Nota del Sindaco di Pastena a commento del Convegno di Cassino del 27 ottobre 2012. Quanta fatica per far ammettere a questa classe politica che la mafia c’è!!!

Cassino : stupore e incredulità

Il convegno organizzato dall’associazione Caponnetto a Cassino ha rivelato quanto reale e consistente sia la capacità organizzativa della mafia che opera da anni sul territorio provinciale e allo stesso tempo il male comune che attraversa la nostra società civile , in balia di una inefficace analisi del fenomeno mafioso con la conseguente incongrua, desueta e anacronistica soluzione del problema.

La banalizzazione e la sottovalutazione della mafia sta diventando un esercizio sempre più frequente nonostante i comandanti provinciali delle diverse forze di polizia annuncino senza enfasi e con realismo che le attività mafiose non si limitano ad infiltrare le istituzioni o a contaminare il territorio perché esse sono da anni solidamente addentrate nelle attività economiche e saldamente presenti nel tessuto sociale.

Da un lato c’è la consapevolezza investigativa di dover perfezionare le indagini di servirsi di nuovi strumenti, anche legislativi, idonei a rintracciare i percorsi dei capitali che all’improvviso si inabissano nei paradisi fiscali, ma scompaiono anche nelle banche italiane con la complicità di consulenti ed addetti ai lavori che vanno inquadrati e valutati anche giuridicamente come facenti parte dell’organizzazione mafiosa.

Relazioni sagge, realistiche, persino crudeli nei confronti di un mondo politico incapace di adottare una norma anticorruzione presente ed operativa in quasi tutti i paesi europei. Nasce il legittimo sospetto che difficilmente gli inquisiti e i corrotti facciano in Parlamento quelle norme che poi li escluderebbero dalle stesse elezioni. Semplici riflessioni, considerazioni ragionevoli eppure al parlamentare del posto, on.le Formisano appaiono accuse ingiuste, forzate e troppo generiche perché in politica come per le altre situazioni sociali occorre saper distinguere tra il bene e il male, il lecito e l’illecito.

Sarebbe curioso sapere, dalla stessa, come ha giudicato il voto espresso dalla Camera il 12 gennaio u.s. quando fu negata la richiesta di arresto per il sottosegretario Cosentino, accusato dalla procura antimafia di Napoli di essere “il referente nazionale del clan dei casalesi” o se ha avuto lo stesso moto di indignazione e di insofferenza quando nel 2009 in Amministrazione Provinciale fu ricevuto il sen. Marcello Dell’Utri eminente storico e bibliofilo, nonché condannato per la sua contiguità con la mafia. Il procuratore Catello Maresca ha dato un contributo notevole alla serata narrando di come la mafia si veste da imprenditore e si siede al tavolo delle trattative così come è successo quando si dovevano assegnare gli appalti dell’Alta Velocità Roma-Napoli, e raggiunge i suoi scopi perché coadiuvata da tecnici e professionisti che sanno dialogare con il mondo della politica.

Oggi non è pensabile concepire una mafia priva di capitali e che non vada alla ricerca di mercati dove investire e creare profitto, ed è assurdo valutare l’incidenza della mafia nelle città soltanto andando a contare il numero delle estorsioni o quello degli omicidi.

Da decenni la mafia è presente sul nostro territorio e frequenta i palazzi del potere, addirittura a Roma le tre organizzazioni criminali riescono pacificamente a distribuirsi i compiti e a suddividersi il territorio della metropoli. La mafia non agisce nel clamore o creando allarmismi e paure sociali, opera nel silenzio, si affianca alle imprese, frequentemente abili usurai rilevano quelle in crisi e riciclano sul mercato quote imponenti di denaro sporco.

Porre l’attenzione sulla mafia non significa denigrare il proprio paese oppure incidere negativamente sul turismo o sulle attività culturali, ma semplicemente aggiornare la storia, riportare in avanti le lancette di un orologio fermo a immagini stereotipate e a giudizi puerili e devianti.

La mafia è presente dappertutto, e chi si ostina a riproporre schemi antichi, teoremi passati, interpretazioni cinematografiche, finisce per essere “a sua insaputa” un fiancheggiatore e un sostenitore di questo melmoso e disgustoso scenario dove si consumano affari illeciti e si sottoscrivono patti scellerati.

La società civile, spesso è assente, pensa ad altro, non spreca un minuto del proprio tempo per esaminare un fenomeno dilagante e imperioso che produce povertà economica, asservimento culturale e declino politico. Assai più inquietante e sconvolgente è l’assenza delle classi dirigenti di questo territorio che non sanno o fanno finta di non sapere che vivono a contatto con persone che hanno legami con la mafia e che si aggiudicano incarichi o appalti, vanno a gestire dei servizi di pubblica utilità per conto degli interessi mafiosi. Chi non capisce questi concetti essenziali estrapolati dal lavoro delle forze investigative e avvalorati dalle conoscenze e dalle risultanze di magistrati, non sarà in grado di fermare l’avanzata delle mafie e di sottrarre al loro controllo un pezzo dello Stato.

Se non ci saranno atti coraggiosi e persone coerenti capaci di difendere e tutelare i principi della legalità e della giustizia non potremo garantire alle generazioni future una società libera e democratica.

27 ottobre 2012 dott. Arturo Gnesi sindaco di Pastena

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