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Pericoloso arretramento della classe dirigente in Sicilia”

AMDuemila 01 Dicembre 2025

Il sostituto procuratore nazionale antimafia ricorda Rosario Livatino: “Esempio di testimonianza contro le logiche del potere

Negli anni dell’immediato post-stragi, nel 1992, si manifestò una forte reazione morale e sociale, in certi casi religiosa, che portò a una mobilitazione significativa della società civile. Ma negli ultimi anni, mi spiace dirlo, è venuta meno l’indignazione popolare. Stiamo registrando passi indietro evidenti e molto pericolosi“. A dirlo il sostituto procuratore nazionale Antimafia e antiterrorismo, Nino Di Matteo, durante la cerimonia di intitolazione a Rosario Livatino della sala convegni della Direzione regionale dell’Agenzia delle Entrate, a Palermo. “Un pericoloso arretramento – ha sottolineato Di Matteo – che si manifesta nell’azione della classe dirigente, anche politica – che continua nella rassegnata indifferenza di tanti e nella complicità di altri – a improntare la propria condotta secondo le bieche logiche del clientelismo, dell’avidità del potere, della logica del favore, della raccomandazione, quando non anche della corruzione. Allora – ha osservato il magistrato – ricordare oggi la figura di Rosario Livatino, fare memoria, deve rappresentare per tutti noi un’occasione di riflessione sulla insanabile e assoluta incompatibilità dei valori civili e cristiani che Rosario Livatino ha testimoniato con quelle logiche del potere, con il prevalere della forza sul diritto che caratterizzano a tutti i livelli i tempi bui che stiamo vivendo“. Il “giudice ragazzino“, come veniva chiamato per la sua giovane età, fu ucciso il 21 settembre 1990 sulla statale 640 Caltanissetta-Agrigento, in corrispondenza del viadotto Gasena, mentre si recava, senza scorta, a Palazzo Di Giustizia, da quattro sicari della Stidda di Agrigento.
Oggi è una giornata importante”, ha affermato. “Come tutte le giornate che sono dedicate alla memoria. Memoria che non deve essere uno sterile esercizio retorico. Commemorare significa capire quello che è accaduto, capire anche in che contesto è maturato l’omicidio di Rosario Livatino“. “Commemorare significa ricordare un uomo, un magistrato, che ha fatto della coerenza la sua linea di condotta – ha aggiunto – Livatino è stato un faro, un esempio vivente di credibilità, per il suo quotidiano impegno con la toga addosso contro la mafia“. “Rosario Livatino – ha detto ancora Di Matteo – è stato coerente in quello che ha detto, in quello che ha pensato, in quello che ha fatto da magistrato prima e pubblico ministero e poi come magistrato della giudicante, nell’ultimo anno e mezzo della sua vita. Credo che vada ricordato per la sua coerenza e da noi magistrati per il fatto di avere incarnato il simbolo del magistrato autonomo, indipendente, lontano da ogni centro di potere, la vera essenza del magistrato che dobbiamo augurarci di conservare, in un momento in cui l’autonomia e l’indipendenza della magistratura sono messe in discussione, a mio avviso, anche da questa riforma approvata recentemente“. “Dobbiamo ispirarci a Rosario Livatino come esempio impareggiabile del valore dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura e del singolo magistrato rispetto a ogni altro centro di potere – ha sottolineato Di Matteo – è stato giudice e pubblico ministero come Giovanni Falcone, come Paolo BorsellinoRocco Chinnici, come Antonino Saetta. Non mi pare che siano stati degli esempi negativi per la magistratura italiana. Anzi sono i nostri esempi, i nostri punti di riferimento“.
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fonte:https://www.antimafiaduemila.com/home/primo-piano/107132-di-matteo-clientelismo-e-corruzione-pericoloso-arretramento-della-classe-dirigente-in-sicilia.html