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Per il Csm la mafia resta confinata al Sud: escluse le procure del nord ad alta densità criminale

13 Giugno 2026 | Cronaca

AMDuemila

Il Consiglio Superiore della Magistratura continua a tracciare una geografia rigida della presenza mafiosa nel Paese. Secondo la delibera approvata l’11 giugno dalla quinta commissione, le organizzazioni criminali avrebbero un confine netto: operano stabilmente al Sud, arrivano fino a Roma e si arrestano prima della Pianura Padana. Non metterebbero radici profonde a Milano, né a Bologna o Torino, e non controllerebbero il cuore economico e produttivo dell’Italia.

Questa scelta non è soltanto burocratica. Incide direttamente sulle nomine dei vertici delle procure e sul peso che viene attribuito all’esperienza specifica nella lotta alla criminalità organizzata. Negli uffici inseriti nell’elenco delle “zone ad alta densità mafiosa”, tale background diventa decisivo; dove invece la procura resta fuori, l’esperienza antimafia perde rilevanza nelle valutazioni. Il Csm non nega formalmente l’esistenza di fenomeni mafiosi al Nord, cosa impossibile di fronte a sentenze passate in giudicato, processi e anni di indagini. Tuttavia, sostiene che città come Milano, Bologna e Torino non raggiungano una densità tale da giustificare criteri speciali nella selezione dei dirigenti giudiziari. La delibera appare ancora ancorata a una lettura tradizionale della mafia come fenomeno storico e territoriale, radicato soprattutto nei contesti meridionali classici, piuttosto che come sistema economico-finanziario ormai consolidato anche nelle aree settentrionali. Un paradosso emerge chiaramente dal documento. Per motivare la propria decisione, il Csm richiama proprio le relazioni della Dia e della Procura nazionale antimafia, che descrivono in dettaglio l’espansione imprenditoriale e finanziaria dei clan al Nord. L’organo adotta un approccio definito “prudenziale”, secondo cui la qualifica di area mafiosa non può basarsi su singoli processi o infiltrazioni episodiche, ma deve poggiare su elementi “significativi e stabili” di condizionamento dell’economia, delle istituzioni e della pubblica amministrazione.

Eppure proprio Milano e Bologna corrispondono a questa definizione. Nel capoluogo emiliano esiste una sentenza definitiva come quella del processo Aemilia, che ha accertato il radicamento strutturale della ’ndrangheta in settori chiave quali edilizia, logistica, movimento terra e rapporti economico-imprenditoriali. Non si tratta di presenze transitorie, ma di un’organizzazione stabilmente insediata nel tessuto produttivo locale. A Milano, da almeno vent’anni, le inchieste, le operazioni della procura antimafia, le sentenze e le stesse relazioni della Dia – citate dal Csm – fotografano la città come la capitale economica della ’ndrangheta. Nonostante ciò, il Consiglio ha scelto di non considerare questi elementi sufficienti per includere la procura nell’elenco.

La delibera finisce così per utilizzare indicatori storici – numero di detenuti al 41 bis, scioglimenti di comuni, concentrazione di attività investigative nel Mezzogiorno – che non colgono l’evoluzione attuale delle mafie.

Fonte: Repubblica

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fonte:https://antimafiaduemila.com/home/mafie-news/cronaca/per-il-csm-la-mafia-resta-confinata-al-sud-escluse-le-procure-del-nord-ad-alta-densita-criminale