Jamil El Sadi 08 Luglio 2025
Tescaroli: “Siamo di fronte a un’escalation criminale”. Report svela il lato oscuro della nuova Via della Seta
“Vi sono stati una serie di omicidi, tentati omicidi, incendi, estorsioni, intimidazioni. Siamo di fronte a una escalation criminale che ha preso le mosse dal giugno 2024”. Così Luca Tescaroli, procuratore capo di Prato ai microfoni di Report.
L’inchiesta “Ombre cinesi”, realizzata da Daniele Autieri, ha fatto luce sulla cosiddetta “guerra delle grucce”. Una faida tra famiglie e imprenditori cinesi che seppur ha come fulcro Prato, ha visto episodi criminosi anche a Madrid e Parigi.
Un fenomeno che sta assumendo sempre più le caratteristiche di una guerra della logistica. Solo il business delle grucce, infatti, vale 100mln di euro. Se a questo si aggiunge l’intero comparto tessile integrato – con la logistica e i trasporti – si arriva a svariati miliardi. Un fiume di denaro che viaggia per l’Europa e per il mondo, sulla scia di quella che un tempo era la “Via della seta”.
“Vi è un sistema economico alla base delle attività criminali articolato che vede innanzitutto una imponente attività di importazione di materia prima proveniente dalla Cina, per il tramite dei porti del Pireo e Gioia Tauro, e passa anche tramite la Spagna e la ex Jugoslavia. E che ha come primo punto di approdo l’Europa dell’Est, normalmente l’Ungheria”, spiega Tescaroli. “La Repubblica Popolare cinese ha l’interesse di approvvigionarsi di moneta pesante come l’euro – aggiunge -. E l’attività produttiva che viene svolta qui e i profitti che si ricavano conseguentemente alla produzione di euro è un dato che è in linea con la politica della Cina”.
Rotterdam, Amburgo, Valencia, Bilbao, ma anche Trieste e Gioia Tauro. Sono solo alcuni dei porti più importanti per il commercio cinese. Container che passano per il canale di Suez, spesso transitano per la Turchia e infine arrivano in Europa. Dalla Repubblica cinese arriva la merce più disparata: componentistica, elettronica, indumenti, oggettistica varia, mobili e tanto altro. Un fiume di denaro di proporzioni surreali. Basti pensare che nei primi 10 mesi del 2024 il valore delle merci vendute dalla Cina nel mondo ha aggiunto i 5 trilioni di dollari.
Report ha fatto luce anche su come l’economia cinese illegale poggi su delle “stash house”: filiali di banca clandestine che operano fuori dai circuiti internazionali e che sono in tutto il mondo. In Italia ne risultano circa 400. Un modo per spostare il denaro senza muoverlo materialmente, guadagnando sulle commissioni.
Secondo studi condotti da centri di ricerca statunitensi e confermati dalla Brookings Institution, le quattro grandi banche di Stato cinesi avrebbero riciclato quasi 22 trilioni tra dollari ed euro. Una cifra che garantirebbe a Pechino la solidità finanziaria necessaria per sostenere la propria offensiva commerciale mondiale.
Un vero e proprio gioco di scatole cinesi. Dai porti gestiti dalle multinazionali cinesi le merci vengono fatte arrivare in Europa sfruttando il regime della sospensione di imposta e quindi eludendo il pagamento dell’IVA. Le imprese cinesi sul territorio italiano che acquistano la merce si indebitano con il fisco e non sono aggregabili dallo Stato perché la loro gestione è affidata a prestanome. Dopo qualche anno le imprese falliscono, il prestanome sparisce e il reale proprietario ne apre di nuove, rinnovando il sistema.
Alla domanda se vi sia cooperazione effettiva con la Cina sul fronte dell’antiriciclaggio, Tescaroli risponde chiaramente: “Le rogatorie non hanno trovato risposta”. Il magistrato ha anche scritto una lettera alla direzione generale affari interni del Ministero della Giustizia, chiedendo l’istituzione di una Direzione Distrettuale Antimafia a Prato. Nella stessa comunicazione ha denunciato gravi ritardi del sistema giudiziario: in media, tra la richiesta e la celebrazione di un’udienza passano 937 giorni, oltre due anni e mezzo. Un tempo che rischia di svuotare completamente il significato delle indagini.
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