Cerca

Omicidio Mattarella e strategia della tensione: la mano dello Stato in quel 6 gennaio

Luca Grossi 06 Gennaio 2026

La storia ha senso solo se i puntini vengono uniti.
Il presiedete della regione siciliana 
Piersanti Mattarella venne ucciso il 6 gennaio del 1980 a Palermo.
Processati i killer neri 
Giusva Fioravanti Gilberto Cavallini, assolti con sentenza definitiva.
Processati come mandanti e in seguito condannati i capi di Cosa nostra 
Totò RiinaMichele GrecoBernardo BruscaBernardo Provenzano, Giuseppe CalòFrancesco Madonia e Nenè Geraci.
Oggi la procura di Palermo indaga sui mafiosi
 Nino Madonia e Giuseppe Lucchese come possibili esecutori materiali. Gli stessi che sono stati condannati per l’omicidio del generale Carlo Alberto dalla Chiesa assieme a Pino Greco “Scarpuzzedda”Raffaele GanciFrancesco Paolo Anzelmo e Vincenzo Galatolo.
E poi: i magistrati stanno ancora vagliando la ‘pista nera’. Intanto l’ombra del depistaggio e tornata a manifestarsi: il 24 ottobre di quest’anno l’ex prefetto
 Filippo Piritore venne arrestato su richiesta della procura di Palermo con l’accusa di aver fatto sparire un guanto che avrebbe potuto portare alla cattura dei killer.
Si queste pochissime righe si potrebbero scrivere interi volumi. Ad oggi non sappiamo ancora chi sono gli esecutori materiali ma, è questa è una certezza, la mano dello Stato c’è.
Il delitto va incasellato in seno alle uccisioni eccellenti dei politici che si mettevano di traverso alla mafia come 
Michele Reina, Placido Rizzotto e Pio La Torre. Inoltre, via Libertà, luogo dell’omicidio, rientra nel territorio del mandamento di Resuttana, governato da Francesco Madonia, che oltretutto, secondo alcuni collaboratori di giustizia, avrebbe avuto legami con esponenti dei Servizi segreti. La stessa dote in possesso del figlio, Nino Madonia, mafioso di tanti misteri e relazioni mai svelate con uomini delle istituzioni, temuto anche da Riina.
Sia che si tratti di neofascisti o mafiosi legati allo Stato il marchio dello Stato deviato c’è.
E qui fa capolino un’altra domanda: se fosse vero (e qui è ancora tutto da dimostrare) che Piritore, secondo i magistrati, ha depistato le indagini, chi avrebbe dovuto coprire?
A favore di chi?
Dei mafiosi o dei neofascisti? Se la riposta dovesse ricadere sui picciotti cambierebbe poco l’attuale direzione delle indagini. Ma se fosse stato fatto per coprire i Nar?
Lo stesso 
Giovanni Falcone era convinto della colpevolezza di Fioravanti e Cavallini, assolti ricordiamo ancora con sentenza passata in giudicato e non più processabili. Falcone nel 1989 parlò con l’estremista palermitano Alberto Volo, professore ed ex militare della Folgore a Pisa, nonché migliore amico del neofascista ex MSI e ed Ex Ordine Nuovo Francesco Mangiameli, che gli disse, come spiegò a ‘Report’ l’ex sostituto procuratore di Palermo Roberto Tartaglia, che “l’omicidio di Piersanti Mattarella è stato realizzato da Fioravanti e da Cavallini. E che questa decisione nasce da una volontà politica e massonica che lui ascrive in quei verbali direttamente alla volontà di Licio Gelli di arginare definitivamente l’apertura a sinistra della DC e di interrompere quel nuovo tentativo di riprendere il vecchio discorso lasciato in sospeso con il sequestro Falcone. Disse anche che tutte queste cose le sa non solo perché amico di Mangiameli ma perché appartiene ad una organizzazione paramilitare di servizi italiani e americani che lui definisce ‘Universal Legion’, non parla di Gladio, però ci assomiglia molto. E poi c’è un dato: lo stesso Volo lo definisce in un verbale come una specie di ‘rosa dei venti ma più complicata e complessa’”. Mattarella, infatti, avrebbe pagato con il sangue il suo progetto di modernizzare l’amministrazione regionale in nome della legalità. L’ex presidente della regione siciliana, negli anni, era diventato punto di riferimento della corrente legata ad Aldo Moro, era orgogliosamente in aperto contrasto con il sindaco mafioso di Palermo Vito Ciancimino e con quel mondo di mezzo che orbitava attorno a Cosa nostra.

ARTICOLI CORRELATI

Omicidio Mattarella: Riesame nega la revoca degli arresti domiciliari per l’ex prefetto Piritore

Omicidio Mattarella: targa non collegata al delitto, servì per una rapina

Omicidio Mattarella, Scarpinato e l’audizione al Csm nel ’92: ”Falcone parlò di Gladio”

Luca Grossi a Rai News 24: ”Omicidio Mattarella è parte della strategia della tensione”

fonte:https://www.antimafiaduemila.com/home/mafie-news/261-cronaca/107449-omicidio-mattarella-e-strategia-della-tensione-la-mano-dello-stato-in-quel-6-gennaio.html