Peggio di Napoli. La Relazione choc sui rifiuti nel Lazio

Malagrotta. Il Lazio come la Campania. La Commissione d’inchiesta sulle attività di smaltimento denuncia le mani della criminalità organizzata sulle discariche.

Mafia & discariche. No, non parliamo della Campania, ma del Lazio. L’asse di ferro tra la criminalità organizzata e il ciclo dei rifiuti non raggiunge l’apice solo nella regione governata dal pidiellino Stefano Caldoro, ma anche in quella presieduta dall’ex sindacalista Renata Polverini.Lo dice la Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti.
Alla Commissione, Giancarlo Capaldo – procuratore aggiunto di Roma e coordinatore della Direzione distrettuale antimafia (Dda) – ha spiegato che la presenza della criminalità organizzata nel Lazio esiste ed è multiforme. In Campania agisce esclusivamente la camorra, nel Lazio, invece, sono presenti anche la ‘ndrangheta e la mafia siciliana. Si tratta di una presenza accertata da numerose indagini che hanno portato al sequestro preventivo di centinaia di milioni di euro in immobili, società e auto. Si tratta, in particolare, delle indagini denominate «Sabbie mobili», «Re Mida» e «Girotondo». Come ha sottolineato Capaldo, in tutte queste indagini sono evidenziati contatti con la criminalità organizzata.
Anche il prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro, è dello stesso avviso di Capaldo. Secondo il prefetto, nel ciclo illecito dei rifiuti si è consolidato un modus operandi articolato e fondato su metodi associativi, che si concretizza in particolare nella falsificazione di documenti di trasporto e la simulazione di operazioni di smaltimento e di recupero – il cosiddetto «giro bolla» – e, in secondo luogo, nel trasporto dei rifiuti. Questo passaggio criminale si verifica nel momento del passaggio dalla raccolta allo smaltimento del rifiuto stesso. Durante le investigazioni è stato rilevato come proprio nelle fasi intermedie ci sia stata questa interferenza della criminalità.
L’ultima operazione svolta dalle forze dell’ordine sul Lazio è quella effettuata dai carabinieri del Nucleo operativo ecologico (Noe) di Roma e Caserta, assieme alla guardia di Finanza di Marcianise: è stato emesso un provvedimento di custodia cautelare a carico di Salvatore Belforte, capo dell’omonimo sodalizio criminale. Questa operazione ha permesso di verificare l’interferenza dell’associazione mafiosa nel passaggio dalla raccolta allo smaltimento attraverso società di comodo.
Ma com’è strutturata la catena di gestione dei rifiuti nel Lazio? La provincia di Roma opera nella discarica di Guidonia (cosiddetta dell’Inviolata), in fase di ampliamento; Albano Laziale si rifà alla discarica di Cecchina, dove si dovrebbe realizzare anche un impianto di termovalorizzatore; Bracciano fa riferimento alla discarica di Cupinoro; Civitavecchia, invece, si appoggia a quella di Fosso Del Prete. Dice Pietro Rajola Pescarini, comandante del Noe dei carabinieri di Roma: «Queste discariche sono prossime all’esaurimento delle capacità ricettive, se nel Lazio non aumenterà la raccolta differenziata». Differenziata nel Lazio che a fine 2010 si attesta su valori del 12-13 per cento.
La provincia di Rieti, al momento, non dispone di impianti di smaltimento dei rifiuti, ma solo di due siti di stoccaggio temporaneo dal quale i rifiuti vengono trasferiti nella discarica di Viterbo. La provincia di Latina, come quella del frusinate, non presenta problematiche rilevanti. Invece, merita di essere menzionato il caso specifico di Colleferro. Lì l’impianto – costituito da linee distinte che fanno capo una al consorzio Gaia, l’altra al 60% a Gaia e al 40% al Comune di Roma – è stato oggetto di indagine da parte dei carabinieri del Noe. Dall’inchiesta durata un anno sono scaturite 13 ordinanze di custodia cautelare: per il direttore tecnico responsabile della gestione dei rifiuti e degli impianti di Colleferro, per il procuratore responsabile della raccolta di multi materiali dell’impianto, per i soci e amministratori della società. Sono stati notificati anche 25 avvisi di garanzia per reati importanti: associazione a delinquere, attività organizzata per il traffico illecito dei rifiuti, falso ideologico, truffa aggravata ai danni dello Stato, favoreggiamento, violazione dei valori limite di emissione in atmosfera, accesso abusivo a sistemi informatici.
