Il verdetto del tribunale, una quarantina gli imputati a giudizio. La pena più alta per Vincenzo Alvaro, condannato a 24 anni
di Mario Antoni
Circa due secoli e mezzo di reclusione complessiva per i vertici e gli affiliati di quella che è stata riconosciuta come la prima Locale di ’ndrangheta operante a Roma. È quanto stabilito giovedì sera, dopo oltre 9 ore di camera di consiglio, dalla sentenza pronunciata dal tribunale di piazzale Clodio nell’ambito dell’indagine denominata “Propaggine”, che ha coinvolto 44 imputati. Il dispositivo è stato letto in aula alla presenza del procuratore capo Francesco Lo Voi e del pubblico ministero Giovanni Musarò, oggi in servizio presso la Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo. La pena più alta è stata inflitta a Vincenzo Alvaro, ritenuto tra i principali esponenti del sodalizio criminale, condannato a 24 anni di carcere. Antonio Carzo, indicato come altro elemento di vertice, aveva già ricevuto una condanna a 18 anni in abbreviato.
Agli imputati sono stati contestati diversi reati, associazione mafiosa, traffico di droga, estorsione aggravata, possesso illegale di armi, truffa ai danni dello Stato e operazioni di riciclaggio. Tutte le accuse risultano aggravate dall’aver favorito l’organizzazione criminale, come ricostruito dall’accusa
Le indagini, coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma insieme alla Direzione investigativa antimafia, hanno permesso di accertare l’esistenza di una struttura stabile riconducibile alla ’ndrangheta nella Capitale. Secondo gli inquirenti, il gruppo si sarebbe costituito nell’estate del 2015, quando Carzo avrebbe ottenuto il via libera dalla ‘casa madre’ calabrese per creare una ramificazione operativa a Roma, guidata insieme ad Alvaro.
Le intercettazioni hanno rivelato come gli stessi indagati utilizzassero il termine “propaggine” per definire il gruppo, accompagnato da riferimenti e intimidazioni velate rivolte a magistrati e forze dell’ordine impegnati nelle indagini tra Calabria e Lazio. Un importante riscontro all’impianto accusatorio è arrivato anche dalla Corte di Cassazione, che nei mesi scorsi ha confermato l’esistenza di una struttura organizzata della ’ndrangheta nella Capitale, respingendo i ricorsi contro le condanne emesse in appello con rito abbreviato. La sentenza ha inoltre disposto la confisca di diverse attività economiche riconducibili agli imputati e ritenute frutto delle operazioni illecite contestate.
Ultimo aggiornamento: giovedì 26 marzo 2026, 20:41
fonte:leggo.it/italia/roma/26_marzo_2026_roma_condanna_processo_tribunale_ndrangheta_ndrine_locale_alvaro-9440366.html