Eugenio Siracusa 28/05/2026 ore 08:28
C’è anche il Lazio al centro dell’Operazione Erebus, la maxi inchiesta coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari contro il traffico illecito di rifiuti che ha portato all’esecuzione di 19 misure cautelari tra Campania, Puglia e Lazio.
L’operazione, condotta dai Carabinieri del Gruppo per la Tutela dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica di Napoli insieme ai militari territorialmente competenti, ha interessato in maniera significativa le province di Frosinone e Latina, oltre alla città di Roma. Coinvolti anche i comuni di Ferentino, Ripi, Cassino, Anagni, San Martino Valle Caudina e Casamarciano, Guidonia.
Le misure cautelari, emesse dal Gip del Tribunale di Bari su richiesta della DDA barese, riguardano 19 indagati accusati a vario titolo di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti. Nel dettaglio sono stati eseguiti sei arresti domiciliari, sette obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria e sei interdizioni dall’attività imprenditoriale per la durata di un anno.
L’inchiesta, avviata nell’ottobre 2023 e coordinata dalla Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, è stata sviluppata dai Carabinieri del NOE di Bari attraverso intercettazioni telefoniche, videoriprese, pedinamenti e sistemi di tracciamento elettronico. Gli investigatori hanno ricostruito una rete organizzata dedita allo smaltimento illecito di grandi quantità di rifiuti speciali e industriali provenienti da impianti situati nelle province di Roma, Napoli, Caserta, Brindisi e Salerno.
Secondo gli inquirenti, il sistema criminale si basava su documentazione falsa e sulla classificazione fittizia dei rifiuti. I formulari indicavano siti di smaltimento formalmente regolari ma, nella realtà, i carichi venivano abbandonati in cave dismesse, terreni agricoli, uliveti, vigneti e capannoni abbandonati.
Tra le aree finite sotto la lente degli investigatori figurano anche diversi territori del Frusinate e del Basso Lazio, oltre ad aree delle province di Foggia, Bari, Napoli e BAT. In particolare, i comuni di Ferentino, Ripi, Cassino e Anagni sarebbero stati coinvolti nella rete di trasporto e smaltimento illecito dei rifiuti.
L’organizzazione avrebbe ottenuto profitti illeciti per circa 2 milioni e 500 mila euro grazie al mancato rispetto delle procedure previste dalla normativa ambientale. Per questo motivo è stato disposto il sequestro preventivo per equivalente della stessa cifra. Sotto sequestro sono finite dieci società, circa sessanta automezzi e numerosi beni mobili e immobili riconducibili agli indagati.
Gli investigatori parlano di un fenomeno criminale in forte espansione, capace di trasformare intere aree agricole in discariche abusive a cielo aperto. In diversi casi, i rifiuti sarebbero stati incendiati durante le ore notturne, provocando gravi conseguenze ambientali e rischi per la salute pubblica.
L’Operazione Erebus rappresenta l’ennesimo colpo inferto ai traffici illeciti nel settore ambientale tra Campania, Puglia e Lazio, con particolare attenzione ai collegamenti tra le province di Frosinone, Latina e Roma, considerate dagli investigatori snodi strategici della filiera illegale dei rifiuti.
C’è anche il Lazio al centro dell’Operazione Erebus, la maxi inchiesta coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari contro il traffico illecito di rifiuti che il 27 maggio 2026 ha portato all’esecuzione di 19 misure cautelari tra Campania, Puglia e Lazio.
L’operazione, condotta dai Carabinieri del Gruppo per la Tutela dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica di Napoli insieme ai militari territorialmente competenti, ha interessato in maniera significativa le province di Frosinone e Latina, oltre alla città di Roma. Coinvolti anche i comuni di Ferentino, Ripi, Cassino, Anagni, San Martino Valle Caudina e Casamarciano.
