AMDuemila 18 Febbraio 2026
I soldi provenienti dal narcotraffico confluiscono nell’economia legale, nelle banche, nei circuiti finanziari degli Stati.
Non si tratta di spiccioli ma di miliardi e miliardi di dollari.
Nel podcast di ANTIMAFIADuemila Nero su Bianco si racconta il centro di questo sistema, la ‘Ndrangheta calabrese, che da molti anni è presente sulla scena come attore dominante, una struttura criminale “globale” che governa traffici miliardari con una efficienza da multinazionale.
Detiene il monopolio del traffico internazionale di cocaina in tutto l’Occidente ed è uno dei pilastri della nostra economia (sia legale che non). È questo il filo conduttore emerso da una serie di dichiarazioni del procuratore aggiunto di Reggio Calabria Giuseppe Lombardo, integrate dalle analisi del procuratore di Napoli Nicola Gratteri, che negli ultimi anni hanno scandito l’evoluzione del fenomeno mafioso calabrese. La ‘Ndrangheta, ha ribadito Lombardo in più occasioni, “è la mafia mondiale che in questo momento muove i maggiori carichi di stupefacenti e quindi gestisce le grandi rotte”. Movimenta “circa i due terzi di quello che è il volume d’affari delle grandi componenti mafiose”, con un giro complessivo stimato in “220 miliardi di euro” – una cifra che rende l’organizzazione paragonabile, per dimensioni economiche, a uno Stato sovrano. “Una legge finanziaria dello Stato italiano ammonta a un decimo”, ha sottolineato il magistrato nel 2025 ad un incontro con degli studenti, riferendosi ai circa 24 miliardi di una manovra annuale. “In una sola operazione di polizia giudiziaria noi abbiamo sequestrato 23 tonnellate di cocaina. Noi ne facciamo mediamente 100 all’anno di operazioni di polizia giudiziaria”.
La finanza criminale padrona del mondo
Il narcotraffico che gonfia artificiosamente il Pil italiano: quando la ricchezza legale nasconde quella “sporca”, nel 2017, durante un’intervista esclusiva pubblicata su questo giornale, il procuratore Gratteri spiegava con chiarezza il pericolo rappresentato dai proventi del traffico di stupefacenti; “La questione è semplice ed è una questione che riguarda tanto il Sud America quanto il mondo Occidentale. Il traffico di droga crea un problema non solo sul piano della salute ma anche sul piano economico. Se io immetto miliardi di euro sul mercato legale è ovvio che altero le regole del libero mercato e allo stesso modo posso drogare le regole di una libera democrazia fino a farla saltare. Io posso comprare alberghi, ristoranti e pizzerie ma se compro pezzi di giornale e televisioni io acquisisco potere perché posso cambiare il pensiero della gente”. Quelle parole fotografano una realtà che tocca da vicino l’Italia, Paese che rimane tra le principali economie mondiali ma che sconta da decenni una pesante infiltrazione mafiosa, soprattutto in settori finanziari di alto livello. Le organizzazioni criminali, in particolare quelle legate al narcotraffico, generano profitti enormi che finiscono per condizionare non solo l’economia reale ma anche le istituzioni democratiche. Dal 2014, in base alle regole del sistema di contabilità europea Sec 2010, alcune attività illegali che producono reddito – tra cui il traffico di droga, lo sfruttamento della prostituzione e il contrabbando di alcol e sigarette – sono state incluse nel calcolo del Prodotto interno lordo. In questo modo il Pil tradizionale si è trasformato, per alcuni osservatori critici, in quello che è stato ribattezzato “Pill” (Prodotto interno lordo lercio). Eurostat ha definito criteri uniformi affinché i diversi Paesi membri potessero stimare in modo comparabile questi flussi economici “sommersi” dal punto di vista penale, mettendoli sullo stesso piano di settori leciti come ricerca, cultura o istruzione. Non è escluso che in futuro altre fonti di guadagno criminale – dalle estorsioni al traffico di armi, dal commercio di esseri umani ai farmaci contraffatti – vengano a loro volta conteggiate. In ogni caso, appare ormai evidente che l’economia illegale incide in misura significativa sulle statistiche ufficiali della ricchezza nazionale. Per le mafie, in primis quelle che traggono i maggiori introiti dallo spaccio internazionale di stupefacenti, si tratta di un paradosso amaro: i loro traffici non solo inquinano il tessuto sociale e le istituzioni, ma contribuiscono indirettamente a migliorare i numeri macroeconomici del Paese.
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fonte:https://www.antimafiaduemila.com/home/mafie-news/309-topnews/108025-nero-su-bianco-finanza-criminale-padrona-del-mondo-banche-riciclano-i-soldi-del-narcotraffico.html