La sintesi del Noe è chiara: «Il territorio della regione Lazio negli ultimi anni è stato oggetto di molteplici attività di indagine condotte dal comando dei carabinieri per la tutela dell’ambiente riguardanti traffici illeciti di rifiuti, essendo stato interessato sia come località di transito dei flussi di traffico provenienti da altre regioni, che come sito di smaltimento finale di tali traffici».
Vediamo le principali tipologie del modus operandi criminale. In un impianto di produzione di laterizi nella provincia di Frosinone sono stati abbandonati e utilizzati «fanghi e polveri di abbattimento fumi di matrice pericolosa». Nei terreni di alcune aziende agricole nell’hinterland di Latina sono stati depositati illegalmente «fanghi provenienti da impianti di depurazione della Toscana». All’interno di cave nelle province di Viterbo e Rieti sono stati smaltiti «rifiuti provenienti da varie regioni del Centro-Nord Italia, anche sottoposti a sistematica manipolazione o miscelazione e accompagnati da falsi certificati di analisi». Un impianto di compostaggio a Roma veniva utilizzato come sito di transito di «rifiuti speciali ed effettuava una declassificazione fittizia degli stessi per il loro successivo smaltimento in cave e terreni in Campania». Un impianto di compostaggio a Rieti «gestiva illegalmente ingenti quantitativi di rifiuti, declassificandoli “sulla carta” per poi spanderli sui terreni si aziende agricole compiacenti». Questi sono solo alcuni, significativi, esempi. Ce ne sono molti altri.
Arriviamo al caso Malagrotta. La più grande discarica d’Europa. È di proprietà di un gruppo privato la società E.Giovi del gruppo Co.La.Ri – che fa capo a Manlio Cerroni – e si estende su 240 ettari e riceve giornalmente dal bacino della capitale 4.500-5.000 tonnellate di rifiuti. Il costo di conferimento – tutto a carico del Comune di Roma – è di 72 euro alla tonnellata, il che significa un totale di 44 milioni di euro all’anno. La mega-discarica è satura dal 2008. Non dovrebbe più operare. Ma un’ordinanza della regione Lazio ha prorogato la chiusura fino al mese di maggio 2009, proroga protratta fino al 2010. Infine, dopo l’ordinanza del governatore Polverini che prolungava per altri sei mesi l’autorizzazione allo smaltimento dei rifiuti, la regione Lazio ha comunicato che la discarica «rimarrà aperta almeno fino al 2013». Quell’«almeno» fa rabbrividire.
Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha ricordato alla Commissione parlamentare d’inchiesta che l’unica discarica operante nel territorio della capitale è quella di Malagrotta che opera in regime sostanzialmente monopolistico. Al riguardo il sindaco ha puntualizzato: «Non esistono, rispetto allo smaltimento di Roma, alternative. Non c’erano e tuttora non siamo ancora riusciti a crearne. Soprattutto, non c’è stata una capacità da parte della pubblica amministrazione e delle società controllate di entrare nell’insieme del ciclo dei rifiuti». Insomma, tutto è bloccato. E i rischi per la salute di chi vive nei dintorni della discarica, sono molto alti. L’Arpa ha denunciato la presenza in un fosso che scorre limitrofo alla discarica di Malagrotta di «residui di sostanze inquinanti che hanno carattere non totalmente definito».

(Tratto da Il Riformista)

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