Pacco sicurezza: Internet, limitazioni assurde alla libertà di espressione

Internet, la norma “birmana”

Il “pacchetto sicurezza” in questi giorni in discussione alla Camera contiene una norma capestro, già passata al Senato, che rischia di oscurare molti siti internet. Consentirebbe alla Polizia postale di chiudere in Italia chi “invita a disobbedire alle leggi”, una formulazione talmente vaga da far paura. Parte dunque la campagna “la rete ti libera”, promossa da numerose testate e blog.

Abbiamo ancora un mese di tempo, dopo di ché la Camera dovrebbe votare sul decreto sicurezza già approvato al Senato: per intenderci, quello che legalizza le ronde e chiede ai medici di denunciare i clandestini. Ma nel pacchetto che si è iniziato a discutere oggi in Commissione Affari Costituzionali c’è anche una norma “birmana” sull’informazione e le comunicazioni in Rete: un emendamento scritto da Gianpiero D’Alia (Udc) prevede infatti l’oscuramento completo di tutti i siti in cui ci sono apologie di reato o istigazioni a delinquere.

Infilato all’ultimo minuto, l’emendamento D’Alia avrebbe un effetto esplosivo perché consentirebbe alla Polizia postale (senza l’intervento della magistratura) di chiudere in Italia non solo siti come Facebook e YouTube – i cui contenuti sono prodotti dagli utenti e che quindi non mancano di componenti scorrette – ma anche migliaia di blog dove basterebbe un commento “sbagliato” inserito da un lettore per far abbassare la serranda all’intero sito. Per non parlare dei numerosi siti e quotidiani online che, su internet, tentano di dar vita ad esperienze di comunicazione critica e non omologata.

La norma è inutile, ed è dannosa. Inutile perché viene introdotta in nome della lotta contro i reati di istigazione a delinquere via internet quando esistono già numerose misure giuridiche atte a perseguire eventuali abusi e reati commessi tramite internet.

La norma è pericolosa. Perché prevede di perseguire chi “invita a disobbedire alle leggi”, una formulazione così vaga da consentire di colpire giornali on line, siti di comunicazione orizzontale, blog, qualunque espressione critica, qualunque informazione e linguaggio “non in sintonia”.
E ancora, vista la vastità di informazioni in Rete, chi e con quali strumenti, secondo il legislatore, ci si appresta ad esercitare il controllo? E’ facile immaginare “ronde telematiche” dove presunti “vigilantes” denunceranno il pericolo di “reati possibili” chiedendo al governo di oscurare interi siti.
Ovvero, l’intenzione del legislatore è quella di introdurre una sorta di “censura preventiva” attraverso le maglie larghe della definizione dell’ipotetico reato.

La mobilitazione. Oggi è partita la campagna “la rete ti libera”, promossa da numerose testate giornalistiche e blog per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’enorme patrimonio di libertà ed espressione del pensiero che rischia di essere sacrificato in nome dello spot “sicurezza” di questo governo.

Ida Rotano

(tratto da www.aprileonline.info)

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