AMDuemila 19 Gennaio 2026
“Guardate che Cosa nostra non è sconfitta, attenzione, perché qui rischiamo che negli anni ’70 e ’80 si diceva nei salotti buoni che Cosa Nostra non esiste, cioè la mafia non esiste perché non sapevamo neanche che si chiamasse Cosa Nostra, finché non ce lo ha detto il collaboratore Tommaso Buscetta. Adesso è un rischio ed è altrettanto forte che la gente dica che la mafia non esiste più e invece esiste. Quindi attenzione a questa favoletta, esiste è forte e dobbiamo stare molto attenti”.
Lo ha detto la Procuratrice generale di Palermo Lia Sava intervenendo a un convegno dedicato a Palermo ai giudici Rocco Chinnici e Paolo Borsellino, nel giorno del loro compleanno, organizzato dall’Anm intitolato ”Il pensiero e l’impegno di Paolo Borsellino e Rocco Chinnici per le giovani generazioni”. Presenti anche Matteo Frasca, presidente corte d’appello; Lia Sava, procuratrice generale; Piergiorgio Morosini, presidente del tribunale; Leonardo Guarnotta, ex componente del pool antimafia; Carlo Salvatore Hamel, presidente Anm Palermo; Dario Greco, presidente Coa Palermo; Giovanni Chinnici, avvocato e figlio di Rocco. In aula anche diverse scolaresche, i licei Cassarà e Cannizzaro di Palermo, Impastato di Partinico e Palmeri di Termini Imerese. “Sicuramente oggi Cosa nostra è diversa dal passato. Ha dovuto scegliere la strategia della sommersione. A un certo punto, dopo le stragi, tutti gli attacchi che lo Stato ha fatto vincendo, quindi sgominando in via definitiva i corleonesi da ultimo con la cattura di Matteo Messina Denaro, può consentirci oggi di dire che un’ala di cosa Nostra, cioè l’ala corleonese, allo stato per quello che sappiamo e per quello che è sconfitta – ha aggiunto – Ma Cosa nostra non è la parentesi corleonese. Cosa nostra esiste in questo ambito territoriale e non solo dalla fine dell’Ottocento. È cambiata adesso la strategia, perché Cosa nostra è un’organizzazione che sa adeguarsi ai tempi. Spara solo quando è necessario, quindi chirurgicamente, ma continua ad essere al centro degli interessi dei traffici di sostanze stupefacenti. Continua il fenomeno estorsivo e continua a tappeto addirittura con dei cambiamenti. Abbiamo anche i casi in cui è l’imprenditore che va quando apre un’attività a mettersi a posto con l’organizzazione”. “E poi utilizza l’intelligenza artificiale, la moneta virtuale per fare i suoi putridi affari – ha detto Lia Sava – il fatto stesso che la città sia invasa, e lo dobbiamo dire, di sostanze stupefacenti è la dimostrazione che Cosa nostra ahimè esiste”.
Maurizio de Lucia: “La magistratura è una struttura sana”
“Oggi certamente, non mi sentirei di dire, e ci mancherebbe altro, che la magistratura è una struttura corrotta. La magistratura è una struttura sana in cui si possono individuare dei soggetti che deviano dal percorso, ma quando succede nella magistratura questi soggetti vengono individuati, processati e condannati. In altri casi, in altri sistemi in altre categorie non sempre succede” ha detto il Procuratore capo di Palermo Maurizio de Lucia rispondendo a una studentessa che gli chiede se oggi può esistere la magistratura corrotta, come è accaduto in passato. “Non direi che la magistratura in passato è stata corrotta e non è più corrotta oggi. Dico, però, che alcuni non hanno seguito il percorso che dovevano seguire allora e, probabilmente, anche oggi c’è qualcuno che non segue il percorso che deve seguire. Oggi, però, le cose sono diverse perché è diverso il sistema, proprio grazie al sacrificio di Giovanni Falcone di Paolo Borsellino fu istituito un sistema di investigazione giudiziaria nei confronti della mafia che sono: la Direzione distrettuale antimafia e la Direzione nazionale antimafia, che consente di mettere insieme le cose. Per cui anche se c’è qualcuno che rallenta, e spesso c’è qualcuno che rallenta, questo qualcuno si può mettere fuori dalla strada“.
Contro la mafia non solo repressione
”La finiamo con la mafia quando facciamo sì che in questa terra – al di là degli strumenti giuridici e dell’impegno delle forze di polizia – comprendiamo una lezione che viene da Paolo Borsellino. E, cioè, che la repressione serve ma non basta se non sviluppiamo altri due pilastri su cui si rafforza la società civile: sviluppo economico e sviluppo culturale. E la capacità di capire che la dignità della vita sta appunto in quel lavoro onesto, trasparente e dignitoso che in ogni caso non potrà mai competere con i guadagni dei trafficanti di stupefacenti”. “In questo il lavoro della scuola è fondamentale – ha detto – Lo dico sempre: noi magistrati siamo quelli che intervengono sulla patologia del fenomeno, ma il grande compito, cioè la vera antimafia, quella di costruire dei cittadini, avviene appunto nel mondo della scuola. Questi sono i due strumenti, assieme con la repressione attraverso gli strumenti dello stato, che ci può consentire di chiudere definitivamente questo capitolo”.
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fonte:https://www.antimafiaduemila.com/home/mafie-news/261-cronaca/107570-pg-di-palermo-lia-sava-attenzione-alla-favoletta-della-mafia-che-non-esiste-piu.html