Le misure cautelari, emesse dal Gip del Tribunale di Bari su richiesta della DDA barese, riguardano 19 indagati accusati a vario titolo di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti. Nel dettaglio sono stati eseguiti sei arresti domiciliari, sette obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria e sei interdizioni dall’attività imprenditoriale per la durata di un anno.
L’inchiesta, denominata operazione Erebus, avviata nell’ottobre 2023 e coordinata dalla Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, è stata sviluppata dai Carabinieri del NOE di Bari attraverso intercettazioni telefoniche, videoriprese, pedinamenti e sistemi di tracciamento elettronico. Gli investigatori hanno ricostruito una rete organizzata dedita allo smaltimento illecito di grandi quantità di rifiuti speciali e industriali provenienti da impianti situati nelle province di Roma, Napoli, Caserta, Brindisi e Salerno.
Secondo gli inquirenti, il sistema criminale si basava su documentazione falsa e sulla classificazione fittizia dei rifiuti. I formulari indicavano siti di smaltimento formalmente regolari ma, nella realtà, i carichi venivano abbandonati in cave dismesse, terreni agricoli, uliveti, vigneti e capannoni abbandonati.
Fra questo giro di società, anche due con sede legale nel comune di Guidonia Montecelio, la San Eco Recuperi Srl, di Gino Lori e la Green Eco srl, con sede legale sempre in via dei Faggi. Secondo gli inquirenti l’attività consisteva nel prelevare scarti plastici e gommosi dagli impianti di provenienza, compreso quello di Guidonia, produrre documentazione falsificata per aggirare il tracciamento e affidarli a trasportatori non autorizzati allo smaltimento, i quali infine abbandonavano definitivamente le “ecoballe” in siti abusivi, capannoni dismessi o terreni isolati in varie province d’Italia dislocati tra Foggia, Bari, BAT, Roma e Frosinone. Proprio per la società di Guidonia, come per altre con sede nelle province di Benevento, Latina, Salerno e Napoli, i giudici hanno predisposto “Il divieto di esercizio dell’attività imprenditoriale per un anno”.
Le indagini hanno documentato almeno dieci viaggi di rifiuti tra la provincia di Roma e le Puglie in un periodo compreso fra il dicembre 2022 e il febbraio del 2023. Durante l’attività d’indagine è emerso che i rifiuti speciali presenti nell’impianto della provincia di Roma, non idonei a essere sottoposti alle procedure previste dal TUA per seguire la filiera del recupero, sono stati sistematicamente smaltiti illecitamente presso siti abusivi (capannoni dismessi/terreni agricoli) totalmente privi di qualsivoglia titolo autorizzativo.
Tra le aree finite sotto la lente degli investigatori figurano anche diversi territori del Frusinate e del Basso Lazio, oltre ad aree delle province di Foggia, Bari, Napoli e BAT. In particolare, i comuni di Ferentino, Ripi, Cassino e Anagni sarebbero stati coinvolti nella rete di trasporto e smaltimento illecito dei rifiuti.
L’organizzazione avrebbe ottenuto profitti illeciti per circa 2 milioni e 500 mila euro grazie al mancato rispetto delle procedure previste dalla normativa ambientale. Per questo motivo è stato disposto il sequestro preventivo per equivalente della stessa cifra. Sotto sequestro sono finite dieci società, circa sessanta automezzi e numerosi beni mobili e immobili riconducibili agli indagati.
Gli investigatori parlano di un fenomeno criminale in forte espansione, capace di trasformare intere aree agricole in discariche abusive a cielo aperto. In diversi casi, i rifiuti sarebbero stati incendiati durante le ore notturne, provocando gravi conseguenze ambientali e rischi per la salute pubblica.
L’Operazione Erebus rappresenta l’ennesimo colpo inferto ai traffici illeciti nel settore ambientale tra Campania, Puglia e Lazio, con particolare attenzione ai collegamenti tra le province di Frosinone, Latina e Roma, considerate dagli investigatori snodi strategici della filiera illegale dei rifiuti.
Fonte:https://www.laspunta.it/operazione-erebus-traffico-illecito-rifiuti-frosinone-latina/