Pm Digeronimo “E’ scontata la contiguità tra mafia e politica”. Magistrati tra la gente per sensibilizzarla ed informarla

BARI – Contiguità tra mafia e politica in Puglia? Per il pm della Direzione distrettuale antimafia (Dda)  Desirèe Digeronimo “è scontata”.
Lo ha detto nel corso dell’incontro di venerdì scorso ad Altamura, in cui, con la partecipazione del pm della Direzione nazionale antimafia (Dna), Roberto Pennisi, si è discusso di mafia, politica e legalità. L’incontro, organizzato dal Circolo delle Formiche della città murgiana, ha visto la partecipazione di numerosi cittadini, compreso il sindaco Mario Stacca, in platea, e il consigliere comunale di Aria fresca, Enzo Colonna.
Per il pm Digeronimo, così come per Pennisi, in Puglia la contiguità tra mafia e politica è, sostanzialmente ovvia. Evidentemente il magistrato della Dda barese, si è riferito a recenti indagini sulla mafia, che potrebbero vedere coinvolti politici locali. E’ certo, comunque,  che nelle sue precedenti indagini sulla mafia barese, non si è mai vista la contiguità mafia­-politica di cui parla.
Per il resto la Digeronimo ha parlato del concetto di mafia, affermando che “vive in un territorio e ambisce ad acquisire spazi nel tessuto sociale. Può avere varie forme. Assistiamo ad una mafia che investe il territorio nazionale, infiltrandosi negli appalti pubblici”. Per il pm barese, “è la mafia nella nuova generazione”. Un’organizzazione a cui risulta “più facile” avere “contatti con soggetti della società”. Infine il pm ha parlato della cultura della legalità e della necessità della “antimafia sociale”. “La cultura dell’antimafia – ha concluso – si combatte anche non andando a chiedere la raccomandazione”.
Poi si è discusso di Bartolo Dambrosio e del suo clan che, secondo le relazioni Dia e Dna, ha avuto un controllo di tutto il territorio di Altamura. Secondo Pennisi, però, “è sbagliato definirlo clan”. Il magistrato della direzione nazionale antimafia, infatti, ha affermato che “si può definire clan quando c’è una sentenza definitiva di condanna”.
Ivan Cimmarusti
(Tratto da BariSera)
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