“nun saccio,nun vedo,nun sentu”

Fra   i tanti pensieri che ti frullano nella testa durante i   momenti che ,specialmente di notte ,ti riesce a dedicare alla riflessione  ed ai ricordi,mi è tornata alla memoria una  email   ricevuta da un Testimone di Giustizia,Francesco Dipalo,qualche tempo fa.
La trascrivo  ,qui di seguito ,integralmente, compresi gli indirizzi  ai quali essa é stata inviata ,oltre che a noi dell’Associazione Caponnetto:
Egregio dott. Di  Cesare,
in allegato le ho inviato la prima parte di un memoriale nel quale io e mio fratello Alessio abbiamo deciso di raccontare tutte le vicende giudiziarie che ci vedono coinvolti e tutti i personaggi che ci girano intorno. L’inerzia delle Istituzioni su quanto stiamo denunciando è un fatto grave che deve essere reso pubblico.  Noi nei nostri memoriali non accusiamo nessuno, non compete a noi farlo, noi ci limitiamo come abbiamo sempre fatto a raccontare i fatti e a mettere a disposizione delle Autorità Giudiziarie atti, documenti, testimonianze dirette e di terzi affinché la Giustizia faccia il suo corso. Il corso della Giustizia è palesemente ostacolato da uomini dello Stato che negli ultimi anni mi hanno screditato, ridicolizzato, hanno cercato di farmi passare per una persona mentalmente instabile tanto da chiedere alle Autorità Sanitarie il TSO consci che un provvedimento del genere avrebbe potuto definitivamente inclinare tutti i procedimenti in corso contro la Mafia Murgiana. Non si può più tollerare il comportamento omissivo di chi ha il dovere di intervenire. Avrei voluto continuare con le proteste ma mio fratello mi ha convinto a desistere per concentrarci sui memoriali. Ci auguriamo che la Direzione Nazionale Antimafia ( l’ unico organismo sulla quale abbiamo riposto la nostra fiducia) intervenga con provvedimenti mirati a garantire che tutti i fatti oggetto dei memoriali siano accertati e individuate ( qualora ci fossero ) tutte le responsabilità di chi sta ostacolando il corso della Giustizia. Noi non ci fermeremo mai sino a quando saremo certi che sarà fatto tutto quanto previsto per legge al fine di assicurare alla Giustizia coloro che per oltre un decennio ci hanno reso la vita impossibile, che ci hanno massacrato di botte, che hanno pestato e usato violenze sui nostri famigliari. Con l’aiuto del comitato antimafia Caponnetto, scriveremo al Capo dello Stato, ai gruppi Parlamentari e ai Presidenti di camera e Senato per denunciare quanto si sta verificando ai nostri danni.
Con Osservanza
Francesco Dipalo
in allegato:
memoriale, articoli corriere della sera, articolo di un giornale regionale, foto”.
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La nota termina qua.
E’,come si vede,la storia triste di un cittadino onesto,un ex  imprenditore,che ha creduto nella Giustizia ed ha denunciato coloro che hanno usato violenza ai danni suoi e dei suoi familiari riducendoli sul lastrico.
Una storia triste –  che,a quanto ci risulta,continua e resta irrisolta purtroppo a causa di una burocrazia sorda di fronte a tanta sofferenza-  ma che,purtuttavia,rivela una saldezza di valori ed una volontà ferma di continuare a combattere,malgrado tutto,per la Giustizia e per lo Stato di diritto.
Una lezione di onestà intellettuale , morale e civica  che,mentre da una parte ti dà il senso della grandezza di uomini del genere,dall’altra ti fa sentire piccolo piccolo,sia a te ,che pur ritieni di aver fatto e di  fare qualcosa per la Giustizia e la  civiltà , che a quella massa informe di  individui che formano la maggioranza della società.
Una massa costituita  nella stragrande maggioranza di persone che vivono,di fronte ai problemi della giustizia, senza infamia e senza lode,sordi e ciechi rispetto a quello che avviene intorno ad esse,sempre pronte lamentarsi , a giudicare ed anche criticare, ma mai disponibili ad assumere una posizione,a denunciare le ingiustizie,ad esporsi in prima persona,a combattere insieme ad altre.
“Nu’ sacciu,nun ved,’,nun sent”,la regola del pavido,dell’infame,che ti lascia – e lascia soli questi poveri disgraziati che si immolano per  tutti gli altri – solo a combattere contro armate di corrotti e mafiosi,nell’interesse generale,anche nel loro stesso interesse.
Costoro non riescono  nemmeno a percepire l’entità del danno che producono,oltre che alla collettività,anche a se stessi ed  ai loro figli in quanto,mancando le pressioni dal basso,i sensori del territorio,non fanno emergere i fenomeni perversi,con il risultato che lo Stato,a sua volta espressione di questa genia,non si sente stimolato  a vivificare  ed  attivare gli anticorpi.
Un effetto disastroso ed a catena che fa precipitare sempre di più il Paese nel baratro.
Quando noi diciamo che la mafia ha vinto la guerra.
L’ha vinta ,prima che sul piano economico – e,quindi politico ed istituzionale – su quello culturale,perché essa é riuscita a mafiosizzare la maggioranza del Paese,a soggiogarlo culturalmente,nei cervelli,nei comportamenti,nei modelli di vita quotidiana.
Grazie,oltre che alla pavidità della maggioranza della popolazione,anche all’insulsaggine di quella minoranza che,ancorché rimasta pura e non corrotta,non é riuscita ancora a comprendere che con la retorica,le parate,gli appelli,le preghiere,non si va da nessuna parte.

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