strage e confermato, viceversa, la condanna di Salvatore Profeta.

È molto importante precisare che in tale giudizio di secondo grado sono stati acquisiti, con il consenso delle parti, i verbali delle dichiarazioni rese dai collaboratori nel dibattimento in corso in primo grado, davanti alla locale Corte d’Assise, nel processo cosiddetto Borsellino bis. Egualmente significativa e la circostanza che, sempre in tale giudizio di secondo grado, il procuratore generale Roberto Sajeva aveva chiesto l’assoluzione di Orofino e Scotto, ritenendo non attendibile la chiamata in correità di Scarantino in ordine ai predetti imputati.

La Suprema Corte di Cassazione (Prima Sezione) con sentenza del 18 dicembre 2000, depositata il 19 gennaio 2001, ha pienamente confermato la sentenza di secondo grado pronunciata nel corso del cosiddetto Borsellino 1.

In quest’ultima sentenza, le dichiarazioni accusatorie di Scarantino vengono ritenute attendibili solo con riferimento al segmento della fase esecutiva relativa al furto della Fiat 126. Per contro, nel resto, le propalazioni accusatorie di Scarantino e Andriotta vengono valutate non attendibili e precisamente, con riferimento:

alla presunta riunione organizzativa di fine giugno o dei primi giorni di luglio 1992 nella villa di Calascibetta, cui avrebbe accompagnato il cognato Profeta;

al trasferimento e al caricamento nell’officina di Orofino della Fiat 126;

all’incontro di Scarantino con Gaetano e Pietro Scotto in cui avrebbe avuto conferma dell’avvenuta intercettazione in corso sulle telefonate del dottor Borsellino;

alla presenza nell’autocarrozzeria di Orofino al momento dell’arrivo dell’esplosivo da caricare a bordo dell’autovettura rubata del Profeta e di altri soggetti;

al numero e all’identità dei soggetti presenti alle operazioni di trasporto della Fiat 126, di caricamento dell’esplosivo e del trasporto della stessa automobile il 19 luglio 1992 in via D’Amelio.

In tal modo le assoluzioni di Orofino Giuseppe e di Scotto Pietro sono divenute definitive, e altrettanto definitiva la condanna all’ergastolo di Profeta Salvatore.

Fonte:https://mafie.blogautore.repubblica.it/

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