Pozzuoli: condanne per 60 anni di carcere in Appello per la banda di usurai

  Pozzuoli: condanne per 60 anni di carcere in Appello per la banda di usurai

Il Mattino, Giovedì 7 Luglio 2016

Pozzuoli: condanne per 60 anni di carcere in Appello per la banda di usurai

di Nello Mazzone

POZZUOLI. «Digli a quei bastardi degli amici tuoi carabinieri che io li tengo sott’e scarpe mie e che tengo a gente aret’ a me, non mi fanno paura». E’ lo stralcio di una telefonata intercettata dai carabinieri nel settembre 2013, pochi giorni prima che scattassero le manette ai polsi della banda di usurai che teneva sotto scacco casalinghe, impiegati e pensionati di Pozzuoli e ieri sono arrivate le sentenze di condanna in Appello. Sessanta anni di carcere complessivi, con l’accusa di usura con l’aggravante mafiosa.

Pene durissime per Vera De Mari, accusata dalla VII sezione penale della Corte di Appello di Napoli di essere il capo della banda e condannata a 9 anni e 8 mesi di reclusione; stessa pena per Silvio De Mari, che sarebbe stato l’esecutore di pestaggi e spedizioni punitive e per Gennaro De Simone, figlio di Vera De Mari, condannato in secondo grado a 8 anni di carcere. Pene più lievi per Gustavo De Mari, condannato a 4 anni, per Benedetta Pezzini, condannata a 5 anni e 4 mesi; per Antonio De Simone, condannato a 6 anni e 2 mesi di reclusione e per Emanuela De Mari, che dovrà scontare 6 anni e 8 mesi di reclusione.

La presunta Lady Usura sarebbe stata Vera De Mari: i giudici d’Appello hanno confermato l’intero impianto accusatorio del pm della Dda di Napoli Gloria Sanseverino, che nella requisitoria aveva tratteggiato uno scenario agghiacciante.
Soddisfatti delle condanne in Appello anche il responsabile nazionale di Sos Impresa-Rete per la Legalità Gigi Cuomo e gli avvocati Alessandro Motta e Alfredo Nello che hanno difeso le vittime dell’usura, costituendosi parte civile e ottenendo il risarcimento.
Il blitz dei carabinieri della Compagnia coordinata dal capitano Elio Norino scattò nel novembre del 2013 a Pozzuoli e dalle intercettazioni ambientali e telefoniche emersero storie di violenza e minacce allucinanti, con donne ammalate che venivano sistematicamente minacciate e inseguite anche in strada per essere picchiate dai «mazziatori» incaricati dalla De Mari di punire con pestaggi e umiliazioni chiunque non volesse cedere ai ricatti e non avesse avuto modo di restituire i soldi.

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