L’operazione dei militari del Reparto Territoriale di Mondragone ha portato a 21 misure cautelari. Aggressioni e incendi alle auto di chi non voleva pagare
Redazione
11 febbraio 2026 11:16
Chi non pagava il pizzo si trovava con l’auto bruciata o rischiava di essere aggredito. Per mostrare la propria forza, gli affiliati al clan Gagliardi avrebbero anche pianificato un attentato alla caserma dei carabinieri. E’ quanto emerso dall’indagine del Reparto Territoriale di Mondragone, coordinata dalla Dda di Napoli, che ha portato all’esecuzione di 21 misure cautelari: 13 in carcere, 5 ai domiciliari e 3 obblighi di presentazione alla Pg.
L’indagine
Le accuse nei confronti degli indagati sono, a vario titolo, di “associazione per delinquere di stampo camorristico”, “estorsione”, “incendio”, “detenzione e porto di armi”, “associazione finalizzata al traffico e spaccio di sostanze stupefacenti”, “ricettazione”, “minaccia e lesioni personali”.
L’indagine, condotta dal Reparto Territoriale di Mondragone dei Carabinieri e avviata nel mese di settembre 2023, anche mediante l’impiego di attività tecniche, ha consentito di disvelare l’esistenza di un sodalizio di matrice camorristica operante nel territorio di Mondragone e nei comuni limitrofi.
Gli ordini dal carcere
Secondo quanto ricostruito, l’organizzazione criminale, presentava struttura stabile e ben articolata, riconducibile al “clan Gagliardi”, riorganizzatosi dopo lo scioglimento dello storico “clan La Torre”, per anni egemone nel territorio di Mondragone e collegato al clan dei Casalesi.
A capo del sodalizio vi sarebbe un esponente di vertice, attualmente detenuto che, pur non raggiunto dalle misure cautelari emesse dal gip di Napoli, avrebbe continuato a impartire direttive dal carcere a fiancheggiatori di rilievo rimasti in libertà.
Aggressioni e incendi per il pizzo
Il gruppo si sarebbe distinto per una marcata attitudine alla violenza, finalizzata a creare condizioni di assoggettamento e intimidazione tali da garantire, secondo un programma criminoso proiettato senza limiti temporali, il controllo delle attività economiche del territorio e la realizzazione di profitti illeciti.
Nel corso delle indagini sono stati documentati numerosi episodi estorsivi ai danni di imprenditori e operatori commerciali, commessi anche mediante aggressioni fisiche e incendi di autovetture. Parte dei proventi sarebbe stata destinata al sostentamento di detenuti ritenuti contigui al clan.
L’agguato pianificato contro la caserma dei carabinieri
L’attività investigativa ha altresì consentito di documentare la programmazione di un grave atto intimidatorio da parte di aspiranti affiliati che per dimostrare la propria fedeltà e ottenere l’ingresso nel sodalizio, avrebbero dovuto esplodere colpi d’arma da fuoco contro la caserma del Reparto Territoriale dei Carabinieri. L’azione non si è concretizzata grazie alla predisposizione di adeguate misure di difesa passiva e a mirati servizi di prevenzione.
Il business della droga con la flotta delivery
E’ stata infine accertata la gestione di una strutturata attività di spaccio di sostanze stupefacenti ritenuta la principale prevalentemente cocaina, crack e hashish fonte di guadagno dell’organizzazione. All’attività avrebbero preso parte anche soggetti esterni al clan. Migliaia le cessioni documentate, spesso effettuate attraverso una vera e propria rete di consegne a domicilio: una piccola flotta di scooter consentiva agli spacciatori di raggiungere rapidamente gli acquirenti, replicando un servizio “delivery”.
Sequestrate armi
Nel corso dei riscontri investigativi sono stati complessivamente sequestrati circa 1.100 grammi di cocaina e 500 grammi di hashish, nonché una pistola Beretta calibro 7,65 con serbatoio e 9 cartucce e una pistola Beretta modello 84, anch’essa completa di serbatoio e 36 cartucce dello stesso calibro.
Fonte:https://www.casertanews.it/cronaca/camorra-arresti-clan-gagliardi-estorsioni-droga-attentato-carabinieri.html